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LO STILISTA ED IL  “SUO RAGAZZO”

 

Che io abbia potuto essere “insidiato” da una donna, questo non me lo aspettavo proprio, ma esserlo da un uomo, decisamente mi è parsa una situazione tragicomica.

 

Stavamo lavorando, io e Paul alla collezione che si sarebbe presentata a Parigi alla biennale des Editeurs Textiles e nella nuova collezione erano ovviamente incluse anche delle proposte di tessuti stampati. Paul aveva una grande esperienza nella stampa essendo stato un tempo direttore di una tinto stamperia in Australia e quindi, al rientro in Europa, aveva cercato le migliori  produttori, i più raffinati e precisi sul mercato italiano. Ovvio che fosse Como la città eletta, famosa per la sua antichissima tradizione nella stampa già che all’epoca approfittavano del lago per le  fasi di lavaggio dei semilavorati. Le stamperie, a Como, hanno tutte le unità produttive nel circondario ma la Direzione e l’area di rappresentanza devono averla in riva al lago.

Nemmeno il nostro interlocutore aveva mancato la sede ed anzi, tra le varie Ville come la Sucota, la Celesia, la Casa Bianca, Villa Olmo aveva scelto una antica villa ed aveva destinato alla rappresentanza una magnifica sala storica con vista a tutto tondo sul lago, con tanto di imbarcadero riservato ai Clienti che da Piazza Cavour, dovevano raggi ungere la villa. In questa sala, nonostante per me fosse un grande motivo di distrazione il paesaggio, stavo lavorando con Paul ed Erasmo.

Ad un certo punto irruppe nella stanza, con un fare da prima donna, un tale Enrico del quale ometto il cognome perché è tuttora in attività.

Con Paul ed Erasmo si abbracciarono, si sbaciucchiarono, si strinsero la mano, sempre dietro a degli atteggiamenti di una falsità ripugnante. Con me Enrico fu molto più distaccato, ma credo di essergli piaciuto da subito perché dal momento in cui mi ha stretto la mano, mi sono sentito in grande imbarazzo: la sua mano molle, quasi viscida che usciva dalla mia che aveva dovuto trattenere la forza, è un ricordo ancora sgradevole. Come era ovvio, terminate queste smancerie, si sarebbe dovuto tornare al lavoro ma mentre Erasmo e Paul ripresero con il loro, Enrico mi si piazzò davanti, venendomi sempre più visino con il volto.

Mi chiese se ero “nuovo” dell’ambiente perché aveva la percezione di non avermi mai visto, poi, che rapporto avevo con la mia Azienda e se ero li per fare compagnia a Paul o per lavorare con lui. Io, ingenuamente, cominciai a rispondere pure cercando di esaltare la mia professionalità, non certo per coltivare i miei rapporti interpersonali ma lui, sempre più vicino, sentivo in volto il suo fiato ed ero con lo sguardo calamitato dalla sua disdicevole bocca. Ovvio che io arretrassi, ma lui avanzava, fino a quando io arrivai al “famoso” angolo. Più indietro non potevo andare e se lui fosse venuto più vicino, avremmo avuto di certo un contatto cosa che mi ripugnava dal più profondo dell’ intestino. Con un movimento elastico ed elegante, a questo punto, mi chinai leggermente, infilai il mio braccio destro tra il suo sinistro ed il muro ed uscii da quella morsa in un attimo, sparendo dalla sua visuale, e mi trovai in un baleno, dietro di lui e di li, raggiunsi il centro stanza ed ovviamente Erasmo e Paul.  

Enrico, con un evidente disappunto e squadrandomi dall’alto in basso con espressione che mi rovesciava addosso un insulto, sfoderò il suo falso sorriso e salutò tutti e tra con la promessa che ci saremmo rivisti più tardi. La mattinata volgeva alla fine, ed anche la sessione di lavoro in villa, nel pomeriggio ci aspettavano in un’altra sede quindi dopo una serie di convenevoli di rito e molto civili, ci salutammo, Paul ed io da una parte ed Erasmo dall’altra.

Tra me e Paul c’era una buona confidenza, e fu proprio lui a commentare il comportamento di Enrico ed oltre ad esprimere la sua totale condanna, mi rivelò molte cose di lui che a me fece molto piacere ascoltare e commentare.

Io sinceramente non avevo e non ho tuttora idea di quale orientamento sessuale avesse Paul perché c’era chi insinuava fosse gay e chi, come ero propenso io a credere, avesse dei modi di rapportarsi “da francese”, a noi italiani un po’ sdolcinato, sempre con la “r” moscia, tipicamente francese. Io so che ho trascorso con lui migliaia di ore ma mai potrei dire, in assoluto, che mi abbia mancato di rispetto; per me che fosse di una o dell’altra parte, non interessavo proprio niente, sapevo che era un Genio e lo considero ancora oggi il mio “secondo papà” che ha avuto modo e tempo di formare anche il mio spirito.

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