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Valentino Pagnin

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Donne e uomini diversi nel lavoro ?

PARITA’ NEL LAVORO TRA UOMO E DONNA

Indubbiamente le Donne sono in grado di ricoprire tutti i ruoli che può ricoprire un uomo, ed a mio avviso, vale anche il contrario, basterebbe abbattere dei muri e muretti che fanno si che, storicamente, gli uomini non hanno mai fatto ma che potrebbero tranquillamente imparare a fare con un briciolo di volontà per imparare.

E’ solo più comodo dire “non so stirare”. Grazie, ma ci hai mai provato davvero ?

Idem per cucire, lavare, spolverare, detergere i vetri, cucinare, occuparsi dei figli, tutte mansioni che è comodo "non saper fare" e mai tentare di imparare.

In tessitura esistono numerose distinzioni di ruolo, create dalla diverse fasi di lavorazione: c’è un magazziniere filati, una orditrice, una annodina, una rimettina, una tessitrice, una verificatrice, un magazziniere e spedizioniere dei finiti,

Più o meno sono  le categorie principali, escludendo gli impiegati dell’unità produttiva. Tra questi ruoli, si ritaglia un posto professionalmente altissimo, il meccanico che in tessitura viene definito assistente. A questa persona viene affidata la manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i macchinari ed è un lavoro di una certa responsabilità perché, per esempio, non fanno mai le ferie in Agosto perché è un mese in cui, a macchine ferma, si può fare il massimo degli interventi per la ripartenza di Settembre. Ovviamente io ho usato i termini dei ruoli in maschile e femminile, sulla base della maggioranza del sesso a cui appartengono le varie categorie lavorative. 

Compito dell’ assistente era anche quello di cambiare i disegni del telaio. Questo, un tempo perché adesso è tutto informatizzato, richiedeva che l’ assistente di tessitura salisse su di un pavimento a circa 3m di altezza e completamente grigliato e quindi trasparente. Da questa posizione, doveva inviare segnali all’operatore sotto per far muovere lentissimamente il telaio fino a raggiungere un punto “neutro” dal quale si poteva proseguire per la rimozione delle schede perforate del disegno vecchio e rimpiazzarlo con il nuovo.

Una volta, ma poi si ripetè ancora, decisi di sviluppare alcuni prototipi in sala tessitura di un lavorante terzista al quale noi fornivamo tutto, dai materiali ai disegni, per la produzione su vasta scala di ciò che non riuscivamo a produrre noi direttamente. Mi presentai con Claudio, il titolare dell’ azienda, in tessitura. Lui mi accompagnò al telaio e mi presentò Antonia, una donna minuta, con un camice nero invece che blu come tutte le altre operaie, quel tipo di donna giovane ma che sembra molto più vissuta dei suoi anni, intimidita un po’ dalla mia presenza ma molto disponibile e riservata. Claudio ci lasciò a lavorare ed allora cominciai a impartire i miei “ordini”. Chiesi i filati da predisporre per creare i colori dei nuovi prototipi e di vedere il pacchetto dei disegni da provare. Erano tutti li, accatastati per bene e pronti per essere utilizzati. Quando fu tutto pronto, chiesi ad Antonia di salire a cambiare il disegno (lavoro assolutamente interdetto agli ospiti). Lei salì la ripida scaletta in metallo con le braccia impegnate dal disegno da cambiare e quindi senza aggrapparsi a nulla; sembrava molto pratica, capace e soprattutto forte perché il pacco di schede perforate che rappresentavano il disegno era ingombrante e pure piuttosto pesante.

Quando arrivò esattamente sopra di me, cominciò a farmi segno di muovere delicatamente il telaio. Ovvio che io dovessi seguire in ogni istante le sue indicazioni, così alzai la testa e lo sguardo, per prestare attenzione agli ordini. Benedetta donna, forse non era stata avvisata che avrebbe lavorato con me ma era su perpendicolare a me, ma in gonna ! La cosa mi mise subito in imbarazzo perché era sostanzialmente impossibile distogliere lo sguardo che io stesso ritenevo indiscreto. Lei no, lei era tranquilla; non che ci fosse molto da scoprire, per carità, ma trovavo la condizione estremamente imbarazzante. Arrivammo, comunque, all’ora di pranzo e lei, mentre si tesseva, mi aveva detto che sarebbe andata a casa a mangiare un boccone. Uscii a pranzo a mia volta, accompagnato da Claudio ed all’orario stabilito riprendemmo il lavoro. Nel frattempo, io pensai, si sarà cambiata ed arriverà con un paio di pantaloni o si metterà una tuta ed invece no, tranquilla e serena in gonna e pure pronta a salire per i cambi richiesti. Onestamente ero un po’ sconcertato ma alla fine riuscii a glissare sulla cosa manifestando una assoluta indifferenza; comunque posso testimoniare che portava collant neri ma intimo bianco ….

Non la consideravo una provocazione, lei era così, metteva le sue mani negli ingranaggi, dove serviva, capitava che si ungesse, che si impolverasse, che utilizzasse attrezzi anticamente definiti “da uomini”, si stendeva sotto le macchine (telai) con assoluta disinvoltura come quando per annodare dei fili rotti e sporgendosi in avanti, mostrava a tutti, non solo a me, il suo lato “B”.

Era sorridente e solare e forse, pensai tra me, non vedeva le cose con malignità, a lei stava bene così, tanto, pensava lei, alla fine non si vede niente ed era vero, alla fine mi ci ero tranquillamente abituato anch’io.   In una Azienda di Prato, invece, erano tutti, ma assolutamente tutti uomini in fabbrica ma per fare i lavori "da donna", preferivano affidarsi ad alcune donne ( probabilmente in nero ) che venivano fa fuori azienda. Sembrava che gli operai ne facessero una questione di genere : io, maschio, non faccio lavori da donna.