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Prefazione

Per quanto istintivamente una persona possa comprendere, a livello logico, di essere menomato fisicamente, risulta sempre difficile ammetterlo a se stessi sinceramente e senza ripensarci continuamente su. Trovi sempre delle persone solidali che anche ti ascoltano e soprattutto capiscono oltre che udirti e che ti suggeriscono di prendere provvedimenti.

Il ragionamento non faceva una grinza: non riesci più, nonostante tutta le tua buona volontà, a mantenere i ritmi di lavoro, le scale non le fai più, andare "sotto alla scrivania" a collegare un cavo del PC devi chiamare un collega e chiedergli un piacere, arrivi alla fine dell' orario giornaliero esausto, sfinito, ti è un peso guidare per rientrare a casa e se trovi coda o anche un po' di rallentamento, scoppi in lacrime. Sono arrivato ad elaborare l'idea di chiedere di poter fare un orario a part time: non posso rinunciare al lavoro perché ho necessità di guadagnare per vivere ma non riesco più a produrre l'energia necessaria; la soluzione del part-time sarebbe una soluzione intermedia, meno ore e meno denaro ma forse un po' più di benessere. Ed allora, come fare ? I colleghi, quelli che oltre ad essere colleghi sono anche amici con la a maiuscola ti suggeriscono di avviare la richiesta del riconoscimento dell'invalidità civile per patologia o per la somma della patologie. La compagna di vita ti suggerisce di rallentare ma ti rifiuti di diventare un rifiuto sociale, un mantenuto. E' un brutto momento della vita, è come ammettere di non essere più una persona  per diventare un mezzo uomo, interiormente insoddisfatto di aver volutamente cercato il tuo stesso tramonto della vita. Sai bene che non potrai mai tornare indietro, al massimo mantenere lo status quo.