Buongiorno, oggi parliamo di

            Annalisa Giovanna Borsi

Ci racconta un po’  di lei per le nuove arrivate nel gruppo magari (Se alle altre persone non interessa).

 “Provengo da una famiglia povera e numerosa : cinque sorelle, due fratelli.

Io  sono la seconda.

Di fatto divento subito la mamma di cinque fratelli. più piccoli di me.

Mio padre ?

Un uomo violento e crudele contro moglie e figli.

Per questo, viene condannato a sette anni di reclusione per aver fatto violenza alle tutte e cinque le figlie: avevamo trovato il coraggio di denunciare l'accaduto benché allora venisse dato molto meno spazio mediatico e legale di oggi.

Appena ventunenne mi sono sposata.

Abbiamo cercato di avere un figlio e dopo cinque anni è arrivata Veronica, una bimba  prematura, ma il suo arrivo non stato una gioia condivisa e di coppia.

Ho affrontato la gravidanza e la nascita della bimba completamente sola.

Poi è nata  Vanessa voluta anche lei solamente da me.

Lui pensava ad andare a donne, discoteche ecc ecc.

Me le Sono cresciuta da sola e quando avevano rispettivamente nove e dodici  anni mi sono ammalata di cancro.

Avevo 40 anni.

Ho pregato Dio di farmi vivere almeno fino a che Veronica non avesse avuto la maggiore età da potersi occupare anche legalmente della sorella Vanessa.

Il Signore mi ha ascoltato almeno fino ad oggi.

Alla scoperta della malattia, quasi immediatamente, ho affrontaro la separazione: impossibile proseguire in un rapporto tanto conflittuale e soprattutto molto pericoloso per le mie figlie.

Alla fine mi rendo conto che sono costretta ad educare le rahazze da sola.

Meglio così.

Riprovo l’esperienza della convivenza  con un nuovo compagno col quale resto per sette anni.

Un vero narcisista.

Mantenuto in tutto e per tutto.

Economicamente le cose andavano anche abbastanza bene, senza troppi lussi ma anche senza grosse difficoltà.

 A quarantasei anni arriva, inesorabile, impietosa recidiva.

I sei anni trascorsi sembrano essere volati.

Mi sono rivolta  al Centro Oncologico di Verona e mi hanno sentenziato un anno di aspettativa di vita.

Decido: mi riferisco allo I.E.O: di Milano. Ma abitare a Verona ed essere in cura a Milano, è molto dispendioso vitto, alloggio, viaggio, restare fuori di casa pochi extra, ma quello che era necessario per poter continuare a mantenere anche le ragazze.

Mi sembrava di non dover badare a spese, lesinare in un momento così una prova per sopravvivere io e le mie figlie.

Dovevo riprendere le redini della mia vita.

Presa dalla malattia e dall’impegno ad uscirne, visto che a Milano mi avevano dato un po’ di  speranza, mi sono impegnata a fondo per guarire e  non mi sono resa conto che il mio amato compagno aveva dato fondo anche a tutti i miei risparmi.

L’iter ospedaliero prevede l’intervento,  la chemioterapia, la radioterapia, rimuovere tutti linfonodi destra sinistra specialmente positivi e quindi linfedema.

Ora non ho più seno, sono “piatta”.

Durante la terza chemioterapia anche il mio compagno mi abbandona.

Più visto più sentito.

Non mi rimane che pregare Dio che mi faccia arrivare ai 18 anni di mia figlia piccola.

Poi per me va tutto bene, succeda quel che succeda.

Alla faccia dei miei due “ex”, ora  sono rimasta sola ma con mie figlie.

Ma il mio calvario non termina: mia figlia Veronica, ora ventitreenne, ha deciso di cacciarmi via di casa perché l’appartamento dove stavamo era intestato al papà e lei ne ha rivendicato il diritto per poterci restare a convivere con il suo ragazzo il ragazzo.

Ora Veronica non la vedo più, non la seno più.

Quanto dolore essere abbandonata da tutte le persone che ho amato tanto.

Oggi sono senza loro.

Ma anche senza lavoro, senza una fonte di denaro.

Siamo rimaste sole, io e Vanessa, e certamente tra poco se ne andrà anche lei, come è giusto che sia.

Mi arrendo e chiedo aiuto a chiunque me ne possa dare.

La mia condizione di oggi, non mi mette nemmeno in grado di trovare un lavoro.

Ma chi volete che si prenderebbe la grana di assumere una come me ?

Grazie a tutte avermi letto.

Buonanotte

Tutto e ben ciò che finisce ben

(L’importante è credere ancora nell’ uomo)

 

 

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