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COME DIVENTARE BUONI ASCOLTATORI

 

Il ‘buon ascoltatore ’ può essere definito come colui che si dedica alla conversazione mobilitando due parti di sé: la parte fisica e la parte mentale. Molti dei più imbarazzanti vuoti di comunicazione sono causati dal fatto che noi ignoriamo le poche, semplici regole che stimolano la libera comunicazione.

  • Creare l’atmosfera

Occupatevi dei dettagli: mettetevi comodi, sedetevi, cercate di apparire rilassati (anche se non lo siete), cercate di mandare segnali che facciano capire che avete intenzione di fermarvi (per esempio, toglietevi il cappotto).

Tenete gli occhi allo stesso livello del vostro interlocutore, il che quasi sempre vuol dire mettersi a sedere.

Come regola generale, se il vostro caro si trova in ospedale, mettersi a sedere sul letto è meglio che stare in piedi.

Spesso però, vi rendete conto che non potete sedervi sul letto del malato, oppure che l’unico sedile disponibile è il piano di un tavolo o di un comodino. Anche se ciò causa un certo imbarazzo, sedetevi. È comunque meglio che cercare di parlare a qualcuno dominandolo e guardandolo dall’alto in basso.

L’atmosfera deve essere quanto più intima possibile. Evitate di parlare in un corridoio o sulle scale. Ciò sembra ovvio, ma ricordatevi che spesso le conversazioni non vanno come dovrebbero proprio a causa di queste piccole cose. Pertanto, fate in modo di creare l’atmosfera e lo spazio giusti, anche se - per quanto vi sforziate - ci possono essere delle interruzioni: il telefono che squilla, il campanello che suona, i bambini che vanno e vengono. Potete fare comunque del vostro meglio per far sì che l’atmosfera sia quanto più intima possibile.

Non state troppo distanti dalla persona a cui state parlando. Non dovrebbe esserci più o meno di mezzo metro tra voi e il vostro interlocutore; una distanza maggiore renderebbe la conversazione

Imbarazzata e formale, una minore potrebbe far sentire il malato ‘circondato’, soprattutto se è costretto a letto e quindi impossibilitato a sottrarsi. Assicuratevi che non ci siano ostacoli fisici (tavoli, comodini, ecc.) tra di voi. Anche in questo caso può non essere facile, ma se dite qualcosa del tipo “Non è facile parlare da una parte all’altra di questo tavolo. Posso spostarlo?”, può essere di aiuto ad entrambi. Continuate a guardare il vostro interlocutore mentre parla e mentre parlate. Il contatto visivo è ciò che trasmette all’altra persona il senso di esclusività della conversazione. Se in un momento doloroso voi e lui non riuscite a guardarvi dritto negli occhi, almeno avvicinatevi e stringetegli la mano; oppure, se potete, accarezzatelo.

 

  • Scoprite se il malato ha voglia di parlare

Può darsi che il vostro caro non abbia voglia di parlare, oppure che non voglia parlare con voi quel giorno. Può anche darsi che abbia voglia di parlare di cose banali (i programmi della televisione, gli abiti di moda, i risultati sportivi o altre cose quotidiane).

Se ciò accade non offendetevi.

Anche se siete mentalmente preparati per una conversazione impegnativa non scoraggiatevi se in quel momento il vostro interlocutore non risponde alle vostre aspettative. Potete comunque essergli di grande aiuto, rimanendo lì mentre parla di cose quotidiane; o mentre non parla affatto. Se non siete sicuri di quello che desidera il malato, potete chiederglielo: “Ti va di parlare un po’ o preferisci stare in silenzio?”. Piuttosto che avviare una conversazione profonda non desiderata, è meglio partire da questa semplice domanda. Oppure, se il malato è stanco o ha appena parlato con qualcun altro, potete dirgli: “Parlami solo se te la senti”.

 

  • Ascoltatelo mostrando di ascoltare

Quando il vostro caro parla, cercate di fare due cose: innanzitutto ascoltatelo anziché pensare a quello che direte dopo; secondo mostrategli che lo state ascoltando.

Per ascoltare bene dovete concentrarvi su ciò che il vostro caro dice. Non dovete pensare alla risposta che gli darete perché così facendo anticipate ciò che pensate stia per dire e non prestate attenzione a ciò che invece sta effettivamente dicendo.

Sforzatevi di non interromperlo.

Mentre parla non intervenite, ma aspettate che abbia finito prima di interloquire. Se il vostro caro vi interrompe con un “Ma” o un “Credevo”, o con un’espressione analoga, fermatevi e consentitegli di dirvi ciò che vuole.

  • Spronate il malato di cancro a parlare

Un ‘buon ascoltatore’ non se ne sta seduto immobile come un registratore in funzione. Potete effettivamente aiutare il malato a parlare di ciò che gli passa per la mente. Gli espedienti semplici vanno benissimo: cercate di annuire e di dire cose del tipo “Sì”, “Capisco”, “Vai avanti”. Sono espressioni molto semplici, ma nei momenti di tensione sono proprio le cose semplici quelle che facilitano le situazioni. Potete anche mostrare al vostro parente o amico che sentite, e ascoltate, ripetendo due o tre parole dell’ultima frase che ha pronunciato. Ciò fa veramente capire a colui che parla che le sue parole vengono recepite. Potete anche ripetere al vostro interlocutore ciò che avete appena ascoltato da lui, in parte per verificare se avete capito bene e in parte per mostrargli che lo ascoltate e vi sforzate di capire. Potete, per esempio, dire “Allora intendi dire che …”, oppure “Se ho ben capito senti che …”.

Si potrebbe dire inviate l’informazione di ritorno che state seguendo quelle che dice.

  • Non dimenticate il silenzio e la comunicazione non verbale

Se qualcuno smette di parlare, di solito vuol dire che sta pensando a qualcosa di doloroso o delicato. Aspettate per un attimo, stringetegli la mano o accarezzatelo, se ne avete voglia, e poi chiedetegli con delicatezza a cosa stia pensando. Non mettetegli fretta anche se vi sembra che il silenzio duri secoli. Può darsi che il silenzio vi faccia pensare “Oddio, adesso non so cosa dire”. Ma il silenzio può indicare che effettivamente non c’è niente da dire. Se questo è il motivo, non abbiate paura di tacere e state vicino al malato. In queste situazioni toccare delicatamente il volto del vostro interlocutore o mettergli un braccio intorno alla spalla può essere più prezioso di qualunque cosa possiate dire.

A volte la comunicazione non verbale vi dice molto di più sul vostro parente o amico di quanto possiate immaginare. Eccovi un esempio tratto dall’esperienza di un malato

 

I suoi occhi azzurri e trasparenti diventati due pozze senza speranza. Risento la sua voce “Francesca per piacere fammi un massaggio con le tue manine morbide , ho la schiena che mi fa così male! “

  • Non abbiate timore di esprimere i vostri sentimenti

Potete usare espressioni del tipo “Mi è difficile parlare di …”, oppure “Non sono molto bravo a parlare di …”. Riconoscere i sentimenti che sono di solito abbastanza ovvi per entrambi (anche se si tratta dei vostri sentimenti e non di quelli del malato) può migliorare incredibilmente l’atmosfera e riduce spesso quel senso di imbarazzo o di disagio che tutti noi avvertiamo di tanto in tanto. È straordinario quanto ciò possa migliorare la comunicazione tra voi e il malato.

  • Accertatevi di non aver frainteso

Se siete sicuri di comprendere ciò che il vostro caro intende dire, potete sottolinearlo. Frasi come “Mi sembri molto abbattuto” oppure “Immagino che ciò ti abbia fatto infuriare” sono repliche che lasciano intendere che avete afferrato i sentimenti di cui ha cercato di parlare o che ha provato a esternare. Tuttavia se non siete sicuri di ciò che ha voluto dire, chiedetegli, per esempio, “Come ti sentivi?”, “Che ne pensi?”, “Come ti senti adesso?”. Se fate delle supposizioni che si rivelano errate possono nascere dei malintesi

 

  • Non cambiate argomento

Se il vostro caro vuole parlare di quanto si senta male, consentiteglielo.

Può essere doloroso per voi sentire alcune delle cose che dice, ma - se siete in grado di sopportarlo - rimanetegli vicino mentre parla.

Se vi sentite troppo a disagio e ritenete di non essere in grado di affrontare questi argomenti in quel momento, diteglielo e proponete di rimandare a un’altra volta.

Potete anche dire cose semplici e scontate, del tipo “Ciò mi mette molto a disagio in questo momento. Possiamo riprendere a parlare più tardi? O un’altra volta ? ”. Non cercate di cambiare

argomento senza ammettere il fatto che il malato ha sollevato questioni  che vi hanno turbato.

 

  • Non cominciate mai col dare consigli

L’ideale sarebbe che nessuno desse mai consigli se questi non sono stati  richiesti. E se date dei consigli, richiesti, curatevi di essere ben informati: consigliare un amico su una posizione piuttosto che su un’altra, corrisponde ad assumersi una responsabilità precisa sulla decisione finale.

  • Accogliete l’umorismo

Molti immaginano che non ci sia proprio nulla da ridere quando qualcuno è gravemente malato o sta morendo. In questo modo, però, perdono di vista una caratteristica molto importante dell’umorismo. L’umorismo ha un ruolo importante nell’affrontare grandi minacce e paure. Infatti ci permette di sbarazzarci di sentimenti forti e di vedere le cose nella giusta prospettiva. L’umorismo è uno dei modi con cui gli esseri umani affrontano le cose che sembrano impossibili da affrontare. Pensate agli argomenti su cui si incentrano più comunemente le barzellette. Nessun argomento riproduce una situazione positiva: si ride delle “disgrazie”.