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Ma come uscirne?

L’amore e l’amicizia sono state per me dei farmaci vitali e la grave malattia ha rafforzato entrambi.

Un legame profondo rinforza proprio affrontando insieme le dure prove della vita. E’ stata proprio l’energia derivante da questi legami ad aiutarmi a superare l’iniziale disagio che mi ha fatto allontanare da  chi ripeteva :

 

“Non so cosa dire”.

 

L’importante è, invece, esserci più che dire o fare, esserci con il corpo e la mente.

Ricordiamoci anche che è più facile parlare delle medicine o dei sintomi fisici piuttosto che del nostro sgomento di fronte alla malattia. È più facile agire andando a comprare qualcosa per il malato piuttosto che stargli vicino in silenzio o parlare delle sue paure, perché le sue paure sono anche le nostre paure.

O Informarsi sulla sua patologia e “spiegargli” cosa, dove, come e quando deve fare. Già altri hanno pensato a confondergli le idee con frasi tipo “sta a Lei decidere” oppure “ Al paziente la decisione

 

Me lo ripete il mio compagno, quando mi accompagna al mio personale calvario.

Mi ripete che il cancro è stato preso in tempo, che molte donne (...Dio mi perdoni, ma ora non mi interessa...) sono state molto più sfortunate,che ormai dovrei conoscere e sopportare gli effetti collaterali, che posso ricorrere ai protettori gastrici, agli antidolorifici , agli ...alle...ai...