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il comportamento : inviamo  messaggi con  la rigidità del corpo, le espressioni del volto, il tono  della voce e la distanza che si prende. Rifiutiamo lo sguardo diretto, giocherelliamo nervosamente con la penna, lanciamo sguardi furtivi al medico di fronte all’amico.

Quale dei due comportamenti è il più esplicito ?

Senza contare che a volte ci contraddiciamo: alle parole di speranza, non accompagniamo lo sguardo negli occhi alla persona, oppure la rassicuriamo sulla guarigione e contemporaneamente ridimensioniamo ogni progetto per il futuro.”Magari quando stai meglio ne riparliamo”. Anche starsene zitti, annichiliti in un angolo, esprime l’infinita sensazione di disagio e di imbarazzo.

La normale comunicazione tra due persone intime avviene ad una distanza considerevolmente inferiore a quella tra due estranei anzi, due innamorati si avvicinano per scambiare due parole nell’intimità. Quando invece c’è una  discussione, un litigio o si fanno affermazioni che producono disagio, la reazione immediata è quella di   allontanarsi.

Si dice “ha preso le distanze”, non è un caso :

“Ricordo che all’inizio della malattia, quando questa sembrava completamente guaribile, avevo tutti intorno, che si sedevano sul letto, mi tenevano la mano e trascorrevano ore insieme. Quando la malattia è diventata più grave, le visite hanno cominciato a diradarsi e duravano sempre meno. Chi veniva a trovarmi, non stava più vicino come prima, a volte sembrava appiccicato alla parete, forse perché più indietro di così non era possibile andare.”

 

Le prime volte che mi accompagnava mi teneva tra le sue le mie mani gelate, poi più niente. Tutto il tragitto nel silenzio. Silenzio con cui mascherava la sua paura, che non tollerava, che non esprimeva, della quale non parlava e che comunque intimamente ingigantiva impedendogli di essermi di conforto.

Non potevo occuparmi anche di quella.

Non la posso sopportare nè gestire.

Sono io ,ora fragile, ho bisogno io, di essere rassicurata.