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CONDIVIDERE LE ESPERIENZE DELLA VITA

 

Qualunque sia il tempo che vi resta da vivere, quello trascorso con i figli può essere prezioso. È difficile apprezzare la qualità del tempo che trascorrete con loro quando soffrite per gli effetti della malattia o della terapia.

Capita spesso che chi è gravemente ammalato provi a sua volta un senso di “colpa” la cosiddetta responsabilità di essere ammalato:

Eravamo  arrivati ad essere veramente convinti che la mia malattia, il tumore, l’intruso, come lo chiama qualcuno, era frutto di mie precise responsabilità. Quando mi venivano poste domande sulle mie abitudini di vita, mi sembrava di sentirmi dire “Imputato alzatevi”. Tutto quello che è normale per qualsiasi di ciascuno di noi, diventava improvvisamente la “causa” della malattia. Ma come ? Anche gli altri hanno fatto moltissime delle cose che ho fatto anch’io, ma loro senza essere adesso qui, in ospedale a discutere di una patologia così greve. Avevo deciso di “limitare” la mia disponibilità ad aprirmi. Valutare cosa raccontare e cosa era meglio tenere tra i miei segreti. Ci siamo accorti che anche alla lettura degli esiti degli esami sembrava più di essere all’analisi alla macchina della verità che all’indagine su una malattia. Uso il plurale perché la sensazione era condivisa dai miei familiari. Ma poi, sempre, la discussione riprendeva a casa. : se avessi pensato…, se avessi fatto quella analisi …., se non avessi, se …se… se e che del senno del poi siano lastricati i viali dei cimiteri, non interessava a nessuno. E ad un certo punto ho iniziato a crederci : non una quota determinante di sfortuna o di predisposizione, una serie di sfortunate coincidenze, una concomitanza di eventi inquinanti,  Chernobyl, magari,  ma una mia responsabilità : avevo omesso di fare prevenzione, di farmi visitare per tempo, di dare il giusto peso ai primi sintomi. Ma come si fa a dare il giusto peso ai primi sintomi  senza sentirsi dire che stai somatizzando, esagerando, moltiplicando a dismisura gli aspetti negativi, che pensi sempre al peggio ? Avevo terribilmente voglia che questi interrogatori finissero e con loro anche gli atteggiamenti di condanna dei miei trascorsi. Insomma, se c’erano stati errori, alla fine li stavo pagando tutti io. Ma neanche questo era vero, perché un ammalato è un costo per la Società che è costretta a pagarti degenze, interventi, farmaci, terapie e mai che manchino di sottolinearne il costo e la difficoltà ad ottenere gli spazi ed i tempi necessari; e anche lo psicologo e lo psichiatra se non ti sbrighi a risolvere i tuoi problemi. Le tue responsabilità e quindi i tuoi debiti non si estinguono con la tua sofferenza. La perdita del posto di lavoro  o del ruolo professionale che svolgevi sono una conseguenza socialmente logica. Senza contare che anche chi ti sta vicino, pur con tantissimo amore, diventa creditore di qualcosa. E tu diventi irascibile, indisponibile ed indisponente. Se trovi un Medico scontroso tendi a giustificarlo, chissà quanto daffare avrà prima di potersi occupare di me. Se devi rinunciare di colpo ad un sacco di cose, sono tutte meno importanti che guarire, guarire a qualunque costo, presto, bene e tornare efficiente. Diventa un’ossessione.