Negli anni di tirocinio e di frequenza volontaria nei presso il servizio pubblico, “Esserci nel bisogno” era sostanzialmente un modo di pormi verso le persone con cui venivo a contatto. Poi, nel corso della mia attività professionale e grazie anche alla proficua formazione degli anni della specializzazione, tale atteggiamento si consolidò, sino ad assumere delle precise caratteristiche operative, costantemente arricchite dal costante contributo quotidiano apportato dal rapporto con i pazienti. Come maturò inizialmente “Esserci nel bisogno”?

A un certo punto della mia esperienza presso il Consultorio Famigliare dell’ Usl Città di Bologna, per ragioni interne all’Azienda le prese in carico dei pazienti (famiglie, adolescenti, adulti ecc..) dovettero subire una drastica riduzione, in termini di numero di situazioni e di tempo da poter dedicare loro. Sino ad allora le persone che afferivano spontaneamente per richiesta di sostegno e i casi seguiti insieme ai Servizi sociali, su invio del Tribunale dei Minori, potevano essere presi in carico anche per anni, dando così luogo a dei veri e propri percorsi psicoterapeutici. Nel giro di poco tempo le cose cambiarono e molte persone che avevano bisogno, non poterono più contare su riferimenti impostati come in precedenza: la presa in carico fu impostata diversamente, dilazionata nel tempo e assai limitata come disponibilità numerica all’accoglienza. Ricordo nello specifico più di una situazione improvvisamente lasciata senza sostegno psicologico. Così come di alcune situazioni seguite a domicilio (minori affidati a case famiglia) che non poterono più contare su monitoraggi ravvicinati nel tempo, con talvolta implicazioni emotive non indifferenti per il minore. Oltre a questo importante cambiamento, già da tempo si presentava un problema di spazi utilizzabili per l’accoglienza dei pazienti e non di rado mi accadeva di dover effettuare i colloqui nelle zone adibite a sale d’attesa per visite e prenotazioni. Partendo da questo insieme di situazioni, mi sorse l’intendimento di provare a contribuire a colmare il vuoto creatosi, insieme alle difficoltà logistiche del colloquio, offrendo anche privatamente la mia disponibilità ad esserci, in studio, ma anche a domicilio e, al bisogno, anche telefonicamente, per cercare di andare incontro a quei bisogni di consulenza/sostegno che nell’ambito pubblico non trovavano risposta (o solo parzialmente) o in quello privato erano strettamente e rigidamente vincolati a precise disponibilità economiche da parte del paziente, per poter ricevere risposta terapeutica.

Esserci nel bisogno per me ha gradualmente e sempre più assunto il significato di andare incontro il più possibile alle necessità dell’utenza, cercando di non far mai venir meno la possibilità di un sostegno al disagio portato

Nel 2014 iniziai un corso intitolato “Con Facebook non si cazzeggia!” , sul possibile utilizzo lavorativo del servizio di rete sociale Facebook, sino ad allora da me poco conosciuta e soprattutto mai utilizzata.

Fu in quella occasione che iniziai a capire quanto poteva essere utile tale piattaforma per mettere in contatto la mia professionalità con un vero e proprio mondo sommerso legato alla comunicazione ed espressione del disagio e della malattia attraverso il web.

Fu per me una “conditio sine qua non” di tale direzione che stavo intraprendendo, continuare a rapportarmi con le persone che mi contattavano su Facebook nello stesso modo che la mia natura e formazione sino ad allora mi avevano consentito di fare: con aperta disponibilità all’ ascolto e all’ aiuto nel “qui e ora”, di un disagio psicologico portato dalla persona, per se stessa o per chi è caro alla persona stessa, con, in quest’ultimo caso, poter offrire delle chiavi di soluzione per un aiuto verso terzi.

In sostanza “Esserci nel bisogno” è sempre più un progetto di sostegno e formazione psicologica per le persone e verso le persone.