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La visita del medico legale

Mi era stato detto, e scritto,  che avrei dovuto portare tutta la documentazione relativa ai ricoveri, analisi, visite, delle patologie per le quali chiedevo il riconoscimento di invalidità, sia in originale, che in copia fotostatica da lasciare , eventualmente, al medico che mi avrebbe visitato. Per mia fortuna, da tempo avevo preso l'abitudine di passare allo scanner tutti i documenti che riguardavano le mie traversie di malato e di archiviare in raccoglitori gli originali per cui ho dovuto semplicemente stampare tutto in materiale che avevo nella mia cartella ARCHIVIO MEDICO nel computer. Solo per la stampa mi ci sono volute due risme di carta perché era raccolta lo mia storia dal 2001 al 2009. Mi sono reso conto che per trasportare tutto il materiale, originali, copie, radiografie mi sarebbe servito un carrello, sia per il peso che per l'ingombro. L'appuntamento con l'ufficio di medicina legale dell' INPS era stato fissato, alla fine, a Venezia, Centro storico alle 10.

Mi sono chiesto come mai le visite legali per l'invalidità venissero eseguite proprio a Venezia, dove, per raggiungere la sede si devono superare almeno tre ponti a piedi e soprattutto bisogna arrivare in autobus a meno di non voler pagare una tariffa di parcheggio assurda, ma veramente esorbitante . Ma non era il mio interesse principale interessarmene e così di buonora, il mattino dell'appuntamento, ho preso il mio carrellino e mi sono avviato con largo anticipo : la sola idea di arrivare anche sono un minuto in ritardo mi metteva ansia. Evidentemente il mio concetto di puntualità non coincide con quello degli altri per cui ho aspettato in sala di attesa ( un corridoio) un'oretta abbondante tra fotocopiatrici raccoglitori e macchine da ufficio e di laboratorio dismesse dopo che avevo fatto, con la segreteria, i documenti di riconoscimento personale, compilato un paio di moduli e lasciato in deposito il mio carrellino.  

E' arrivata anche la mia ora e sono entrato. Un solo medico ( ma non doveva essere una commissione ? ), molto cortese, mi ha fatto accomodare e mi ha chiesto di estrarre dal carrello le sole copie dei documenti e di tenere pronti, nell'eventualità, gli originali. Per circa una mezz'ora si è studiato letto, sfogliato e tirato fuori i documenti che più gli interessavano chiedendomi ogni volta se era una copia che poteva trattenere nonostante gli avessi detto che erano tutte copie destinate a lui. Io ero in religioso silenzio, sinceramente un po' imbarazzato dalla situazione anche perché io li avevo disposti in ordine preciso di data e lui aveva rimestato tutto. Misteri dell' INPS.

Conclusa la sua lettura, ma più che altro direi che aveva scartabellato tutto il materiale lasciandomelo poi in un disordine impossibile, mi ha rivolto la parola dichiarando che l patologia oncologica era evidente, visto che ero portatore di cannula tracheostomica fissa e che avevo la dichiarazione dell' otorinolaringoiatra che era definitiva, ma la patologia neurologica, la siringomielia, non gli era affatto chiara. Comprendeva perfettamente che io avevo delle disastesie (dolori)  agli arti inferiori, citandomi le varie visite che avevo fatto, ma questo non gli tornava con la diagnosi finale. Per approfondire mi ha spiegato che la siringomielia non provoca normalmente dolori alle gambe ma piuttosto mal di testa e disturbi di altra natura. Io ovviamente non sapevo cosa rispondere e non era compito mio obiettare un suo punto di vista perché andava contro la diagnosi del primario di neurologia, non contro una mia ipotesi. Credo che abbia notato che ero sconcertato e profondamente confuso dalla sua affermazione perché questa rimetteva in discussione realmente un po' tutte la indagini eseguite fino a quel momento. Allora mi ha invitato a recarmi nell'ambulatorio, a spogliarmi quindi ha cominciato una visita accurate, auscultandomi, misurandomi la pressione, frequenza cardiaca. Poi mi ha chiesto come provvedevo all'igiene della cannula ed io gli ho risposto che normalmente la toglievo, la lavavo in acqua corrente e la riposizionavo , allora mi ha chiesto di farlo davanti a lui ed io l'ho fatto senza troppi problemi perché effettivamente ero molto esercitato, anche senza specchio.

Mi ha chiesto scusa e mi ha spiegato che era un passaggio obbligato. Poi è passato all'aspetto neurologico, con diapason, martelletto, prove di deambulazione eccetera, tutte indagini che conoscevo bene, avendole fatte più volte ma restavo stupito di come in un solo medico fosse raggruppata l'esperienza di un medico generico, di un otorinolaringoiatra e di un neurologo. Alla fine mi ha detto di rivestirmi e di raggiungerlo in ufficio. Qui mi ha chiesto di esibire la risonanza magnetica con la quale mi era stata diagnosticata la siringomielia e  la risonanza seguente, quella eseguita dopo la rimozione dell'elettrostimolatore. Se le è guardate con scrupolosa attenzione quindi mi ha detto: "Io non posso legalmente contestare quanto affermato da un neurologo specialista ed oltretutto primario, ma onestamente non vedo la benché minima traccia di striatura siringomielica, pertanto gliela riconosco, ma esprimo i miei dubbi personali su questa diagnosi".

Alla fine si è messo a scrivere, credo una specie di rendicontazione perché a me non è stata rilasciata alcuna copia, e quindi mi ha chiesto se lavoravo ancora presso l' azienda che produce tessuti per arredamento. Ovviamente gli ho risposto di si ed allora mi ha fatto notare quanto disadorno era il suo ufficio e che ci sarebbero proprio volute delle tende nuove. Gli ho risposto, forse ingenuamente, che io non avevo alcuna possibilità di fargliele avere in quanto ero addetto alla progettazione, ma non mi era possibile avere dei materiali se non acquistandoli a mia volta  e che il massimo che avrei potuto fare sarebbe stato di acquistare le tende con gli sconti riservati ai dipendenti, ma poi per la confezione eccetera, avrebbe dovuto occuparsene lui. Al momento mi sono chiesto se intendeva chiedermi un "piacere" in cambio di una certa benevolenza poi mi sono reso conto, da come mi ha detto che assolutamente non importava, che lo aveva fatto per analizzare il mio modus vivendi e cioè se ero io che ero disposto ad accettare una proposta in cambio di benevolenza.

Mi ha salutato cordialmente e mi ha avvisato che di li a poco sarei stato chiamato dalla commissione dell'ULSS per gli accertamenti di loro competenza. Ho ricondizionato al meglio il mio carrellino, ho preso la porta e me ne sono andato. Durante il tragitto verso casa continuava a tormentarmi il pensiero del suo punto di vista rispetto alla diagnosi del neurologo, mi chiedevo come era possibile che un medico di medicina legale vedesse più chiaro e più a fondo di uno specialista. E poi mi chiedevo se avevo fatto bene a rispondergli che non potevo procurargli le tende, se questo mi avrebbe penalizzato ma poi questo pensiero mi ha rapidamente abbandonato perché non avevo proprio intenzione di mendicare un riconoscimento di invalidità ed ha preso il sopravvento il pensiero della siringomielia dubbia.