pv3

Valentino Pagnin

DAL MONDO

Notizie, commentate senza pretese

SALUTE

Un bene prezioso, sottovalutato ?

SCRITTURA E LETTURA

Due attività che possono salvare la vita

CANCRO AL SENO e non solo

Persone che anche se ferite rinascono

LE COSE DEL "SOCIALE"

Come la rete snatura i rapporti sociali

OPINIONI A CONFRONTO

Opinioni, non insulti (che sono di moda)

A+ R A-

Ma una donna può essere un aumento di stipendio ?

BELLA DONNA UGUALE AUMENTO DI SIPENDIO ?

 

All’epoca, in studio, eravamo solamente in tre, Daniele, un ragazzo italiano ma nato e cresciuto nella Svizzera tedesca, molto poco espansivo, di pochissime parole e molto chiuso e timido. Un bravissimo disegnatore, preciso e molto accurato nei dettagli. Lui aveva studiato, sempre in Svizzera, tessitura ed era diplomato come perito tessile.

Poi c’era Anna, una ragazza piuttosto bella, capelli rossi ma molto scuri a boccoli, ed anche lei amava molto la precisione grafica ma univa l’esperienza estetica maturata per il diploma di perito grafico maturata al liceo artistico di Venezia. Infine c’ero io, con la mia preparazione di liceale, messo li per organizzare il lavoro ed integrarmi nel mondo della progettazione tessile e pronto ad imparare da chiunque avesse qualcosa da insegnare, ma “capo” del gruppo. Il lavoro, comunque, non mancava proprio tanto che ad un certo punto decisi di chiedere alla Direzione dell’ Azienda di assumere un’altra persona per assolvere alcuni ruoli che non riuscivo a coprire. Era un’epoca in cui la parola “delega” aveva veramente ancora un significato e quindi il Presidente mi delegò alla selezione ed alla scelta di un o una candidato/a. E così mi misi subito al lavoro per convocare alcune studentesse dell’Istituto Statale D’Arte di Venezia, consultandomi anche con uno dei Professori che ben conoscevo per aver organizzato in passato diverse mostre espositive proprio dell’Istituto. Non convocai tantissime persone perché le conoscevo già, dovevano essere uscite dalla maturità l’anno precedente e poi c’era il valido contributo del professore. Alla fine delle brevi consultazioni, emerse il nome di Sabrina. Era ( e probabilmente lo è ancora ) una bella ragazza, mora, molto raffinata, elegante e con un suo charme ben definito e gradevole. Era talmente spaventata che al colloqui definitivo venne accompagnata dalla mamma che io, con una certa rigidità pregai di aspettare fuori dal mio ufficio perché era la ragazza da intervistare e non la mamma e spiegandole che non si trattava del primo giorno di scuola ma quello di lavoro. L’aver trattato così bruscamente la mamma, creò subito un clima di diffidenza, tra me e òla mamma ed anche tra me e Sabrina. Come da protocollo, le proposi di fare presso lo studio un periodo di prova di 30 giorni e poi, se fosse tutto andato bene, l’avrei confermata per un lavoro a tempo indeterminato (come si direbbe oggi) .

Per me era una ragazza carina, decisamente carina, portava spesso le gonne corte, vestiva come si vestivano quasi tutte le giovani di quegli anni. Io avevo già due figli, un maschio ed una femmina poco più giovani di Sabrina per cui relazionarmi con lei mi fu estremamente facile ma mi resi anche conto che non era altrettanto per lei.

Mi accorsi, nel tempo, che il traffico in entrata allo studio era aumentato nell’ultimo periodo e mi convinsi che un po’ tutti degli altri uffici, erano curiosi di essere presentati ma soprattutto di vedere di persona quella che mi veniva commentata come “la ciliegina sopra la torta”, “il bocconcino”, la “bella gioia”, definizioni che mi irritavano ma alle quali non davo seguito per non dargli importanza.

Il capo del personale, Francesca, un bel giorno aveva deciso di smettere di fumare, consigliato dal medico e quindi quasi ogni mattina, scendeva in studio per “fare due chiacchiere”, scroccarmi una

Sigaretta ed ovviamente fumarsela in pace e fuori da occhi indiscreti. Era una consuetudine ma un giorno andammo a chiacchierare di retribuzioni, di rinnovo dei superminimi, dei minimi contrattuali e, dopo essersi fumato la sua abituale cicca, accomiatandoci,  mi disse “ a proposito, per lei nessun superminimo e nessun aumento per quest’anno”. Non ero particolarmente stupito, era una delle sue battuta, ma gli chiesi se ero stato cattivo, sorridendo. Sempre sorridendo lui mi rispose “Lei il suo superminimo se lo è preso da solo”, con un lieve accenno con la testa a Sabrina. Buttai tutto sul ridere, ma la cosa non mi piacque proprio per nulla. Una bieca insinuazione, seppur “sempre sorridendo”.

Ma la vera, reale vittima di questi presupposti non fui tanto io ma proprio Sabrina: si diffuse in azienda l’idea che si trattasse di una assunzione pilotata, di un gradevole sfizio di Valentino, bella ma non necessariamente ne brava e nemmeno, poi, tanto intelligente. Le cose non stavano affatto così, aveva una grandissima sensibilità umana, sentimenti veri e profondi. Legò in modo particolare con Daniele dal quale tirò realmente fuori tutte le migliori doti: aveva riconosciuto in lui una forma di autismo che non lo rendeva un asociale ma giustificava abbastanza bene il suo isolamento, la sua  trasandatezza, le pari di pressapochismo che metteva nel vivere. E lo fece praticamente, come si prenderebbe per mano un bambino ( che in realtà era più coetaneo mio che suo ). Lo accompagnò negli acquisti e lo guidò per un abbigliamento non solo più decoroso in studio ma anche e soprattutto nel privato; lo abituò lentamente a smettere alcune sue ancestrali abitudini di indifferenza alle apparenze come stendersi a terra per disegnare cose molto ampie, a non impuntarsi su cose poco importanti, a restare calmo in situazioni tese, a tirare fuori il suo madrelingua tedesco con i Clienti di quella lingua ed un sacco di altri dettagli e comportamenti, fino ad accompagnarlo, negli anni, al matrimonio con Donatella con la quale è tuttora felicemente sposato. Si potrebbe scrivere un libro su tutte le “marachelle” che hanno combinato insieme per poter sbloccare la condizione un po’ egocentrica di Daniele. Di questo immenso lavoro, nessuno si accorse, le rese onore e nemmeno la comprese perché venne presa per una persona dalla festa facile, dalla giocosità a danno della redditività e via così. Per una serie di eventi e mutamenti, le vennero assegnate, sia chiaro, da me, delle mansioni rispetto alle quali la Direzione aziendale cambiava ipostazioni: il mercato americano dove entrò come converter, la collezione “Trasparences”, tendaggi che l’ azienda smise di produrre per questioni di convenienza e persino nelle public relations con gli studenti, gli stagisti rispetto ai quali la direzione chiuse i rubinetti e ci obbligò orsino a disdire appuntamenti organizzati con scuole tedesche ed americane, vere e proprie joint  adventures molto gratificanti. Ovviamente con l’andare del tempo, non avendo modo di consegnarle una precisa e chiara locazione aziendale, restò emarginata e “punita” per questo assurdo peccato d’origine che l’ha accompagnata ( almeno fino a quando sono rimasto io  responsabile dello studio). Tra mille altre cose, anch’io ho stretto con lei una grandissima amicizia che vive tuttora, con lei, con il marito ed anche con la figlia, Rosamaria, oramai grande.