♥ RACCONTO LA MIA STORIA

 

Avevo appena tirato fuori dal borsone la mia tuta azzurra che nella stanza entrarono per sottopormi ad elettrocardiogramma due allievi infermieri, bei ragazzi scherzosi che erano lì in reparto per il tirocinio. L'esame fu rapido, sdrammatizzato dai loro sorrisi e da un atteggiamento immediatamente familiare che si può avere solo a quell'età. Non feci in tempo a rialzarmi dal letto che ecco arrivare altre due allieve per il prelievo.

Caspita, che efficienza!... avevo aspettato più di due ore per il ricovero ma ora davvero si andava al recupero in modo grandioso.

"Vi faccio male, signora? Dio, come mi dispiace..."

Alla "piccola" cominciò a tremare la mano dopo i vani tentativi di prendere una vena buona.

"Madò, come faccio?!? Ma avete dolore... tanto?"

" Non ti preoccupare, non è colpa tua, la chemio mi ha rovinato le vene. Tu continua, stai calma e fai quello che devi"

"Fossero tutte le pazienti così! Siete gentile"... e le vene continuavano a giocare a nascondino.

"Dai, basta, chiamiamo un'infermiera di turno".

Arrivò presto un'infermiera professionale che vedendo la situazione non certo facile mi chiese... "Perché non hai messo il port?"

Premesso che non poteva essere certo una mia scelta, nessuno mai me ne aveva parlato prima d'allora e ciò che sapevo dell'argomento era puro frutto della mia ricerca.

"Ma tenere questo coso, non so... forse è meglio di no"

"Ma che dici?! Non si vede niente, è comodo e poi ti evita tutto questo." Comunque almeno lei riuscì a trovarmela una vena e anche il prelievo alla fine fu fatto.

Un profondo respiro per riprendermi... "Dovete scendere per i raggi al torace". Di nuovo?... senza pausa, in meno di un'ora avevo fatto tutti gli esami pre-intervento e all'ora di visita ero in camera cercando di sistemarmi.

"Buon giorno...", salutò in modo discreto la mia nuova compagna di stanza. Ed entrò come figura significativa in questa parentesi della mia vita.