♥ RACCONTO LA MIA STORIA

"Basta!" gridai e mi levai dal torpore della paura.

Un'amica ha scritto, riportando una citazione di Emily Dickinson:

"Non si è mai all'altezza finché non si è chiamati ad alzarsi".

In quel momento ero stata costretta ad alzarmi ma non ero poi tanto convinta di essere all'altezza di quella situazione che sentivo tanto grave e gravosa per me... non ce l'avrei mai fatta!

Che cosa mi aspettava? Il solo pensiero mi arrecava un senso di mancamento e d'altra parte non potevo tornare sui miei passi perché sarei impazzita, quindi dovevo percorrere proprio solo quella strada...

Con il cuore in gola, la mano sudata presi il telefono, digitai un numero e fu fatta. Grazie all'interessamento di una carissima amica medico riuscii ad ottenere la prenotazione per una mammografia in tempi brevissimi, 36 ore Un vero miracolo. Come io abbia trascorso quelle ore, è ben immaginabile, in un'alternanza di stati d'animo contrastanti e con un forte conflitto di emozioni. Così quella mattina del 6 marzo, con mia figlia, da subito e sempre mia "compagna di viaggio" in questa disavventura, ci avviammo verso il centro di senologia degli Ospedali Riuniti della mia città.

Le gambe mi tremavano quando fu il mio turno per la visita. "Casi di tumore al seno in famiglia?", "No, certo che no", fu la mia risposta, quasi risentita perché già provavo un latente senso di colpa per l'eventuale familiarità di cui sarei stata causa. Poi l'esame vero e proprio, scrupoloso e attento, troppo scrupoloso e troppo attento nel più assoluto silenzio nonostante qualche mia timida domanda.

Che cosa mi stava succedendo?

Sdraiata su quel lettino, con gli occhi al soffitto, lo sguardo andò oltre, ad un cielo azzurro e il pensiero volò a mia madre che non c'era più.

Era venuta a mancare cinque anni prima, lei, il pilastro della mia vita, il modello di ogni mio agire. Donna forte e coraggiosa aveva vissuto gli ultimi anni percorrendo il calvario della dialisi; aveva accettato questa situazione estrema cucendosela addosso, come un vestito su misura, poi si guardava allo specchio di quel momento della sua esistenza e riusciva persino a piacersi.

Mamma, quanto mi mancavi! In quel momento di ansia e di dubbio però, sentivo forte la sua presenza ed io avrei voluto somigliarle almeno un po' per non deluderla.

Tanto per incominciare dovevo calmare quel tremore che mi sentivo dentro, mi dissi, per il resto chissà!

"Al seno destro c'è un nodulo non di bell'aspetto che dovete togliere al più presto, al sinistro devo controllare meglio; comunque il referto completo sarà pronto lunedì". Queste furono le parole alquanto sbrigative con cui mi congedò la dottoressa che mi aveva visitato, probabilmente imbarazzata dal fatto che stava comunicandomi una non bella notizia. La mia mente era in preda alla confusione totale, continuavo a... chiedermi la differenza tra un nodulo di bell'aspetto e uno di non bell'aspetto.

Un nodulo è un nodulo e basta: non deve esserci! Questa fu la risposta.