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Valentino Pagnin

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Ce l'avevo quasi fatta

♥ RACCONTO LA MIA STORIA

 

Ce l'avevo quasi fatta...

D'accordo, dovevo ancora faticare perché non era permesso il lusso di fermarsi, dovevo continuare a... infondermi forza... l'avrei trovata nel ricordare il recente passato, l'avrei scoperta nelle meraviglie dell'esperienza quotidiana, una risorsa sempre nuova e inesauribile.

Il recente passato... sembrava tanto lontano, come l'avevo vissuto, con la timidezza del timore che s'affaccia ad ogni prova, un esame dopo l'altro, sempre più difficile. L'intervento poi, quello più duro... la mastectomia, la mortificazione della femminilità... tutto affrontato e superato... mi sembrava impossibile!

Ed era da qui che dovevo ripartire per continuare.

Non era passata una settimana che una mattina mi guardai allo specchio. Gli occhi avevano perso lo smarrimento, la paura e lo sguardo ne aveva guadagnato in tenerezza, mi sembrava l'espressione della mia mamma. Non è che volessi paragonarmi a lei, sarebbe stato impossibile per tanti motivi, ma forse il pensarla continuamente faceva ravvisare in me quella che era la sua peculiarità, e poi mi piaceva quella tenerezza che non era solo apparente perché mi sentivo diversa, non più arrabbiata ma buona, non solo con gli altri anche con me stessa. Avevo vinto la rabbia, ero riuscita a non compiangermi.

Ci pensavo su ed ora ne sono convinta, la ricetta giusta per mandar giù lo sconvolgimento della malattia è per prima cosa non considerarsi vittime della cattiva sorte, poi addirittura guardare al "CANCRO", alla "CHEMIO" come a degli amici che vanno giù con la mano pesante ma che vogliono s'impari a conoscersi e a volersi bene. E non c'è occasione migliore per poterlo fare se si riesce a superare quella linea sottile che separa l'angoscia dalla consapevolezza.

IO MI AMO DI PIU'.

IO CREDO IN ME.

IO CE LA FARO'.

IO SORRIDERO' SEMPRE E COMUNQUE.

Stampai nella mia mente questi quattro "comandamenti" e da allora ripetendoli a me stessa ho imparato ad osservarli perché ne ero consapevole fin dall'inizio, volevo vivere e la vita è sempre una conquista, per niente scontata, ottenuta a volte anche con forza inaspettata. Per questo subito dopo l'intervento fui subito in piedi, col mio bel cappellino in testa, gli orecchini con gli angioletti e anche un po' di lucido sulle labbra... per amarmi di più... credendo in me stessa... fortemente convinta che ce l'avrei fatta. E per chi veniva nella mia stanza c'era solo il sorriso, anche se mi sentivo un po' acciaccata, perché in effetti solo di "acciacchi" si tratta, basta crederci.

Un giorno l'infermiera non sapeva dove sistemare la coperta da me definita "postoperatoria", aprì l'armadio ed io la bloccai con un... "No... per carità, mi guasti la messa in piega", infatti nell'armadio c'era la testina con la mia parrucca, la coperta riposta così, senza uno spazio apposito me l'avrebbe scompigliata tutta.

Perché non ho mai perso l'ironia, anzi in questa vicenda ne ho acquistata imparando a sdrammatizzare, è bene farlo comunque vada, perché conviene.

Ero diventata il punto di riferimento delle altre con la stessa patologia, tutte guardandomi si sentivano più forti... se ce la facevo io, potevano farcela tutte. Me lo dicevano, venivano nella stanza che diventava una specie di "forum" reale, un luogo di raccolta di persone sempre più numerose che seguivano il passaparola. Non avrei mai creduto di essere capace di tanto, eppure...

E quella forza che da piccolissima cominciò a crescere alimentandosi di se stessa, ancor oggi mi stupisce quando mi trovo a dover affrontare la vita, quella con la "V" maiuscola, quella che non ti risparmia niente, anche se in teoria "avresti già dato".