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Prefazione

Per quanto istintivamente una persona possa comprendere, a livello logico, di essere menomato fisicamente, risulta sempre difficile ammetterlo a se stessi sinceramente e senza ripensarci continuamente su. Trovi sempre delle persone solidali che anche ti ascoltano e soprattutto capiscono oltre che udirti e che ti suggeriscono di prendere provvedimenti.

Il ragionamento non faceva una grinza: non riesci più, nonostante tutta le tua buona volontà, a mantenere i ritmi di lavoro, le scale non le fai più, andare "sotto alla scrivania" a collegare un cavo del PC devi chiamare un collega e chiedergli un piacere, arrivi alla fine dell' orario giornaliero esausto, sfinito, ti è un peso guidare per rientrare a casa e se trovi coda o anche un po' di rallentamento, scoppi in lacrime. Sono arrivato ad elaborare l'idea di chiedere di poter fare un orario a part time: non posso rinunciare al lavoro perché ho necessità di guadagnare per vivere ma non riesco più a produrre l'energia necessaria; la soluzione del part-time sarebbe una soluzione intermedia, meno ore e meno denaro ma forse un po' più di benessere. Ed allora, come fare ? I colleghi, quelli che oltre ad essere colleghi sono anche amici con la a maiuscola ti suggeriscono di avviare la richiesta del riconoscimento dell'invalidità civile per patologia o per la somma della patologie. La compagna di vita ti suggerisce di rallentare ma ti rifiuti di diventare un rifiuto sociale, un mantenuto. E' un brutto momento della vita, è come ammettere di non essere più una persona  per diventare un mezzo uomo, interiormente insoddisfatto di aver volutamente cercato il tuo stesso tramonto della vita. Sai bene che non potrai mai tornare indietro, al massimo mantenere lo status quo. 


Far finta di essere sani

I miei colleghi di lavoro mi vedevano sofferente e continuamente barcollante ma si facevano scrupoli nel fare domande di approfondimento anche perché non comprendevano che tipo di patologia e disturbi io avessi esattamente. Io avevo ripreso, nonostante la laringectomia e la patologia neurologica, il mio lavoro normale: ero rientrato con mansioni totalmente diverse e che non mi piacevano, ma ero profondamente grato al mio datore di lavoro di avermi conservato il posto dopo le assenze a causa del tumore alla gola, delle neuropatie, delle varie ricadute e ricoveri.

Un giorno è venuta da me Lucia, la responsabile dell'ufficio personale, cara amica oltre che collega, proponendomi di fare domanda di invalidità civile. Al momento sono rimasto scandalizzato: non mi sentivo e non mi ritenevo un invalido, riuscivo a gestire la mia vita in modo pressoché normale, parlavo al telefono ed ero ben compreso, per la mia sindrome mi lamentavo anche talvolta, ma non mi impediva assolutamente di guidare e di essere sempre puntualissimo al lavoro, assolvevo i miei compiti ed ero anche diventato presidente di una associazione di volontariato riferita alle malattie tumorali. Non comprendevo l'insistenza di questa collega perché in qualunque modo mi avrebbero riconosciuto solo l'handicap tumorale perché la siringomielia non era neanche contemplata nell'elenco delle malattie riconosciute invalidanti. Per due anni la questione invalidità era rimasta in sospeso: l'ammissione di essere un invalido civile mi deprimeva anche se comprendevo che mi avrebbe riconosciuto ufficialmente delle agevolazioni che per la verità, grazie alla direzione aziendale, di fatto avevo già come per esempio un ufficio tutto per me, privo di polveri, esente da inquinamenti ed ero talmente tranquillo che mi era perfino consentito di occuparmi dalla mia associazione anche durante l'orario di lavoro. Per rispetto della mia condizione di tracheostomizzato era stata spostata la stampante di rete per evitarmi l'inalazione di toner combusti ed avevo avuto l'autorizzazione da parte dei colleghi di girare per l'ufficio senza obbligo di girare con fazzoletti o foulard o altro a copertura della evidente cannula che adornava il mio collo.

Era poi un periodo in cui radio televisione e tutti i media diffondevano informazioni sulle indagini effettuate sui falsi invalidi, diffondendo tutti i risultati eccellenti ottenuti nello scovare coloro che riuscivano ad ottenere l'invalidità pur non essendo assolutamente nelle  condizioni. Lucia, la responsabile dell'ufficio personale mi ha proposto, un giorno, di andare con lei al patronato al quale lei si riferiva normalmente per farmi spiegare direttamente da loro i miei diritti ed i vantaggi che avrei avuto nella presentazione della domanda di riconoscimento di invalidità civile. Non ero per niente convinto di questa scelta ma l'operatrice del patronato mi ha spiegato che avrei cominciato a farmi riconoscere dall'INPS e che, se le prospettive erano tutt'altro che rosee, questo era il corretto modo di cominciare perché in seguito sarebbero state domande più semplici perché riferite all'aggravamento della patologia e non al suo riconoscimento. Inoltre mi ha fatto notare che un piccolo assegno probabilmente sarei riuscito ad ottenerlo in quanto la patologia tumorale, di per se è riconosciuta invalidante, tanto più se avessi avuto una dichiarazione dello specialista che io non potevo più vivere senza l'uso della cannula tracheostomica.

La cosa non mi preoccupava assolutamente perché si trattava semplicemente di farmi certificare delle cose che erano già state scritte in forma diversa ma che erano solamente da confermare senza alcun bisogno di trovare medici compiacenti ma semplicemente coerenti con le loro diagnosi. E così ho avviato le procedure per la richiesta di invalidità civile, circa sette anni dopo essere stato operato di tumore. La procedura è stata semplicissima, raccolti i documenti degli specialisti il mio medico di base ha compilato un modulo dove riassumeva le mie patologie ed io presentavo gli allegati consegnando tutto al patronato che si sarebbe occupato di inoltrare e di farmi sapere. L'ho fatto, sia per la possibilità di avere un contributo economico, ma soprattutto per la questione della identificazione da parte dell'INPS perché ero convintissimo che la patologia neurologica sarebbe progredita, non mi aspettavo che progredisse anche quella tumorale, ma questa è un'altra storia. La pratica era avviata e mi rasserenava molto l'idea che avevo presentato documentazioni assolutamente vere, corrispondenti alle patologie, che non avevo forzato per alcuna forzatura o strumentalizzazione. Si trattava adesso di attendere la chiamata per la visita medica del medico legale del' INPS ed al massimo poteva dirmi che non avevo diritto a nulla, ma non certo che era una richiesta da falso invalido. Ma questo era il mio modo di riuscire a scacciare il pensiero della resa. Quando lo vedi scritto nero su bianco che ti viene riconosciuta una invalidità civile pari al 100 %, dal punto di vista "civile" e con una capacità  lavorativa ridotta dell' 85%, perdi la percezione di te stesso, ti percepisci finito, archiviato, un di quelle  persone "da ricordare".

 


La visita del medico legale

Mi era stato detto, e scritto,  che avrei dovuto portare tutta la documentazione relativa ai ricoveri, analisi, visite, delle patologie per le quali chiedevo il riconoscimento di invalidità, sia in originale, che in copia fotostatica da lasciare , eventualmente, al medico che mi avrebbe visitato. Per mia fortuna, da tempo avevo preso l'abitudine di passare allo scanner tutti i documenti che riguardavano le mie traversie di malato e di archiviare in raccoglitori gli originali per cui ho dovuto semplicemente stampare tutto in materiale che avevo nella mia cartella ARCHIVIO MEDICO nel computer. Solo per la stampa mi ci sono volute due risme di carta perché era raccolta lo mia storia dal 2001 al 2009. Mi sono reso conto che per trasportare tutto il materiale, originali, copie, radiografie mi sarebbe servito un carrello, sia per il peso che per l'ingombro. L'appuntamento con l'ufficio di medicina legale dell' INPS era stato fissato, alla fine, a Venezia, Centro storico alle 10.

Mi sono chiesto come mai le visite legali per l'invalidità venissero eseguite proprio a Venezia, dove, per raggiungere la sede si devono superare almeno tre ponti a piedi e soprattutto bisogna arrivare in autobus a meno di non voler pagare una tariffa di parcheggio assurda, ma veramente esorbitante . Ma non era il mio interesse principale interessarmene e così di buonora, il mattino dell'appuntamento, ho preso il mio carrellino e mi sono avviato con largo anticipo : la sola idea di arrivare anche sono un minuto in ritardo mi metteva ansia. Evidentemente il mio concetto di puntualità non coincide con quello degli altri per cui ho aspettato in sala di attesa ( un corridoio) un'oretta abbondante tra fotocopiatrici raccoglitori e macchine da ufficio e di laboratorio dismesse dopo che avevo fatto, con la segreteria, i documenti di riconoscimento personale, compilato un paio di moduli e lasciato in deposito il mio carrellino.  

E' arrivata anche la mia ora e sono entrato. Un solo medico ( ma non doveva essere una commissione ? ), molto cortese, mi ha fatto accomodare e mi ha chiesto di estrarre dal carrello le sole copie dei documenti e di tenere pronti, nell'eventualità, gli originali. Per circa una mezz'ora si è studiato letto, sfogliato e tirato fuori i documenti che più gli interessavano chiedendomi ogni volta se era una copia che poteva trattenere nonostante gli avessi detto che erano tutte copie destinate a lui. Io ero in religioso silenzio, sinceramente un po' imbarazzato dalla situazione anche perché io li avevo disposti in ordine preciso di data e lui aveva rimestato tutto. Misteri dell' INPS.

Conclusa la sua lettura, ma più che altro direi che aveva scartabellato tutto il materiale lasciandomelo poi in un disordine impossibile, mi ha rivolto la parola dichiarando che l patologia oncologica era evidente, visto che ero portatore di cannula tracheostomica fissa e che avevo la dichiarazione dell' otorinolaringoiatra che era definitiva, ma la patologia neurologica, la siringomielia, non gli era affatto chiara. Comprendeva perfettamente che io avevo delle disastesie (dolori)  agli arti inferiori, citandomi le varie visite che avevo fatto, ma questo non gli tornava con la diagnosi finale. Per approfondire mi ha spiegato che la siringomielia non provoca normalmente dolori alle gambe ma piuttosto mal di testa e disturbi di altra natura. Io ovviamente non sapevo cosa rispondere e non era compito mio obiettare un suo punto di vista perché andava contro la diagnosi del primario di neurologia, non contro una mia ipotesi. Credo che abbia notato che ero sconcertato e profondamente confuso dalla sua affermazione perché questa rimetteva in discussione realmente un po' tutte la indagini eseguite fino a quel momento. Allora mi ha invitato a recarmi nell'ambulatorio, a spogliarmi quindi ha cominciato una visita accurate, auscultandomi, misurandomi la pressione, frequenza cardiaca. Poi mi ha chiesto come provvedevo all'igiene della cannula ed io gli ho risposto che normalmente la toglievo, la lavavo in acqua corrente e la riposizionavo , allora mi ha chiesto di farlo davanti a lui ed io l'ho fatto senza troppi problemi perché effettivamente ero molto esercitato, anche senza specchio.

Mi ha chiesto scusa e mi ha spiegato che era un passaggio obbligato. Poi è passato all'aspetto neurologico, con diapason, martelletto, prove di deambulazione eccetera, tutte indagini che conoscevo bene, avendole fatte più volte ma restavo stupito di come in un solo medico fosse raggruppata l'esperienza di un medico generico, di un otorinolaringoiatra e di un neurologo. Alla fine mi ha detto di rivestirmi e di raggiungerlo in ufficio. Qui mi ha chiesto di esibire la risonanza magnetica con la quale mi era stata diagnosticata la siringomielia e  la risonanza seguente, quella eseguita dopo la rimozione dell'elettrostimolatore. Se le è guardate con scrupolosa attenzione quindi mi ha detto: "Io non posso legalmente contestare quanto affermato da un neurologo specialista ed oltretutto primario, ma onestamente non vedo la benché minima traccia di striatura siringomielica, pertanto gliela riconosco, ma esprimo i miei dubbi personali su questa diagnosi".

Alla fine si è messo a scrivere, credo una specie di rendicontazione perché a me non è stata rilasciata alcuna copia, e quindi mi ha chiesto se lavoravo ancora presso l' azienda che produce tessuti per arredamento. Ovviamente gli ho risposto di si ed allora mi ha fatto notare quanto disadorno era il suo ufficio e che ci sarebbero proprio volute delle tende nuove. Gli ho risposto, forse ingenuamente, che io non avevo alcuna possibilità di fargliele avere in quanto ero addetto alla progettazione, ma non mi era possibile avere dei materiali se non acquistandoli a mia volta  e che il massimo che avrei potuto fare sarebbe stato di acquistare le tende con gli sconti riservati ai dipendenti, ma poi per la confezione eccetera, avrebbe dovuto occuparsene lui. Al momento mi sono chiesto se intendeva chiedermi un "piacere" in cambio di una certa benevolenza poi mi sono reso conto, da come mi ha detto che assolutamente non importava, che lo aveva fatto per analizzare il mio modus vivendi e cioè se ero io che ero disposto ad accettare una proposta in cambio di benevolenza.

Mi ha salutato cordialmente e mi ha avvisato che di li a poco sarei stato chiamato dalla commissione dell'ULSS per gli accertamenti di loro competenza. Ho ricondizionato al meglio il mio carrellino, ho preso la porta e me ne sono andato. Durante il tragitto verso casa continuava a tormentarmi il pensiero del suo punto di vista rispetto alla diagnosi del neurologo, mi chiedevo come era possibile che un medico di medicina legale vedesse più chiaro e più a fondo di uno specialista. E poi mi chiedevo se avevo fatto bene a rispondergli che non potevo procurargli le tende, se questo mi avrebbe penalizzato ma poi questo pensiero mi ha rapidamente abbandonato perché non avevo proprio intenzione di mendicare un riconoscimento di invalidità ed ha preso il sopravvento il pensiero della siringomielia dubbia.


La visita dell' ULSS

Tutt'altro ambiente quello della visita medica dell' ULSS, a parte che non ho mai capito perché uno debba fare due visite. una con il medico di medicina legale ed una con la commissione dell'ULSS di appartenenza, sono stato ricevuto, sempre con il mio carrello di documenti, dopo oltre un'ora di attesa da quattro persone, non so dire se medici o altro perché nessuno aveva il camice bianco. Hanno voluto le copie della documentazione e si sono subito lamentati che il materiale era troppo e che avrei dovuto limitarmi a portare l'essenziale, Ovviamente gli ho risposto che io non mi ritenevo in gado di valutare quello che loro ritenevano o meno essenziale e quindi si sono messi a sfasciare il mio dossier, cercando in modo disorganico quei documenti che potevano interessare, mescolando carte, passandosele l'uno con l'altro finché alla fine avevano, non so come, inquadrato la mia situazione. Non saprei riferire la conversazione nel dettaglio perché sono stato tempestato di domande, a volte da più d'uno contemporaneamente.

Poi uno di loro mi ha "catturato" e mi ha letteralmente condotto in un ambulatorio. MI ha detto di spogliarmi che mi avrebbe visitato per l'aspetto neurologico. Così ho fatto ed ha cominciato con la solita indagine, camminare, passo della formica, sulle punte, sui talloni, riflessi del ginocchio, tocco indice punta del naso finché ha voluto che mi stendessi sul lettino. Una volta disteso mi ha chiesto in  cosa consistevano questi "dolori alle gambe". I disturbi neurologici sono veramente difficili da descrivere perché non assomigliano a dolori noti. Allora mi ha mollato un pizzicotto maledettamente doloroso al polpaccio destro, provocandomi un dolore da piangere o urlare ed un forte crampo, visibile ad ovvio nudo: il muscolo era duro come un sasso ed io sono saltato giù dal lettino in un decimo di secondo. Poi l' ho guardato fisso negli occhi e gli ho chiesto se lo riteneva un metodo di indagine valido. Lui mi ha risposto che in qualche maniera  bisogna testare il disturbo dichiarato. Non avevo più risposte o domande, mi bastava scappare da quella gabbia di matti.

 

Il ricorso

In seguito a numerosi richiami, alla fina mi avevano tolto, dopo 5 anni, tutti i benefici che mi avevano concesso in quanto, secondo l' INPS io avrei dovuto essere guarito.

La visita del medico di parte

L'INPS, a novembre 2013 mi ha inviato, a seguito di una visita di verifica dell'ufficio legale, due lettere raccomandate, su una era indicato che la mio assegno di invalidità ordinaria era stato sospeso e nell'altra che la mia incapacità lavorativa era stata rivalutata al 75% anziché al 100% come mi era stata precedentemente riconosciuta. Ovviamente presi un duro colpo perché nel mio conto corrente non entrava più un solo euro dal primo di Gennaio del 2014. Spesso mi era capitato di domandarmi se prima o poi le cose avrebbero potuto cambiare ma mi rendevo anche conto che con le patologie che mi ritrovavo, era realmente difficile non dichiararmi invalido civile al 100%. Chiamai subito il mio patronato e mi confermarono che era la "prassi" e cioè che l'INPS, ad evitare di creare debiti da parte del pensionato, sospende l'erogazione della pensione in attesa di definizione. In effetti il medico che mi aveva visitato mi aveva anche chiesto se io  svolgessi una qualche attività ed io risposi anche di si, che ero molto appassionato di informatica e che conducevo dei blog in rete, ma che le difficoltà causatemi dalla mano che tremava sulla tastiera erano notevoli, che avevo l'handicap di non poter dialogare telefonicamente con alcun interlocutore e che avevo pure difficoltà a muovermi di casa a causa della continua stanchezza che mi assaliva soprattutto nel dopopranzo. Avevo anche segnalato che nessuna azienda avrebbe assunto un cinquantanovenne a part time, tanto più nella situazione di lavoro precario che c'è oggi in Italia. Restai relativamente fiducioso per qualche giorno e, fortunatamente, ai primi di Marzo, mi arrivò la lettera di conferma dell'assegno di invalidità ordinaria ma anche quella di conferma che la mia capacità lavorativa non era più da calcolare al 100% ma al solo 75%. Portai tutti i documenti al patronato che mi disse di non preoccuparmi che avremmo fatto ricorso e che mi avrebbero fissato loro una visita del medico di parte per aprire la disputa con l' INPS.

 

Venne finalmente il giorno della visita,

ed io mi ero preparato ad un incontro confidenziale con un medico che potesse e volesse ascoltare anche il mio punto di vista, che assumesse informazioni sul mio modo di vivere, del fatto che pur avendo i benefici riconosciuti dalla legge 104 non ne abusavo, degli ultimi aggiornamenti medici, come il ciclo di fisioterapia, il cambio della protesi fonatoria, la visita multidisciplinare.

Appuntamento alle ore 10,45 .. ovviamente puntualissimo ma .. era per tutti alle 10,45 e poi bisognava prendere il numero ed a me è toccato il numero 6 e quindi avevo davanti a me altre cinque persone. Già questo mi ha creato una certa indisposizione perché attendere, dopo aver fatto di tutto per essere puntuali veramente è deprimente e poi non capisco il sistema di convocare dieci persone tutte alla stessa ora per poi farle aspettare. Comunque sia è arrivato anche il mio turno, e quando sono entrato dal medico ero anche prontissimo a collaborare.

Io capisco perfettamente che i medici dell'Ufficio Legale dell'INPS cerchino di mettere a dura prova il richiedente per verificarne l'esattezza e la correttezza delle domande di denaro che vengono poi a pesare sul sociale, ma non capisco la stupidità del medico che dovrebbe assistermi per il ricorso.

Dicevo, entro e lui mi dice di sedermi quindi esordisce dicendomi che vede che sono laringectomizzato e che cercherà di farmi parlare il meno possibile. Gli segnalo che non ho problemi nel parlare anche  lungo quindi che questo non avrebbe dovuto essere una preoccupazione.

 

E' cominciata la parodia dell'intervista:

io avevo portato con me un precisissimo calendario di tutti gli eventi clinici importanti dei miei ultimi quattordici anni di malattia e lui cominciò a leggere, in quel momento, davanti a me e per la prima volta, la mia cartella. Allora mi disse

D - Vedo che lei è stato laringectomizzato nel 2000 quindi dal tumore è da considerarsi guarito considerato che sono trascorsi i 5 anni ....

Controbattei e gli dissi che ero stato in sala operatoria, dopo quel primo intervento 19 volte, in modo serio cioè con ricovero ed anestesia generale, senza considerare tutti gli interventi ambulatoriali. Allora mi chiese

D - Quando ha fatto l'ultimo intervento ?

Ma, risposi, l'ultimo intervento serio l'ho fatto nel dicembre del 2012 con la totalizzazione, prelievo istologico e, ovviamente, ricovero ma che ne avevo subiti altri a seguire. Mi interruppe e mi chiese

D - Quando è stato l'ultimo intervento, le ho chiesto

Allora risposi con un tono da stupido scocciato

V - "ieri, ho cambiato la protesi fonatoria"

La domanda seguente era veramente stupida:

D - Ma è stato ricoverato ?

V - Ovviamente no, visto che ero li da lui

E lui seccato

D - Le ho chiesto quando è stato l'ultimo intervento ma intendevo con ricovero!

V - Allora - risposi - Giugno del 2013

D - Ma lei adesso per la patologia tumorale da chi è seguito ?

V - Dalla commissione multidisciplinare dell'Ospedale dell'Angelo

D - Ma deve fare ancora visite ?

V - Sono appena passato alla fase dei controlli semestrali, finora i controlli sono stati trimestrali, il prossimo ce l'ho tra venticinque giorni perché devo fare prima una ecografia di controllo al collo.

D - Ma, mi scusi, se il tumore è stato asportato nel 2000 come mai continua con le visite ?

V - Perché a dicembre 2012 mi è stata rimossa una recidiva, sono stato totalizzato.

D - Ma lei ha fatto chemioterapia e radioterapia ?

V - Ma - dico io - dottore, è tutto scritto nero su bianco, comprese le date esatte dei ricoveri ed ho allegato le copie delle lettere di dimissione. Purtroppo la mia storia tumorale è tutt'altro che conclusa.

D - Si alzi e cammini fino al lettino !

Rimasi sconcertato, avevamo finito l'analisi della mia storia di tumore o la passeggiata serviva ancora per qualche altra verifica oppure si era cambiato argomento ? Ero io irritabile o lui poco chiaro, esplicito o comprensibile ?

D - Mi pare che lei cammini bene, che non abbia problemi

V - A parte - risposi - che ho appena frequentato una terapia personalizzata di venti sedute riabilitative proprio per la camminata e l'equilibrio, i miei disturbi neurologici alle gambe sono più da sindrome delle gambe senza riposo che potrebbe anche essere un processo evolutivo della sclerosi multipla oppure potrebbe essere a causa dell'ischemia cerebrale verificatasi nel dicembre del 2012"

D - Di che ischemia parla che qui non c'è scritto nulla ?

V - Guardi dottore nella lettera di dimissione dal reparto di rianimazione c'è scritto che mi dimettono con trombosi venosa profonda alla gamba sinistra, ischemia cerebrale con emiparesi destra e frattura di tre costole "

Il medico sfoglia un po' le carte e quindi se ne esche con

D- Già ....

D - Ma lei ha anche la sclerosi multipla ?

Qui avrei voluto solo esprimere il mio pensiero che ho però trattenuto e cioè: ma sei scemo ? Mi hai fatto camminare per verificare cosa, se respiravo con la cannula ? C'è una diagnosi precisa datata Luglio 2009, confermata e riconfermata da almeno quattro neurologi consultati : Mirano, Mestre, Udine, Treviso. Io l'ho solamente fulminato con lo sguardo e credo che abbia capito perché chinò gli occhi sul mio foglio e mi disse:

D - A, già, vedo, diagnosticata nel 2009. Adesso da chi si fa seguire ?

V - Seguire per cosa ?

D - Per la sclerosi

V - Dopo una decine di visite, aver provato farmaci con Tegretol, Mirapexin, Lyrica, Gabapentin ed altri quattro cinque, ho sposato la tesi del neurologo di augurarmi che non peggiori a breve e quando succederà provvederemo, per il momento preferisco i disturbi agli effetti collaterali di questi farmaci.

D - Lei ha la patente ?

V - Si, l'ho dovuta rifare a scadenza come patente B speciale per via della sclerosi

D - Lei dove abita ?

V - A Maerne di Martellago

D - E' venuto da solo

V - Si certo

D - Quindi lei guida nonostante la sclerosi

V - Ma dottore, la convalida me l'ha fatta la Commissione Medica di Treviso, non giro con una patente falsa !

D - Ma non preferisce fasi accompagnare visto che vedo che ha diritto ai permessi in base alla legge 104 ?

V - Ma il fatto di avere diritto non significa che si devono utilizzare giorni di permesso retribuito per cose dalle quali riesco a districarmi da solo

Credo di averlo turbato, forse ha creduto che fosse la bugia più grossa che tiravo fuori, come si poteva non  usufruire dei tre giorni di permesso retribuito avendone il diritto, chi era quell' elemento raro che si comportava come la sua etica morale gli suggeriva ?

D - vedo che qui il neurologo ha indicato anche la "sindrome dello scrivano", di cosa si tratta ?

V - Di un tremore della mano

D - Alzi il braccio e faccia il pugno

V - No, non è così, il tremore compare nel movimento fine, vede, c' è scritto, una delle difficoltà è proprio scrivere perché la mano trema ...

D - Ho capito - Lei che lavoro faceva prima di andare in pensione

V - Ero un quadro intermedio, responsabile del reparto progettazione di una Azienda che fabbrica tessuti per arredamento

D- Ma ha sempre fatto il dirigente ?

V - No ho cominciato nel 1983, prima ho fatto gavetta

D - E che studi ha fatto per questo lavoro ?.

V - Nessun titolo di studio, ho lavorato in Azienda ed ho imparato, mi sono fatto sul campo"

D - Ma un titolo di studio lo avrà pure

V - Si, diploma di maturità scientifica

D - Ecco, vede, una preparazione ce l'ha !

Visita conclusa, dialogo interrotto,

D - Si accomodi dalla SIg.ra Paola che le dice cosa deve fare.

V - Ma dottore, volevo anche dirle che

D - Ho capito, le diranno per il ricorso

Sono uscito, irritato, snervato, sudato per andare ad aspettare che la Sig.ra Paola si liberasse per ricevermi e farmi firmare un paio di carte per avviare il ricorso quindi mi disse che potevo andare e che sarei stato ricontattato per il prossimo appuntamento congiunto tra medico legale, medico di parte e me a data da precisare. Non avevo più neanche saliva dalla rabbia, uscii da quel posto, mi sfilai la cannula per respirare liberamente, raggiunsi la macchina e me ne andai a mangiare qualcosina prima di tornare a casa.

In macchina continuavo a chiedermi se era una cosa normale essere intervistato sul mio stato di salute così, a saltelloni, in modo scoordinato, insulso, senza un briciolo di commenti se non una sorta di sottile polemica e reciproca sfiducia. Mi venne anche l'idea di ritornare ed annullare il ricorso onde evitare di dovermi sottoporre ad un'altra dimostrazione da animale da circo.