LE FUGHE IN SVIZZERA

 

Capitava, in determinati periodi anche molto di frequente, che arrivavano in albergo, a Cantù, un certo numero di persone, quattro o cinque, giacca, cravatta e prendevano la camera per una doccia o altro perché non ho mi indagato e poi si aspettavano nella hall e poi, quando anche l’ultimo aveva consumato il suo drink, partivano per Bellinzona dove c’era un casinò: andavano proprio appositamente, poco più di un’ora di macchina, e li restavano tutta la notte o perlomeno, restavano fuori dall’albergo dove avevano le camere. Una sera, mentre stavo chiacchierando con il portiere, un ragazzo molto gradevole, sempre ordinatissimo, parlava a voce bassa ma quel tanto di volume da farsi ben capire ed anche abbastanza riservato perché alla fine è vero che anche a me raccontò diverse cose su alti ospiti, ma lo faceva son un certo “savoir faire” molto gradevole e soprattutto si asteneva dal giudicare le cose o i comportamenti degli ospiti. Quella sera stavamo parlando e chiedendoci sia come avesse potuto farlo, sia sulla miseria, di un ospite che si era portato via il televisore dalla camera, pur avendo lasciato i suoi documenti la sera prima per la registrazione. Oltretutto va tenuto presente che non erano ancora usciti gli schermi ultrapiatti e che si erano portati via un televisore da 24” a tubo catodico e quindi molto ingombranti ……. Misteri dei topi d’albergo. Un giorno assistetti alla “cerimonia dell’aperitivo” stando seduto su una poltrona dell’entrata separata da salottino dove si trovavano loro, ma a poco più di un metro e quindi distrattamente ascoltai i loro discorsi. A farla breve, il loro programma prevedeva una o più giocate al casinò e poi una “battuta di caccia” alla donna, safari che normalmente riusciva visto che lo pagavano. Il mattino seguente io dovevo andare in tessitura sin dal primo turno di lavoro per l’organizzazione del fermo telaio che doveva essere il più ridotto possibile per consegna di produzione e quindi sveglia presto e via entro le 6,20 partire, il tempo della strada più un caffè tanto per carburarmi. Passai nella Hall a lasciare le chiavi ed in quel mentre, la compagnia degli svizzeri stava rientrando, un po’ meno eleganti e composti della sera precedente. Pensai a quali follie potevano avere fatto in così poco tempo: viaggio andata e ritorno, cena, immagino, puntatina al casinò, sessione di caccia, magari anche con tempistiche differenti, attesa in un salotto di raggrupparsi  nuovamente per via ella macchina, un caffè in autogrill, un tour de force, e dormire ? Riposarsi per essere efficienti oggi ? Non erano affari miei e  presi la porta e me ne andai. La sera stessa, ci trovammo con Marco, il portiere, a parlare di queste fughe e della loro logica. Me la spiegò piuttosto bene Marco perché da dietro il bancone lui aveva più strumenti di me. Allora questi signori prenotano una camera a Cantù, transitano per l’albergo, prendono una camera, fanno una telefonata (tutti e quattro) e quindi partono, Le loro stanze restano in sostanziale ordine perché è da cambiare il solo set di asciugamani; e tutto questa parte a carico dll’ Azienda che li spesa in loco. L’albergo in Svizzera, invece, se lo pagano loro ed anche la battuta di caccia, immagino perché è difficile avere una ricevuta ed anche avendola, sarebbe stato complesso giustificare la spesa, come quella dell’ albergo perché o uno ha il dono dell’ubiquità, oppure la camera di quella notte doveva essere una, e non due. Mi spiegava poi che loro rientravano, facevano una veloce toilette, certamente una telefonata a casa e quindi colazione al volo prima di iniziare la loro normale giornata di lavoro. La cosa che maggiormente mi diede fastidio, ovviamente mai manifestato apertamente, erano le telefonate tranquillizzanti alle mogli, bugie spudorate dette senza un benché minimo senso di colpa, di pochezza, di immoralità. E comunque una truffa veniva perpetrata anche nei confronti dell’ azienda, non tanto per le spese di trasferta quanto per l’efficienza che poteva avere durante la giornata dopo una notte insonne. Ora io di questi personaggi non conoscevo nulla ma, considerata l’età, c’erano anche buone possibilità che fossero dei papà. Io sarò anche stato il bigotto di turno, ma non riuscivo a trovare un solo motivo per giustificali, una attenuante di qualche tipo. Era veramente una mancanza di rispetto per la famiglia che, magari, sta pur in ansia che non ti succeda qualcosa mentre rientri in auto in autostrada dopo trentasei ore senza dormire. Non sono mai riusciti a coinvolgermi in queste fughe perché non avevo alcun interesse a gioco d’azzardo, che conoscendomi, mi avrebbe fagocitato ma soprattutto non avevo interesse a fare sesso a pagamento.