IL PAPPONE

Certamente io vivevo letteralmente circondato da donne, donne belle, donne intelligenti, donne capaci, donne meno intelligenti, meno belle e donne che avevano molte caratteristiche dell’una o dell’altra classificazione: c’erano donne belle ed intelligenti, c’erano donne brutte ma capaci. Donne belle ma stupide e così si poteva arrivare alla donna da amare, bella, intelligente, capaci, paziente, mamma, amica e chi più ne ha più ne metta.

La causa del viaggio che stavo per cominciare era una manifestazione fieristica a Milano Lacchiarella; partii con Isabella, una donna bella, molto intelligente, brava mamma di due bimbi, moglie  e decisamente molto simpatica. Si presentava, dunque, un viaggio gradevole anche perché tra noi due c’erano già da tempo una simpatia reciproca che, però, si basava anche sul reciproco rispetto. Lei era sposata con una Agente di Polizia normalmente in servizio autostradale, Leopoldo, era il suo nome, ma tutti ovviamente lo chiamavano Leo. Non ho mai capito il perché, ma ci avevano messo a dormire in una hotel a Pavia sostenendo che eravamo più vicini che da Milano. In ogni caso, l’una o l’altra locazione andava bene perché si usciva la mattina, si rientrava la sera e dopo una veloce rinfrescata, si andava tutti a cena in compagnia e comunque, una volta presa l’auto ed essersi messi in autostrada, andare in un albergo o nell’altro, era indifferente. Fu un periodo particolare perché mentre in passato le visite in fiera non erano gradite all’azienda e quindi chi voleva veniva a sue spese, ultimamente venivano mandati, e spesati per il viaggio, moltissime persone della sede: era diffusa l’idea che fare un minimo di formazione sul prodotto fosse utile un po’ in generale, inclusa la contabilità o il CED, per esempio. Arrivammo al nostro spazio espositivo e lavorammo fino a sera ma entrambi, forti di esperienza ricevuta dalle mostre di Parigi, Francoforte, Berlino, Monaco, osservammo che mancavano alcuni elementi fondamentali per uno stand come per esempio i posacenere ( all’epoca non c’erano tutti i divieti che giustamente esistono oggi), dei blocchi per appunti, le penne, banalissime biro ma servivano e poi diversi altri dettagli, io ed Isabella uscimmo un po’ prima per andare a fare le compere necessarie il mattino seguente. Eravamo solo noi due, il resto della compagnia o non era ancora arrivata o erano alloggiati altrove e quindi io ed Isabella trascorremmo la serata in giro per negozi a Pavia, e poi a cena non proprio a lume di candela, ma in un ottimo ristorante con un sottofondo musicale e luci diffuse e leggere. Rientrammo in albergo ed avemmo entrambi una percezione strana quando chiedemmo le chiavi delle rispettive nostre camere, un sorrisetto di complicità sotto ai baffi che non lasciava spazi ad una interpretazione maliziosa del nostro “chiedere due chiavi”, insomma, secondo il portiere una bastava e l’altra magari ci faceva pure lo sconto perché non utilizzata. In ogni modo, la nostra serata si chiudeva li e l’appuntamento con Isabella era per la mattina seguente, alle 8,30 “pronti per partire”. Arrivammo allo stand, distribuimmo gli acquisti fatti la sera precedente e passò anche la prima giornata di esposizione. Alla sera stessa filastrocca, sia prima che dopo essere andati a cena e proprio durante la cena, con Isabella riflettemmo sulle percentuali di persone che approfittano dei viaggi di lavoro per fare le loro scappatelle, e non solo uomini, evidentemente visto che ad ogni uomo dovrebbe corrispondere una donna in giro per lavoro; la nostra fu una considerazione amara sulle piccolezze del genere umano. Vita da stand, e quattro giorni erano più che sufficienti, adesso che venissero degli altri a darci il cambio, io ed Isabella, per sera, saremmo ripartiti per Venezia e buonanotte a tutti.

Quella mattina, però, arrivarono da Venezia anche Sabrina e Petra, una stagista della quale si occupava per l’appunto, Sabrina. Rapidamente ci mettemmo d’accordo che avremmo fatto rientro a Venezia, a sera, tutti e quattro insieme. Era Maggio, e le giornate volgevano decisamente nella prospettiva estiva ed infatti, usciti dalla mostra e su richiesta delle signore, ripassammo in albergo benché le stanze fossero già state liberate, gradivano darsi una rinfrescata prima di partire, nemmeno si fosse trattato di un viaggio col cammello, Pavia Venezia in tre ore si fa tranquillamente. Arrivarono nella hall le tre grazie, trucco rifatto, minigonna indossata, cambio scarpe, le gentil donne erano pronte ed io aprii la carrozza e partimmo. Dall’albergo all’autostrada avevamo, ovviamente, un tratto di strada provinciale o regionale che fosse, ed io mi resi conto che stavo viaggiando accompagnato da tre bellissime donne, tutte tirate a lucido e lo commentai come si commenta una cosa gradevole e ci si scherzava su finché non arrivammo ad un semaforo nel quale io dovevo girare a sinistra mentre nella corsia alla mia destra, ci affiancava un camion, di quelli massicci adibiti al trasporto terra. Il conducente del camion, senza troppa finezza, si sporse dal finestrino del suo veicolo per contemplare le tre ragazze in maniera che anche se non espressa a parole, lasciva ben intendere il suo pensiero. Isabella, certamente la più disinvolta e seduta davanti al mio fianco, abbassò il finestrino e si mise a chiacchierare con l’autista e indicando me gli disse “se vuoi mettiti d’accordo con lui perché è il nostro pappone” Io richiamai Isabella all’ordine, ma Sabrina, che era ugualmente sul lato destro dietro abbassò a sua volta indicandomi come il loro protettore, osa che cominciò anche ad innervosirmi un po’ anche perché il verde mi sembrava tardare all’infinito. Le due donne terminarono la conversazione con il camionista appena arrivò il verde perché partii a razzo verso il centro dell’incrocio ma il camionista, che mi stava sulla destra, benché con una partenza meno rapida, ci raggiunse al centro dell’incrocio, perche io dovevo attendere la precedenza altrui per girare, e si fermò bloccando parzialmente il traffico e suonando le poderose trombe del suo clacson. Onestamente, mi sentivo additato come magnaccio, lenone, macrò, mantenuto, mezzano, pappone, prosseneta, protettore, ruffiano,e pure sfruttatore. Bella figura, per fortuna non  c’era nessuno che mi conoscesse o un agente di polizia particolarmente solerte. Ed infine arrivò anche il mio turno di svolta e li si pose fine alla sceneggiata delle carissime donne.