VANESSA CASELLA

 

Arquata Scrivia, 7 Aprile 2017

Un primo pomeriggio piuttosto caldo, uno splendido sole, il viaggio è andato bene, il pranzo ottimo ed allora perché sei giù di morale ? Nonostante l’infinita distrazione alla guida che determina il lasciare il telefono acceso e connesso al gruppo, avevo avuto delle buone notizie: non sarei stato solo in questo momento di  commozione nel salutare una persona conosciuta in rete, poi di persona e con la quale avevo lavorato per un paio d’anni a stretto contatto. Forse le tante polemiche sulla sua persona, gli ultimi eventi che erano rapidamente degenerato il suo stato di salute, la risposta secca del marito, Roberto, presentarmi  li, sarei stato una presenza gradita o uno sconosciuto rompiscatole invadente ?

Il mio rapporto con Vanessa era sempre stato alla luce del sole, i nostri scambi, a volte anche durissimi, rimasti  nel limite della civiltà grazie ad un rispetto reciproco e la relativa stima che ne conseguiva.

E allora, forza, imbocca quella stradina ed avvicinati alla chiesa, troverai qualcuno con cui condividere la riflessione e l’emozione.

Davanti alla chiesa, alla porta di accesso, fiori, tantissimi fiori ed avendoli ordinati per telefono, non riesco a distinguere i nostri ma fa nulla, Ho in mano un  quaderno nel quale un esercito di amiche ed amici hanno voluto essere presenti ed anche in  questa occasione lo erano “virtualmente”, rappresenti ( o almeno ti hanno delegato a farlo)  1034 persone ed altre partecipazioni arrivavano sul cellulare, quelle dell’ultimo momento. Mi sorprende la quantità di persone presenti, l’ antica via di Arquata piena, tutti in attesa dell’auto funebre. L’area è pedonale e quindi è tutto più silenzioso, quasi rispettoso, nemmeno io ho problemi a parlare e farmi capire dalle amiche arrivate man mano. Alla fine “scopro” che siamo in 10 arrivati li per salutarla e portare le nostre condoglianze ala famiglia. Con mia sorpresa, vengo a sapere che eravamo invitati a casa, da Roberto, per l’ultimo saluto privato a lei. Mi vergogno un po’ per non avere avuto il coraggio di farlo, ma oramai è tardi: sta arrivando la macchina e prima lui, il marito, Roberto, in evidente stato di prostrazione, senza la voglia di parlare son nessuno e che accetta solamente da un amico di essere sorretto ed accompagnato. Nel silenzio mesto la bara viene trasferita a spalla fino all’interno della chiesa dove si terrà la cerimonia funebre. Cerco il tavolino del “libro delle firme”, sia per apporvi la mia, che per lasciare la testimonianza a qui ero stato delegato, ma non  c’è …. Fa nulleadevo solo riflettere su come recapitarla. La cerimonia ha inizio.

Al momento dell’ omelia, “sale” al microfono un concelebrante e si presenta con “vecchio” amico di Vanessa, afferma di  averla conosciuta fin da quando era bambina, all’asilo. E già, penso io, era talmente giovane che ancora il sacerdote che le ha dato la prima comunione è ancora in gamba … che tristezza ! Di solito è il contrario. Alcuni eventi della vita di Vanessa sconcertanti, delle difficoltà che ha incontrato e di come sia riuscita a farlo. Poi io temo che ci sia stato un difetto nell’audio perché è stato difficile comprendere pur essendomi spostato per potermi aiutare col labiale. La funzione continua in modo un po’ anomalo perché il sacerdote che ha presentato l’omelia lasci la chiesa mentre resta al parroco titolare di concluderla.

Alla fine, sale al microfono un ragazzo, avrebbe potuto essere un fratello, un amico, un cognato, era con il quale aveva accompagnato Roberto, il marito, al’ingresso in chiesa. Una sequenza di ricordi della vita di lei, dalla nascita, alle traversie, alla conclusione drammatica del rapporto con i genitori, lasciando in sospeso i dettagli evidentemente riservati a chi già li conosceva.  Quello che mi  ha toccato in modo particolare è stata la descrizione dettagliata del modo in cui Vanessa affrontava i problemi, le ansie, i drammi … Si appartava anche per due o tre giorni e poi, all’improvviso riemergeva richiamando tutti con  un “va tutto bene”  e riprendeva la sua energia, gioiosità, voglia di vivere, entusiasmo ….

Mi ha ricordato molto questo suo modo di essere anche quando era nel gruppo “CANCRO AL SENO”. Spesso questo suo modo di essere non è stato compreso fino al punto di mettere in discussione la sua malattia: come poteva mai essere che una pèersona, poco dopo un grave intervento, dopo soli pochi giorni, si risollevasse con una energia vitale incredibile e inaudita per “noi normali”. Ci aveva quasi abituato a momenti di silenzio, di assenza, di latitanza per poi ricomparire all’improvviso come un jolly da una scatola magica per  chiederci di non mollare mai ..

Ieri, caro amico che hai parlato in chiesa, mi hai spiegato moltissimi eventi che nemmeno io avevo capito, ho trovato le motivazioni anche per alcune  controversie che ho avuto e che non riavrei, mi hai obbligato ad una revisione sul come mi sono comportato con lei.

Non lo vivo come una responsabilità perché era difficile comprenderla: non ammetteva di soffrire insieme, quello era riservato a lei, da sola, insieme si poteva e doveva solamente gioire.

Grazie Vanessa per tutto quello che ci hai insegnato.

Valentino

Ecco cosa intendevi dirci in questo video...

 

 

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