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Povera Italia, come siamo diventati cinici. Ma ve il monologo di Giorgio Gaber "Sogno in due tempi"? Badate è del 1995, 23

Merita di essere riascoltato.

 

Magari violo la legge sul copyrigt, ma lo pubblico ugualmente
 

Testo:

Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui,come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.


Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa...

Insomma,sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e,stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.

Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi.

A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende...nude.

Ma lì il significato mi sembra chiaro.

Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi… è come averli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.

Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire?

Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme daogni parte.

Si diventa filosofi, nei sogni.

Oddio, oddio cosa vedo?

Fine della filosofia.

No, non può essere una testa.

Forse una boa.

Non so per cosa fare il tifo.

La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.

No, no... si muove, si muove.

Mi sembra di vedere gli spruzzi.

Non è possibile che sia un pesce.

È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.
(con enfasi decrescente)

È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!

E ora che faccio.

La zattera è un monoposto, ne sono sicuro.

Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.

(al naufrago)

"Non tiene!"
Macché, non mi sente.

Sarà a cento metri.

Che faccio?

Ma come 'che faccio'...

Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza,l'ospitalità.

Ho lottato tutta la vita per questi principi.

Sì, ma non mi ero mai trovato...

Ma quali principi?

Questa è la fine.

Qui in due non la scampiamo.

E lui avanza verso di me, fende le onde.

Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta...

Madonna, come fende!

Quasi quasi gli preparo un dentice.

E se non gli piace il pesce?

Se gli piace solo la carne?... umana.

E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza:

mors tua vita mea.

Oddio... non dovrò mica ucciderlo?

Ma che dico, sto delirando!

Lo devo salvare.

Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini.

Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...

Guarda come nuota... è una bestia!

Ma io lo denuncio!

Ormai sarà dieci metri.

Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso.

Ma no,poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!

Che faccio? Che faccio?

Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire...

Potrei darglielo con violenza sulla testa.

Siamo al gran finale del dramma.

Il dubbio mi divora.

L'interrogativo morale mi corrode.

Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...

 


E a questo punto mi sono svegliato.

 

Maledizione!

Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia.

Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!

Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono.

Qualche volta funziona.

Ecco, ecco... sì, ce l’ho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto.

Un uomo su una zattera... giusto.

Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia.

Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota.

No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto!

A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale...

Ho le idee chiarissime.

 

Sono per l'accoglienza!

Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre...

Alzo la testa verso il mio salvatore...

Eccomi!


PUMMM!

 

Dio, che botta!

 

A questo punto mi sono svegliato di nuovo.

Mi basta così.

Non voglio sapere altro.

Spero solo che non sia un sogno ricorrente.

Però una cosa l'ho capita.

No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già.

Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'.

C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere a tutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta.

Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza

 

Fantastica idea ....

 

Faceva parte di una raccolta

E Pensare Che C'era Il Pensiero - 1995/1996

Il secolo che sta morendo
è un secolo piuttosto avaro
nel senso della produzione di pensiero.

Dovunque c’è un grande sfoggio di opinioni 
piene di svariate affermazioni 
che ci fanno bene e siam contenti

Un mare di parole un mare di parole
ma parlan più che altro i deficienti.

Il secolo che sta morendo
diventa sempre più allarmante
a causa della gran pigrizia della mente.

E l’uomo che non ha più il gusto del mistero 
che non ha passione per il vero 
che non è cosciente del suo stato

Un mare di parole un mare di parole
è come un animale ben pasciuto.

E pensare che c’era il pensiero
che riempiva anche nostro malgrado 
le teste un po' vuote.

Ora inerti e assopiti aspettiamo 
un qualsiasi futuro
con quel tenero e vago sapore 
di cose oramai perdute.

Va’ pensiero sull’ali dorate
va’ pensiero sull’ali dorate.

Nel secolo che sta morendo
s’inventano demagogie
e questa confusione è il mondo delle idee.

A questo punto si può anche immaginare 
che potrebbe dire o reinventare 
un Cartesio nuovo e un po’ ribelle

Un mare di parole un mare di parole
io penso dunque sono un imbecille.

Il secolo che sta morendo
appare a chi non guarda bene
il secolo del gran trionfo dell'azione

Nel senso di una situazione molto urgente 
dove non succede proprio niente 
dove si rimanda ogni problema

Un mare di parole un mare di parole
e anch'io sono più stupido di prima.

E pensare che c’era il pensiero
era un po’ che sembrava malato
ma ormai sta morendo.

In un tempo che tutto rovescia
si parte da zero.
E si senton le note dolenti di un coro
che sta cantando

(sull’aria di va pensiero)
Vieni azione coi piedi di piombo
Vieni azione coi piedi di piombo

 

 

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