Immaginate una forma di Parmigiano-Reggiano, coi suoi quaranta chili di bontà, etto più etto meno. Poi immaginate la sua crosta lucida e dorata, punzonata dalle scritte e dai simboli che ne certificano l'autenticità.

Poi... ehi, ma che cos'è quella? Una placchetta con un immagine di un uomo grasso e sofferente. E una scritta che la didascalizza: «Il Parmigiano Reggiano nuoce gravemente alla salute». Oppure: «Il formaggio rende diabetici».

Praticamente un incubo.

Eppure potrebbe andare davvero a finire così.

L'Oms, l'organizzazione mondiale della sanità, ha messo nel mirino le malattie non trasmissibili ma assai omicide come il diabete, il cancro, l'infarto.

Una vera e propria guerra santa, anzi sana: del resto sono le maggiori cause di mortalità al mondo, solo il cancro in un anno si porta via quasi nove milioni di persone e sbianchetta oltre 200 milioni di anni di vita potenziali.

E le malattie cardiovascolari fanno pure di peggio, nemico pubblico numero uno. Wanted.

L'organizzazione dell'Onu ha deciso che entro il 2030 le morti per questi fattori dovranno diminuire di almeno un terzo.

E tutti facciamo il tifo, ci mancherebbe.

Morire meno piace a tutti. La data fatidica è il prossimo 27 settembre 2018, quando all'Onu si discuterà di malattie non trasmissibili e si metterà ai voti una risoluzione che potrebbe prevedere elevate imposte e dissuasori di acquisto come i terrorizzanti avvisi tipo Marlboro sui cibi accusati di favorirle.

Però. Però nella black list dell'Oms, oltre a tanto junk food, rischiano di finire anche alcuni dei gioielli del made in Italy agroalimentare come il Parmigiano Reggiano, bocciato per una presenza di sale leggermente superiore alla quantità consigliata.

E come il Prosciutto di Parma, l'olio extravergine d'oliva, la pasta, la pizza. Alcune hit della dieta mediterranea così amata in tutto il mondo come elisir di lunga vita che vengono demonizzate da un giorno all'altro perché non abbastanza magri. Parificati al catrame delle sigarette che ci bituma i polmoni.

Meglio il cibo e la dieta americana,  Hot dog al ketchup e maionese, con patatine fritte con oli buoni per i diesel.

E la tanto decantata dieta mediterranea, patrimonio UNESCO dell'umanità, dove andrò a finire ?

Meglio i prodotti dell'industria delle multinazionali ... I formaggi fatti con latte in polvere e la mitica coca cola.

E se noi coinciassimo - tutti - a non andare più nel Mc Donalds italiani ?

Mi pare più che evidente che il problema non è il cancro ma la motivazione economica che ci sta dietro.

Si, perché è pagandolo negli states con un rincaro del 20 o 25%, non è più cancerogeno perchè se lo potrà permettere chi potrà permettersi anche di curarsi.... Ma non è che qualcuno vuole mettere zizzania in Europa o magari dare una lezione a chi si è presentato arrogante all'insegna del cambiamento decidendo unilateralmente di modificare situazioni di difficile equilibrio ?

Certo che chi l'ha pensata è un genio.

Una battaglia vinta in partenza, secondo me. augyri a tutti gli Italiani.

Povera Italia, come siamo diventati cinici. Ma ve il monologo di Giorgio Gaber "Sogno in due tempi"? Badate è del 1995, 23

Merita di essere riascoltato.

 

Magari violo la legge sul copyrigt, ma lo pubblico ugualmente
 

Testo:

Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui,come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.


Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa...

Insomma,sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e,stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.

Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi.

A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende...nude.

Ma lì il significato mi sembra chiaro.

Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi… è come averli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.

Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire?

Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme daogni parte.

Si diventa filosofi, nei sogni.

Oddio, oddio cosa vedo?

Fine della filosofia.

No, non può essere una testa.

Forse una boa.

Non so per cosa fare il tifo.

La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.

No, no... si muove, si muove.

Mi sembra di vedere gli spruzzi.

Non è possibile che sia un pesce.

È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.
(con enfasi decrescente)

È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!

E ora che faccio.

La zattera è un monoposto, ne sono sicuro.

Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.

(al naufrago)

"Non tiene!"
Macché, non mi sente.

Sarà a cento metri.

Che faccio?

Ma come 'che faccio'...

Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza,l'ospitalità.

Ho lottato tutta la vita per questi principi.

Sì, ma non mi ero mai trovato...

Ma quali principi?

Questa è la fine.

Qui in due non la scampiamo.

E lui avanza verso di me, fende le onde.

Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta...

Madonna, come fende!

Quasi quasi gli preparo un dentice.

E se non gli piace il pesce?

Se gli piace solo la carne?... umana.

E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza:

mors tua vita mea.

Oddio... non dovrò mica ucciderlo?

Ma che dico, sto delirando!

Lo devo salvare.

Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini.

Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...

Guarda come nuota... è una bestia!

Ma io lo denuncio!

Ormai sarà dieci metri.

Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso.

Ma no,poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!

Che faccio? Che faccio?

Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire...

Potrei darglielo con violenza sulla testa.

Siamo al gran finale del dramma.

Il dubbio mi divora.

L'interrogativo morale mi corrode.

Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...

 


E a questo punto mi sono svegliato.

 

Maledizione!

Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia.

Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!

Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono.

Qualche volta funziona.

Ecco, ecco... sì, ce l’ho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto.

Un uomo su una zattera... giusto.

Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia.

Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota.

No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto!

A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale...

Ho le idee chiarissime.

 

Sono per l'accoglienza!

Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre...

Alzo la testa verso il mio salvatore...

Eccomi!


PUMMM!

 

Dio, che botta!

 

A questo punto mi sono svegliato di nuovo.

Mi basta così.

Non voglio sapere altro.

Spero solo che non sia un sogno ricorrente.

Però una cosa l'ho capita.

No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già.

Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'.

C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere a tutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta.

Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza

 

Fantastica idea ....

 

Faceva parte di una raccolta

E Pensare Che C'era Il Pensiero - 1995/1996

Il secolo che sta morendo
è un secolo piuttosto avaro
nel senso della produzione di pensiero.

Dovunque c’è un grande sfoggio di opinioni 
piene di svariate affermazioni 
che ci fanno bene e siam contenti

Un mare di parole un mare di parole
ma parlan più che altro i deficienti.

Il secolo che sta morendo
diventa sempre più allarmante
a causa della gran pigrizia della mente.

E l’uomo che non ha più il gusto del mistero 
che non ha passione per il vero 
che non è cosciente del suo stato

Un mare di parole un mare di parole
è come un animale ben pasciuto.

E pensare che c’era il pensiero
che riempiva anche nostro malgrado 
le teste un po' vuote.

Ora inerti e assopiti aspettiamo 
un qualsiasi futuro
con quel tenero e vago sapore 
di cose oramai perdute.

Va’ pensiero sull’ali dorate
va’ pensiero sull’ali dorate.

Nel secolo che sta morendo
s’inventano demagogie
e questa confusione è il mondo delle idee.

A questo punto si può anche immaginare 
che potrebbe dire o reinventare 
un Cartesio nuovo e un po’ ribelle

Un mare di parole un mare di parole
io penso dunque sono un imbecille.

Il secolo che sta morendo
appare a chi non guarda bene
il secolo del gran trionfo dell'azione

Nel senso di una situazione molto urgente 
dove non succede proprio niente 
dove si rimanda ogni problema

Un mare di parole un mare di parole
e anch'io sono più stupido di prima.

E pensare che c’era il pensiero
era un po’ che sembrava malato
ma ormai sta morendo.

In un tempo che tutto rovescia
si parte da zero.
E si senton le note dolenti di un coro
che sta cantando

(sull’aria di va pensiero)
Vieni azione coi piedi di piombo
Vieni azione coi piedi di piombo

 

 

LA PRIMA ED UNICA ESPERIENZA DÌ VIOLENZA FUORI DELLA SCUOLA

Da “bravi ragazzi ” come eravamo, ai miei tempo finita la scuola si tornava a casa a piedi o al massimo in bicicletta. E’ vero che le strade erano molto meno

Fonte/Credits: https://www.studiolegaleritarossi.it

19 novembre 2017 in Divorzio e Separazione 

Quali rimedi contro l’alienazione genitoriale?

È uno degli interrogativi chiave quando si affronta il grave problema dell’alienazione genitoriale.

Si parla tanto di alienazione genitoriale e alcuni punti fermi sono stati indicati dalla Cassazione.

Così, è ormai chiaro, che l’alienazione genitoriale non è una malattia o un disturbo psichico della persona, ma è una sindrome, un disturbo della relazione tra genitori e figli.

Altrettanto risaputo è che l’alienazione parentale consiste nell’interruzione del rapporto tra un genitore e il figlio, o nel divenire esso particolarmente difficoltoso; e ciò a causa del rifiuto che il figlio esprime a parole o con i comportamenti nei confronti di un genitore.

Quali sono, dunque, i rimedi contro l’alienazione genitoriale?

Ci sono ormai decine di articoli su internet che, partendo dalle prime teorizzazioni della PAS da parte di Gardner, si soffermano sul fenomeno, descrivendone le varie manifestazioni; non altrettanto però può dirsi per i rimedi.

Questo dipende dal fatto che fino ad oggi nessuno ha trovato una cura efficace contro l’alienazione parentale, ma è più corretto dire che la medicina è troppo amara perché chi dovrebbe somministrarla trovi il coraggio di prescriverla.

E la conferma di questa mancanza di coraggio o di volontà la si trova nelle sentenze, anche quelle più recenti in argomento.

Decisioni inefficaci contro l’alienazione genitoriale

Prendiamo, per esempio, l’ultima decisione sfornata dalla Cassazione.

Si tratta della sentenza n. 22744 del 28 settembre 2017.

Nel caso affrontato, l’alienazione genitoriale a carico dei figli di una coppia di coniugi separati era stata accertata mediante una consulenza tecnica: “ (…) sui ragazzi, e soprattutto sul figlio A., erano state riscontrate manifestazioni di allarme e diffusa percezione di pericolo nel rapporto col padre, pericolo di fatto inesistente, e una evidente labilità emotiva tale da rimandare a manifestazioni isteriche a tipo di sindrome di alterazione parentale (PAS); ciò a fronte di un rapporto di dipendenza e di attaccamento simbiotico dei figli alla madre; (…)”.

Ciò nonostante, erano stati disposti incontri protetti tra i minori e il padre.
In pratica, a causa del rifiuto verso il padre, il giudice aveva limitato quei rapporti, stabilendo che essi si svolgessero in un ambiente anonimo e sotto lo sguardo scrutatore di “educatori”.
Come dire, che di fronte ad un’influenza che ti colpisce nella stagione fredda, il medico ti prescrive di passare un’ora in terrazza la sera prima di coricarti!

Ma il bello è che questo incatenamento dei rapporti era stato confermato anche dalla Corte d’Appello.

Come si legge, infatti, nella decisione della Suprema Corte, la corte territoriale

“nella prospettiva di migliorare il rapporto tra i minori e il padre, concludeva nel senso di mantenere ferma la previsione di incontri protetti e monitorati nell’ambito del predetto regime”.

Mi convinco sempre di più che molti giudici (non tutti per fortuna) prendano le decisioni come se vivessero sull’Olimpo, come se fossero del tutto ignari di ciò che succede agli esseri umani nella vita reale.

Ma, dico, ci rendiamo conto che cosa significhi incontrare un genitore in ambiente protetto?

Neppure il dubbio che il fatto di dover incontrare il papà in un ufficio pubblico, alla presenza di estranei, e per un tempo del tutto limitato, avrebbe sortito l’effetto contrario a quello del riavvicinamento dei figli al padre?

Ma non è tutto, dato che la decisione di continuare gli incontri in ambiente protetto non è stata rimossa dalla Cassazione.

Il ricorso alla Suprema Corte, infatti, era stato proposto dalla madre (per intenderci, era lei il genitore alienante), non contenta dell’affidamento condiviso, la quale lamentava che occorreva decidere per l’affidamento esclusivo a lei, tenendo conto della volontà espressa dai figli e non della CTU che aveva teorizzato una PAS, deviando dalla scienza medica.

La Cassazione respingeva il ricorso della donna, osservando che la corte d’appello aveva deciso bene, non essendosi soffermata sulla PAS, ma avendo applicato i principi della bigenitorialità.

Resta da capire in cosa sarebbe consistita l’applicazione del principio di bigenitorialità in una decisione come questa!

Il caso che vi ho portato ci dà, dunque, la misura di quale e quanta ritrosia ci sia ancora oggi, da parte dei giudici, nel dire “pane al pane e vino al vino”.

Come teorizzava Gardner e come ritroviamo, ancora oggi, suggerito da molti autorevoli psicologi, i rimedi contro l’alienazione parentale – quando questa è conclamata o sta per deflagrare – dovrebbero passare attraverso l’allontanamento temporaneo del figlio dal genitore alienante; e ciò non per punire il genitore alienante, ma per favorire una presa di distanza del figlio dai messaggi e dai comportamenti condizionanti di detto genitore (si parla in merito di “stanza di compensazione”); salvo ripristinare i rapporti con l’alienante dopo che il percorso psicoterapeutico da intraprendere e il “disinquinamento ambientale” abbiano prodotto effetti benefici.

Purtroppo, questo approccio richiede decisioni coraggiose perché si tratta di rimedi forti, risoluti, che possono essere vissuti dall’altro come una punizione.

Da qui la ritrosia ad applicare questo rimedio.

Esistono rimedi preventivi contro l’alienazione genitoriale?

Tra i rimedi contro l’alienazione genitoriale non possiamo tralasciare quelli preventivi, che anzi dovrebbero/potrebbero costituire il vero rimedio.

L’intervento preventivo è rappresentato dalla mediazione che, peraltro, dovrebbe svolgersi tra i genitori fin dall’avvio dell’iter separativo, accompagnata da una sorta di formazione sulle buone regole da seguire nell’interesse dei figli.

E’ quanto suggerito nella Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 2079 del 2015.

In realtà, questa Risoluzione è passata, fino ad oggi, sotto silenzio, e se ne torna a parlare ora sotto l’input dato da una recente decisione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la quale ha condannato lo Stato tedesco (qualche volta sbagliano anche loro!) per avere sospeso per ben tre anni i rapporti tra un minore e il padre.

La Risoluzione raccomanda agli Stati membri di introdurre la pratica Cochemer.

La Cochemer Praxis non è, in realtà, una pratica innovativa, dato che venne elaborata ed applicata negli anni Novanta nell’omonima città tedesca, da un giudice particolarmente attento e orientato a trovare soluzioni contro il fenomeno dell’alienazione genitoriale.

Questa pratica consisteva, detto in estrema sintesi, nell’indirizzare i genitori che si separavano ad una sorta di mediazione obbligatoria.

Tutti, giudice, avvocati, servizi sociali, erano parte attiva della Cochemer Praxis.

Gli avvocati dovevano impegnarsi a redigere atti difensivi a basso impatto, mentre si cercava una soluzione concordata.

Una volta raggiunto l’accordo, se uno dei genitori ostacolava la relazione del figlio con l’altro, l’affidamento passava a questo.

Vi dirò nel prossimo post cosa ne penso della pratica Cochemer. A presto.

Fonte/Credits: https://www.studiolegaleritarossi.it

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