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Valentino Pagnin

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Ma anche una donna deve avere buongusto

UOMO O DONNA E’ QUESTIONE DI BUON GUSTO

 

Da quando avevo rilevato la direzione dell’ufficio stile dell’azienda, si era consolidata l’abitudine di aiutare ed ospitare periodicamente degli stagisti, fossero questi italiani o stranieri, Il programma di formazione veniva svolto con assoluta dedizione allo studente e quindi partiva da una sua idea di progettazione tessile sino alla realizzazione a livello potenzialmente industriale del progetto svolto.

Era molto impegnativo, ma anch’io ero molto sensibile avendo a mia volta dei figli ai quali avrei sinceramente augurato di trovare anche loro la possibilità di conoscere bene la realtà lavorativa in aggiunta quella scolare.  Un giorno fummo contattati da un liceo artistico tedesco per spiegarci che nel loro programma quinquennale era previsto per ogni studente uno stage presso una azienda estera  e che questo stage doveva essere certificato sia dalla presenza costante dello studente che sul programma di formazione che si intendeva fare ed in seguito a come era stato portato a termine.

Decidemmo, con Sabrina perché erano decisioni che coinvolgevano anche i miei collaboratori, di ricevere una di queste studentesse. Stabilito il giorno arrivò e fu accompagnata nel suo  appartamentino, pronta ad entrare in servizio il giorno successivo. Era arrivata Petra e sarebbe rimasta con noi 3 mesi durante i quali avrebbe sviluppato un progetto a tema assegnato (area esecutiva) un progetto prettamente tecnico per l’introduzione al sistema CAD – CAM ed infine un progetto della studentessa  da realizzare in tessuto ed il disegno o bozzetto, insomma l’idea, doveva essere dello studente.

Il giorno seguente Sabrina, progettista dello studio, andò a prelevarla a casa per poi arrivare in studio, presentarla a tutti ed avviarla alla collaborazione come stabilito.

Era estate e d’altra parte il periodo di stage corrispondeva alla pausa estiva della scuola.

Arrivò una ragazza molto alta, bionda, capelli molto lunghi e molto corposa, con una minigonna tipo cinturone, poco sotto i glutei ed una camicetta bianca, molto larga in tela anche un po’ rigida un po’ sopra all’ombelico, annodata a caso sopra al seno ovviamente senza reggiseno.

Sinceramente sono rimasto un po’ interdetto nel vederla, certo non era una donna meravigliosa ma sopperiva con gli effetti di nudo e di vedo e non vedo o meglio, vedo bene e chiaro. Io il mio lavoro lo facevo sostanzialmente chiuso nel mio ufficio anche se uscivo spessissimo nel salone comune, l’open space di progettazione e più di una volta ho visto Petra rilassata, seduta ma molto scoperta.

Era il suo modo di rapportarsi al mondo. Un bel giorno mi ero abbastanza stufato di questa presenza un po’ forzata anche perché mi rendevo conto che c’era un maggior afflusso di colleghi uomini in studio in quel periodo: chi per una fattura da mettere in pagamento, chi per una richiesta di offerta su un progetto nuovo, altri per sollecitare o chiedere informazioni sul suo progetto, altri solamente per visionare il campionario insomma apertamente un collega con il quale ero in maggiore confidenza, mi spiegò che era considerato uno studio molto interessante e non per i tessuti o forse meglio, per il poco tessuto usato da Petra. Presi in disparte Sabrina che era un po’ la supervisore della stagista e la pregai di farsi portavoce con Petra del disappunto che mi creava. Sabrina fece ciò che le avevo chiesto e mi riferì che Petra confidava di riuscire a sedurre me, che, come capo responsabile dello studio ero per lei il più importante ed anzi, era molto delusa dal mio totale disinteresse nei suoi confronti.

Io rimasi basito. La cosa non mi fece ne piacere ne mi fece inorgoglire anzi, mi fece indignare. Lei sapeva benissimo che ero sposato, che avevo due figli ed una famiglia allargata piuttosto ampia e trovavo decisamente fuori luogo il suo comportamento.

Passarono dei giorni in cui venne in studio decisamente più morigerata nel costume e questo a me andava benissimo. Un giorno però, arrivai a non  poterne più. Uomo ero uomo, non indifferente del tutto, facevo fatica a non distrarmi finché mentre parlavo con un Cliente che dava le spalle a Petra me la ritrovai davanti mentre si sistemava la lunga chioma bionda, le braccia dietro la testa ed il seno completamente scoperto perché la camicetta era troppo corta per quella posizione.

Feci di tutto per non distogliere l’attenzione  dal Cliente che però si accorse che c’era qualcosa di strano e questo mi innervosì moltissimo. Non fosse bastato, Petra s alzò dallo sgabello del tavolo tecnico per avviarsi al bagno ma la minigonna che portava le si era  alzata al punto da divenire una cintura in vita lasciando completamente scoperto il “lato B” decorato da un perizoma bianco.

Un grosso fondoschiena ma decisamente volgare.

Chiaro che mi generava un imbarazzo  che oltre non si poteva perché di lei non mi interessava molto ma mi davano noia tutte le battute su di me e su come “sceglievo” le stagiste più in base alla disponibilità che alle capacità.

Dovevo chiudere prima dei tre mesi questa storia. Decisi quindi di accordarmi con i due capofabbrica, di Firenze e di Como, per spedirla in fabbrica a fare uno stage di produzione; ero sinceramente convinto che tra tessitrici e meccanici sarebbero stati meno formali di me e che non gliele avrebbero mandate a dire.

Il mio non è un ragionamento di classe tra impiegati ed operai ma semplicemente una considerazione e cioè che negli ambienti di produzione si è molto più abituati alle espressioni colorite ed al chiamare pane il pane e vino il vino ed è più facile mettere in difficoltà una persona specialmente se non pratica del lavoro.

Così rientrò a Venezia ma i tre mesi non erano ancora trascorsi ed io non la volevo in studio. Era però, nel frattempo, arrivato anche il mese di Settembre e, con mio grande gaudio, la ragazza venne richiamata al rientro per iniziare l’anno scolastico nuovo.

Non servì ripeterlo: una sera, tutti insieme, una pizza, tanti saluti e via, le referenze della sua esperienza la invierò via posta appena riesco a prepararla.

Mi sono sentito sollevato benché le battutine e i “riferimenti del tutto casuali” si ripeterono per diverso tempo dopo la sua dipartita. Ma, dico io, se un uomo provocato poi reagisce, è un violento ?