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IO E VALENTINO PARLIAMO SEMPRE DI LEI

 

Questa non riguarda proprio la violenza sulle donne ma la capacità di alcune persone di ferire, di rendere la vita difficile alle altre persone, un tizio al quale dovrebbero dare l’obbligo di frequentazione delle persone. Dovunque andava generava tormento.

Io mi limito a ricordare alcuni momenti nei quali ha messo me in grave disagio. Eravamo a Viareggio, gli anni ’90, era consuetudine aziendale fare una riunione dei capiarea italiani ed i responsabili dei vari settori della sede. All’epoca l’ auto aziendale era concessa in “dotazione” personale del dipendente: vigeva anche una norma legale per la quale il  conducente dell’auto aziendale aveva bisogno di una delega con firma autenticata da parte del Presidente della S.p.A., non era cnora vista come feed benefit. Come consuetudine uscimmo tutAti insieme per la cena che il pranzo lo avevamo consumato molto velocemente con grissini, crudo e mozzarella. Ovviamente, più il gruppo è grande, più tempo ci si mette sia per le ordinazioni che per la consumazione della cena. In ogni modo, verso la mezzanotte decidemmo di rientrare in albergo per riposare per la seconda tranche della riunione. Ci distribuimmo nelle auto e Graziano, così si chiamava questo soggetto, salì con me e non compresi al momento, perché fosse stato l’unico.  Lo compresi subito appena partiti perché mi arrivò diretta la proposta, indecorosa, di andare a fare un “giro” nelle periferie di Viareggio a guardare prostitute e trans, e pure garantendomi che non si sarebbe fermato a contrattare con nessuno. IO lo guardai, incredulo che un Dirigente della mia Azienda, otesse sbilanciarsi tanto ed esporsi con me, alla prima chiamata nella riunione generale alla quale davo molta importanza, per questa sua morbosa ed incredibile esigenza. Ovviamente gli riposi di no, che non avevo assolutamente intenzione di trascorrere in questo  modo le successive due ore e che avrei preferito certamente andare a riposare per essere fresco il giorno seguente, sottolineando che lo ritenevo mio dovere etico, morale e comportamentale. Mi guardò molto stupito del mio disinteresse mentre io, senza più nemmeno rivolgergli la parola, guidavo verso l’albergo. Credevo di aver chiuso il discorso ed invece all’arrivo in Hotel, mi chiese le chiavi della macchina per poter andare da solo a fare quel suo tour perverso. Ovviamente negai anche le chiavi nonostante le sue insistenze. Passò allora alle minacce, quella di farmi passare dei brutti momenti in azienda, di diffondere voci sul mio conto insistendo che la sua richiesta era perfettamente inquadrabile in una logica essendo entrambi “fuori servizio”. Cercai anche di spiegargli che in servizio o meno, la cosa proprio non mi interessava ma lui sembrava decisamente incredulo, ero un perbenista perverso … Io … ero il perverso …

Aveva già trascinato altri colleghi nelle sue torbide iniziative, evidentemente meno resistenti di me a difendere la propria immagine, e non tollerai nel modo più assoluto quando, rientrati a Venezia, venne in studio da me ed iniziò a raccontare cose assolutamente false e tendenziose sul mio ( e poi anche sul suo ) conto mentre i miei collaboratori, che mi conoscevano lo stavano ad ascoltare sorridendo per tanta miseria espressa in un solo momento. Io ero relativamente sereno, ma non tollerai assolutamente che, preso dal racconto, mi prese sotto braccio, a mo’ di fidanzatino, chiedendomi di testimoniare quanto ci eravamo divertiti. Gli saltai addosso, ovviamente a parole, intimandogli di non mettermi le mani addosso, non darmi del tu e di andarsene a raccontare le sue baggianate altrove. Quella volta mi arrabbiai veramente moltissimo ed ovviamente quando rientrai a casa, la sera, raccontai a mia moglie come stava manipolando e travisando quello che era stato un brevissimo tragitto tra ristorante ed albergo. Lei  mi suggerì di parlarne in Direzione perché a forza di raccontare al vento certi eventi, avrebbe finito per aggiungere dettagli inesistenti che avrebbero potuto nuocere gravemente alla mia immagine aziendale e non solo. E così feci la mattina seguente: chiesi udienza al Presidente e denunciai il Sig. Graziano per diffamazione. Lui mi fece anche notare che la denuncia che stavo presentando era molto grave perché un comportamento di questo tipo inficiava l’immagine aziendale nel suo complesso. Ovviamente risposi che ero arrivato alla conclusione di denunciare l’accaduto anche consultandomi con mia moglie e che mi rendevo conto della gravità della questione. Il Presidente prese atto e mi disse che avrebbe ulteriormente approfondito e mi ringraziò per la mia abnegazione e fedeltà aziendale.

Il colmo fu quando esponevamo a Venezia, alle antiche Corderie dell’ Arsenale. Considerata la sede espositiva che meritava di essere visitata direi a prescindere dalla mostra sui tessuti, mia moglie decise di venire con i bambini ( oggi donna e uomo maturi ) a visitare lo stand espositivo oltre che l’intera struttura dell’Arsenale di Venezia, reduce da un recente restauro e area di memoria delle antiche gesta della Serenissima. Io le avevo anticipato, ovviamente, che sarebbe stato presente anche Graziano perché nonostante i sospesi che aveva, e non solo con me, era pur sempre un dirigente aziendale responsabile dell’intera area vendite all’ estero. Lui era stato assunto in quanto aveva un curriculum decisamente valido, laurea alla Bocconi, corso di studi con valutazioni molto alte, esperienze lavorative in altre aziende, ottime referenze soprattutto dell’ agenzia alla quale la direzione si era rivolta per l’ assunzione. Gina, mia prima moglie, arrivò allo stand da cove avrebbe cominciato il suo giro. La salutai come eravamo abituati e cioè un leggero sfioramento delle labbra ed iniziai a farle ammirare la nova collezione cosa che mi riusciva solamente se veniva lei a trovarmi: a casa era argomento vietato perché rischiava sempre di monopolizzare i discorsi che si fanno la sera a cena in famiglia. Ad un certo punto incrociammo Graziano che immediatamente si squalificò chiedendomi se quella “bella signora” fosse stata una delle mie amiche del cuore. A me, sinceramente scocciava già la sola sua presenza che poi si mettesse anche a fare apprezzamenti con e su mia moglie, questo cominciava veramente ad irretirmi. Stetti buono per civismo e perché eravamo in una sede aziendale  ufficiale, ma non riuscii a trattenermi quando lui disse a mia moglie “sai, mi sembra quasi di conoscerti da tanto tempo perché io e Valentino parliamo sempre di te”.  Io con lui, di mia moglie, ma nemmeno se mi avesse ricoperto d’oro, d’argento e di Mirra. Interruppi l’imbarazzante dialogo vedendo mia moglie un tantino in difficoltà visto che lei era al corrente dei miei arcigni rapporti con quel viscidume di uomo affermando “ Non è vero, Gina, non solo non abbiamo mai parlato di te in particolare, ma con questa persona, indicando Graziano, non condividerei nemmeno idee sull’espurgo delle fogne. Presi sotto braccio mia moglie e gli girammo le spalle uscendo dall’area aziendale. Girammo insieme un po’ tutta la mostra e quindi anche la concorrenza ben conscio che il mio “capo” gradiva moltissimo il coinvolgimento delle famiglie per gli interessi professionali del suo dipendente e pure che per me era un arricchimento per visionare quello che “facevano gli altri”. Ci  salutammo e salutai anche i bambini

 E ci riservammo una mezzoretta di chiacchiere, a sera, sul comportamento anomalo del nostro interlocutore perché Gina già mi anticipava che secondo lei ero stato troppo deciso e scortese a trattarlo tanto male. In ogni modo la questione finì li, e Graziano, di cui sembravamo essere diventati unico polo di interesse, accennò un saluto che ne io ne lei ricambiammo  facendo finta di non esserci accorti.

Certamente non per il solo comportamento che aveva assunto nei miei confronti m,a per tutta una serie di “sciocchezze” che fece quell’uomo, di li a poco sarebbe stato allontanato dall’Azienda. Ma il giorno dei cosiddetti saluti, come quando gli americani mettono tutte le loro cose in una piccola scatola, diede il massimo di se stesso: si mise a piangere a dirotto tra insulti e richieste di comprensione che, almeno così parve a me, nessuno intendeva commentare o controbattere ma lui tirò fuori, squalificandoci s3mpre di più, tutta una serie di eventi dove appariva lui la vittima del sociale e non che le persone, un po’ alla volta ma tutte, lo avevano abbandonato.

 

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