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Valentino Pagnin

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E siamo sempre a quel sabato pomeriggio

♥ RACCONTO LA MIA STORIA

E siamo sempre a quel sabato pomeriggio del mese di marzo.

Tornai in ospedale in veste di visitatrice... andavo da Lei, glielo avevo promesso e poi ne avevo tanto piacere. Quando mi vide sulla soglia esclamò, " Ecc' a Maria! T'aspettavo, sapevo che venivi. Quanto sei bella coi capelli fatti.", " Eh, si! Ancora per poco però. Con la chemio, addio capelli", " Eh, vabbè! Tu sempre ai capelli pensi. Tanto poi ricrescono, e pure di più. Mò, siediti qua e parliamo un poco. "

Dalla borsa sfilai un pacchettino, un piccolo dono per lei. Lo aprì con l'ansia gioiosa di una bimba.

" Perché ti sei disturbata? Non c'era certo di bisogno.", ma fu contenta quando si ritrovò tra le mani una sveglia " con la luce ", come la chiamava lei, s'era innamorata della mia che avevo sul comodino e ne decantava continuamente la bellezza e l'utilità. Poi mi prese sottobraccio per passeggiare nel corridoio.

" Lo sai, qua non si capisce da dove viene la mia anemia. La dottoressa D. dice che forse è un fatto di sangue... ho paura di avere la leucemia. Comunque mi vogliono fare anche la gastroscopia; e che esame tremendo è anche quello!", " Dai, vedrai che andrà tutto bene! Devi andare al matrimonio di Tua nipote, non lo dimenticare.", "E vabbè, a me non importa morire perché c'ho l'età, però mi dispiace dei figli."

Dicendo così gli occhi le si riempirono di lacrime. Ed era proprio così, quando si sta tanto male non è a se stessi che si pensa, ma alle persone che sono vicine, si ha paura di farle soffrire, di essere loro di peso e prende un profondo senso di colpa.

Come animali feriti ci si vorrebbe nascondere perché tutto si compia senza che altri ne siano a conoscenza, tutto tranquillamente, tutto naturalmente.