♥ RACCONTO LA MIA STORIA

8 marzo! Strano modo di ricordare la festa della donna.

Andare a ritirare l'esito di una mammografia con un nodo in gola, le gambe tremanti, e una pressione alle tempie perché pensi già di conoscerlo.

Quel mattino mi accompagnò mio marito al centro di senologia... nella buona e nella cattiva sorte, no?!

Lo avevamo giurato tanti anni prima ed ora , forse, era arrivato il momento. Volle essere con me anche una delle mie sorelle, come sempre silenziosa, ma per questo rassicurante.

All'accettazione mi consegnarono una grande busta con le lastre e un foglio, se volevo spiegazioni dovevo tornare il giorno dopo per parlare con la dottoressa che mi aveva visitato. Aprii la busta, presi il foglio e...gli occhi caddero subito su una parola che da sola faceva capire tutto... "eteroplasia". In precedenza tante volte pensando ad un'eventualità del genere, mi ero detta: "Se un giorno a me dovesse mai capitare di ricevere la notizia del male... di un tumore, penso proprio che morirei sul colpo perché il mio cuore non reggerebbe".

Non fu così anche se oltre all'eteroplasia al seno destro si rilevavano all'altro, il sinistro, tre noduli sospetti, per cui si riteneva necessaria una RM.

Ero sgomenta, ma viva. Il cuore batteva forte in petto ed io lo sentivo appena.

Guardai gli occhi del "compagno della mia vita" e vi lessi lo smarrimento, guardai gli occhi di mia sorella e nelle lacrime trattenute a stento trovai il dolore. Che cosa mi stava succedendo? Che cosa ci stava capitando?

Come spesso succede alle persone miopi che per mettere a fuoco l'immagine interessata perdono di vista la globalità, così la mia mente, offuscata dalla notizia appena appresa vagava tra mille pensieri, incurante di tutto ciò che succedeva intorno. Le immagini apparivano come attraverso un filtro in un rassicurante effetto "flou", i suoni venivano percepiti in modo ovattato.

In quel momento avrei voluto essere da sola! Ma non potevo.

Come un automa attraversai la strada per andare al reparto di chirurgia generale, di lì a poco mio padre sarebbe uscito dalla sala operatoria ed io dovevo e volevo esserci. Trovai nel corridoio tutti gli altri, ci guardammo senza parlare perché ormai era tutto chiaro. In quel rigido mattino di fine inverno ci sembrava di vivere una situazione surreale, incredibile, due ansie simili, lo stesso male, nello stesso momento!

Mi sedetti in un angolo, con la mia busta in mano. All'improvviso mi sentii piccola, piccola, terribilmente indifesa e con un forte senso di colpa. Non avevo mai fatto prevenzione, tante volte avrei voluto, ma avevo rimandato sempre, forse pensando così di allontanare la possibilità di ammalarmi. Ero stata una vera incosciente ed ora ne pagavo le conseguenze... ma a quale prezzo?

Un breve squillo del cellulare, un messaggio di mia figlia... "Dai, mamma... ce la faremo!"

Negli occhi avevo tanti spilli mentre mi sentivo raggelare. Come avrei potuto affrontare una cosa tanto più grande di me, non ne ero assolutamente capace, e forse il mio destino era segnato.

Tutto, in un attimo mi sembrò inutile.