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LE BALLERINE DELL’ARLECCHINO

 

Quando ero ragazzo, verso i 18/19 anni ed appena uscito da Liceo Scientifico, mi ero iscritto all’ Università, Agraria Scienze Agrarie. Erano anni in cui per un giovane, conquistare la propria autonomia globale e quindi anche economica, era un miraggio che si poteva, però, raggiungere allora.

 

Già conoscevo bene il mondo del lavoro visto che durante tutti gli anni del liceo avevo trascorso le mie estati a lavorare come cameriere a Venezia, come portiere in un albergo, meccanico in officina e mi piaceva moltissimo avere del denaro mio, guadagnato da me, sul quale nessuno poteva manifestare preoccupazioni e tantomeno darmi consigli su come utilizzarlo, decisi che avrei lavorato e studiato nello stesso tempo.

In un Hotel non lontano da casa dei miei genitori era appena stato inaugurato un nuovo locale con pizzeria, ristorante, albergo e somministrazioni al banco. Io mi sentivo tranquillamente preparato a qualsiasi ruolo mi fosse stato proposto: dopo le esperienze dei lavori in alta stagione a Venezia e Jesolo, non era certo lavorare 6 giorni su 7 ed ignorare le festività, le domeniche i pranzi in famiglia. Si poteva guadagnare bene ? Allora era per me.

 

Iniziai immediatamente dopo l’esame di maturità a lavorare ricoprendo di volta in volta, i ruoli che mi venivano assegnati: dovevo servire pizze, nessun problema, servizio in sala idem e poi ancora servire al banco, ricevere un cliente ed assegnargli una camera, pulizie, chiusura ed apertura della cassa, una mano veloce in cucina o al orno della pizzeria ? io ero li, un Jolly a disposizione di Giorgio, il titolare.

 

Passato un primissimo periodo universitario, mi resi conto che non potevo reggere: o il lavoro che richiedeva anche 10 ore al giorno o l’università alla quale non potevo dedicare solo i miei ritagli di tempo così chiesi di parlare col titolare per prendermi l ruolo del portiere di notte. L’albergo mirava ad un target medio alto e quindi una persona in portineria ci poteva stare tutta; c’era la moglie, Fiammetta, prima di me ma adesso aspettava un bambino e quindi frequentava poco il locale e soprattutto non poteva più fare molti dei lavori normalmente svolti prima, tantomeno reggere i turni di notte 

Proposi allora a Giorgio, di prendere il posto di portiere di notte ed alle sue obiezioni risposi che il sabato e la domenica sera avrei potuto arrivare prima e dare una mano in pizzeria, più tardi avrei potuto fare la chiusura i cassa e gestire le mance dei camerieri, registrare eventuali nuovi arrivi ed anche le sveglie del mattino e poi servire le colazioni al banco o ai tavolini fino alle 8 della mattina seguente così Fiammetta aveva un paio di ore in più di riposo ed io riuscivo a partire per Padova ed andare in facoltà.

L’accordo fu pressoché immediato ed anzi fu proprio Giorgio, di sua sponte a darmi anche più denaro, magari in contante, per le ore che avrei fato in eccedenza. Tutto bene, dalla fine del mese si incominciava col nuovo ruolo.

 

Andava tutto alla grande sino a quando, una notte quasi alba, scorsi fuori dalla porta dell’ hotel un gruppo di una decina di donne, giovani, ben truccata, anche troppo, molto sicure, ben vestite e suonarono in portineria per entrare.

Sinceramente con un po’ di suggestione aprii la porta e loro entrarono come entrare a casa propria: pellicce, borse, cappotti sui divanetti e via, direziona bar … molto interdetto, spiegai che a quell’ora il bar era chiuso e che non avevamo la licenza per poter servire di notte, solo fino alle 23.

Loro mi guardavano come se fossi stato uno zombie e loro ma io continuavo a non capire: erano evidentemente "£di casa" ma io non le conoscevo affatto. Erano romane, l’ho capito bene quando mi hanno chiesto degli alcolici. Io ero un po’ titubante perché loro erano abbastanza scoperte, o meglio, seminude ed  in più se fosse passata una volante rischiavamo la licenza o perlomeno ci stava una multa salata.

 

Ad un certo punto, nel vedermi un po’ tanto preoccupato, una di loro mi disse che erano ospiti dll’hotel e che quello era da  considerare come servizio in camera.

 

Ero molto perplesso ma io non avevo visto fisicamente gli arrivi del pomeriggio, per me erano solamente camere occupate.

Un’ora dopo, più o meno, mi chiesero le rispettive chiavi e  salirono alle loro camere. Adesso mi era tutto chiaro.

Io, invece, andavo  svegliare i dirigenti della Coop che stavano aprendo un nuovo centro commerciale in zona e pensai “ c’è chi viene e chi va “.

Più tardi, verso le otto, mi chiamò al centralino  una di queste ragazze conosciute da poco e mi chiese di portarle in camera un cappuccino ed una brioche assieme a mezza bottiglietta di acqua. Mi preparai il vassoio, caffè , brioche, acqua, salviette e su in consegna alla 83.

Bussai e mi venne risposto di entrare, avevo il passepartout ed aprii la porta.

Sul letto, un matrimoniale, c’era lei, distesa a pancia in su sopra le lenzuola e completamente nuda. Credo di aver avuto un sussulto ma la mente fu molto veloce a spiegarmi che era una situazione provocatoria, scortese e non gradita e che il mio atteggiamento doveva rispettare un’ etica professionale per cui chiesi dove avrei dovuto servire la colazione. Con un atteggiamento da “signora di classe”, mi indicò la parte del suo letto non occupata. Posai li il vassoio senza ritrarre lo sguardo (peraltro anche gradevole per un diciottenne) e mi avviai alla porta per uscire. Lei non disse niente ed io nemmeno. Ero più che altro scocciato da un atteggiamento tanto provocatorio.

Rientrato in portineria, mi ritrovavo preoccupato per tutte le successive possibili chiamate della altre del gruppo per cui ebbi una idea geniale.

Come previsto, nel giro di una decina i minuti le chiamate arrivarono ma io mi ero portato il carrello al piano cosicché consegnavo le colazioni semplicemente spingendo il carrello dentro la camera ma soprattutto, senza entrare.

Pensai che loro volessero divertirsi con me e prendermi in giro visto che avevo 19 anni, un uomo, ma la maggiore età, all’epoca era a ventuno.

Quando arrivò Fiammetta, le raccontai dell’accaduto e lei si mise a ridere fragorosamente spiegandomi che sono un gruppo di ballerine del vicino locale di spogliarello per cui erano abituate a farsi vedere nude.

Obbiettai e ribadii che non mi sembrava molto corretto perché comunque sia ad un lavoratore spetta un po’ di rispetto e me ne andai in facoltà.

La sera, quando ripresi il lavoro, il mio racconto aveva fatto, ovviamente, il giro del locale, dai camerieri alle donne ai piani, dal bar alla cucina e tutti a ridere di me.

Il commento più irritante lo trovai quello del pizzaiolo che, sfoggiando tutto il suo napoletano, disse "se fosse successo a lui avrebbe fatto ben vedere di che pasta sono gli italiani ": lui le sarebbe saltato addosso, le avrebbe insegnato cosa vuol dire maschio latino,

Obbiettai ribattendo il mio disgusto e che ritenevo che ad alzar anche solo un dito, in quella situazione, si sarebbe potuto rischiare anche la denuncia per aggressione ma fui irriso ugualmente: per loro era una grossa occasione persa.

Bene, ognuno è rimasto della sua opinione ed io mi preparai la reception per la notte e la mattina seguente. Le spogliarelliste erano già andate via nel pomeriggio. Bene, pensa, almeno fino a quando ritorneranno.

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