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20 Novembre 2017

 

IL MIO RAPPORTO CON LE DONNE NEL LAVORO

 

la denuncia di Daria Argento sulle molestie sessuali

 

Oggi, dopo la denuncia di Asia Argento, delle molestie subite in passato, una marea di Donne hanno deciso di esporsi e raccontare le loro storie di violenza ed abusi subiti.

 

Siamo passati, in pochi giorni, da una situazione in cui si rendeva necessario spronare le Donne alla denuncia a questa che ci mette in condizione di doverne verificare la veridicità e quindi accettare queste denunce con riserva.

 

Io, durante l’intera mia vita professionale, ho lavorato sempre  con un altissimo numero di Donne, sempre almeno al di sopra dell’ 80% delle persone con le quali interloquivo.

 

Prima in un ufficio dove ero unico maschietto tra 24 donne, a 20 anni, poi in studio dove dirigevo u n nucleo di disegnatrici, quindi in fabbrica, a realizzare i prototipi delle nuove uscite e sempre con maestranze femminili: nel tessile in fabbrica girano solamente i meccanici uomini, tutte le altre sono tessitrici, annodine, orditrici verificatrici.

 

Riflettevo che in moltissime occasioni, senza alcuna malizia, mi sono trovato spalla a spalla, quasi guancia a guancia con molte di queste donne fino al punto che spesso apprezzavano il mio profumo ed io il l oro.

 

Intenti a verificare la tensione di un solo filo di 13824, o a rinfilare un filo di ordito rotto, grosso come un capello di seta da dietro il telaio fino a davanti, in cassa battente, con frequenti ed inevitabili sfioramenti di mani, di fianchi, di gambe.

 

Il contatto non era assolutamente cercato, ne da una parte ne dall’altra, faceva parte di un operare insieme, io davanti al telaio, tu dietro a sporgermi i fili, io a controllare il filo rotto e tu q ripassarlo correttamente, io che nel a riavviare la macchina, e ti lanciavo sempre uno sguardo di intesa e se possibile un sorriso un po' come i ballerini dove il contatto fisico è continuo e costante, ma è un aspetto del lavoro insieme.

 

Inviti  a cena a casa da parte delle tessitrici erano abbastanza frequenti, soprattutto argomentando che avrei cenato tutto solo in un anonimo ristorante e solo avrei trascorso la mia serata in una banale camera di albergo.

 

Io non li ho mai accettati, ma non perché li consideravo inviti tendenziosi, semplicemente perché preferivo prendermi del tempo per me, e non dover passare una serata a raccontare di me.

 

L’idea della “notte intensa” non mi sfiorava e non mi interessava.

 

Io rientravo dall' anonimo ristorante, chiamavo casa dalla banale camera di albergo mia moglie e poi cercavo solo di recuperare per il giorno seguente, che restare in  piedi per ore ed ore davanti ad una rumorosissima macchina per tessere era faticosissimo.

 

Esperienza strane ne ho vissute pure io ma le definirei piuttosto provocazioni per un rapporto più personale, meno freddo e soprattutto fuori dalla fabbrica.

 

Il mio pensiero era sempre riferito al fatidico giorno dopo, alla mia immagine di persona seria, posata con figli, equilibrata, affidata alla discrezione di un’ altra persona: per un momento di gloria, rinunciare alla mia integrità di marito, dirigente, uomo, padre ?

 

No grazie. La posizione che occupo nel sociale mi è costata troppo per poterla giocare in una sera e rischiare di diventare un "ricattabile" o denunciabile.

 

Io mi auguro, visto che sono fuori dall'ambiente da molti anni, che non emergano miei trascorsi strani, tali da provocare una denuncia.

 

Penso che sarebbe meglio allungare il tempo massimo per sporgere una denuncia, magari postarlo anche a due anni, ma porre un limite: non si può uscire dopo vent'anni con una denuncia per molestie, quando persino la memoria del possibile evento, appartiene al passato.

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