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INPS AMORE O ODIO ?

Per quanto istintivamente una persona possa comprendere, a livello logico, di essere menomato fisicamente, risulta sempre difficile ammetterlo a se stessi sinceramente e senza ripensarci continuamente su. Trovi sempre delle persone solidali che anche ti ascoltano e soprattutto capiscono oltre che udirti e che ti suggeriscono di prendere provvedimenti.

 

Il ragionamento non faceva una grinza: non riesci più, nonostante tutta le tua buona volontà, a mantenere i ritmi di lavoro, le scale non le fai più, andare "sotto alla scrivania" a collegare un cavo del PC devi chiamare un collega e chiedergli un piacere, arrivi alla fine dell' orario giornaliero esausto, sfinito, ti è un peso guidare per rientrare a casa e se trovi coda o anche un po' di rallentamento, scoppi in lacrime. Sono arrivato ad elaborare l'idea di chiedere di poter fare un orario a part time: non posso rinunciare al lavoro perché ho necessità di guadagnare per vivere ma non riesco più a produrre l'energia necessaria; la soluzione del part-time sarebbe una soluzione intermedia, meno ore e meno denaro ma forse un po' più di benessere. Ed allora, come fare ? I colleghi, quelli che oltre ad essere colleghi sono anche amici con la a maiuscola ti suggeriscono di avviare la richiesta del riconoscimento dell'invalidità civile per patologia o per la somma della patologie. La compagna di vita ti suggerisce di rallentare ma ti rifiuti di diventare un rifiuto sociale, un mantenuto. E' un brutto momento della vita, è come ammettere di non essere più una persona  per diventare un mezzo uomo, interiormente insoddisfatto di aver volutamente cercato il tuo stesso tramonto della vita. Sai bene che non potrai mai tornare indietro, al massimo mantenere lo status quo.

 

I miei colleghi di lavoro mi vedevano sofferente e continuamente barcollante ma si facevano scrupoli nel fare domande di approfondimento anche perché non comprendevano che tipo di patologia e disturbi io avessi esattamente. Io avevo ripreso, nonostante la laringectomia e la patologia neurologica, il mio lavoro normale: ero rientrato con mansioni totalmente diverse e che non mi piacevano, ma ero profondamente grato al mio datore di lavoro di avermi conservato il posto dopo le assenze a causa del tumore alla gola, delle neuropatie, delle varie ricadute e ricoveri.

Un giorno è venuta da me Lucia, la responsabile dell'ufficio personale, cara amica oltre che collega, proponendomi di fare domanda di invalidità civile. Al momento sono rimasto scandalizzato: non mi sentivo e non mi ritenevo un invalido, riuscivo a gestire la mia vita in modo pressoché normale, parlavo al telefono ed ero ben compreso, per la mia sindrome mi lamentavo anche talvolta, ma non mi impediva assolutamente di guidare e di essere sempre puntualissimo al lavoro, assolvevo i miei compiti ed ero anche diventato presidente di una associazione di volontariato riferita alle malattie tumorali. Non comprendevo l'insistenza di questa collega perché in qualunque modo mi avrebbero riconosciuto solo l'handicap tumorale perché la siringomielia non era neanche contemplata nell'elenco delle malattie riconosciute invalidanti. Per due anni la questione invalidità era rimasta in sospeso: l'ammissione di essere un invalido civile mi deprimeva anche se comprendevo che mi avrebbe riconosciuto ufficialmente delle agevolazioni che per la verità, grazie alla direzione aziendale, di fatto avevo già come per esempio un ufficio tutto per me, privo di polveri, esente da inquinamenti ed ero talmente tranquillo che mi era perfino consentito di occuparmi dalla mia associazione anche durante l'orario di lavoro. Per rispetto della mia condizione di tracheostomizzato era stata spostata la stampante di rete per evitarmi l'inalazione di toner combusti ed avevo avuto l'autorizzazione da parte dei colleghi di girare per l'ufficio senza obbligo di girare con fazzoletti o foulard o altro a copertura della evidente cannula che adornava il mio collo.

 

Era poi un periodo in cui radio televisione e tutti i media diffondevano informazioni sulle indagini effettuate sui falsi invalidi, diffondendo tutti i risultati eccellenti ottenuti nello scovare coloro che riuscivano ad ottenere l'invalidità pur non essendo assolutamente nelle  condizioni. Lucia, la responsabile dell'ufficio personale mi ha proposto, un giorno, di andare con lei al patronato al quale lei si riferiva normalmente per farmi spiegare direttamente da loro i miei diritti ed i vantaggi che avrei avuto nella presentazione della domanda di riconoscimento di invalidità civile. Non ero per niente convinto di questa scelta ma l'operatrice del patronato mi ha spiegato che avrei cominciato a farmi riconoscere dall'INPS e che, se le prospettive erano tutt'altro che rosee, questo era il corretto modo di cominciare perché in seguito sarebbero state domande più semplici perché riferite all'aggravamento della patologia e non al suo riconoscimento. Inoltre mi ha fatto notare che un piccolo assegno probabilmente sarei riuscito ad ottenerlo in quanto la patologia tumorale, di per se è riconosciuta invalidante, tanto più se avessi avuto una dichiarazione dello specialista che io non potevo più vivere senza l'uso della cannula tracheostomica.

 

La cosa non mi preoccupava assolutamente perché si trattava semplicemente di farmi certificare delle cose che erano già state scritte in forma diversa ma che erano solamente da confermare senza alcun bisogno di trovare medici compiacenti ma semplicemente coerenti con le loro diagnosi. E così ho avviato le procedure per la richiesta di invalidità civile, circa sette anni dopo essere stato operato di tumore. La procedura è stata semplicissima, raccolti i documenti degli specialisti il mio medico di base ha compilato un modulo dove riassumeva le mie patologie ed io presentavo gli allegati consegnando tutto al patronato che si sarebbe occupato di inoltrare e di farmi sapere. L'ho fatto, sia per la possibilità di avere un contributo economico, ma soprattutto per la questione della identificazione da parte dell'INPS perché ero convintissimo che la patologia neurologica sarebbe progredita, non mi aspettavo che progredisse anche quella tumorale, ma questa è un'altra storia. La pratica era avviata e mi rasserenava molto l'idea che avevo presentato documentazioni assolutamente vere, corrispondenti alle patologie, che non avevo forzato per alcuna forzatura o strumentalizzazione. Si trattava adesso di attendere la chiamata per la visita medica del medico legale del' INPS ed al massimo poteva dirmi che non avevo diritto a nulla, ma non certo che era una richiesta da falso invalido. Ma questo era il mio modo di riuscire a scacciare il pensiero della resa. Quando lo vedi scritto nero su bianco che ti viene riconosciuta una invalidità civile pari al 100 %, dal punto di vista "civile" e con una capacità  lavorativa ridotta dell' 85%, perdi la percezione di te stesso, ti percepisci finito, archiviato, un di quelle  persone "da ricordare".

Far finta di essere sani

I miei colleghi di lavoro mi vedevano sofferente e continuamente barcollante ma si facevano scrupoli nel fare domande di approfondimento anche perché non comprendevano che tipo di patologia e disturbi io avessi esattamente. Io avevo ripreso, nonostante la laringectomia e la patologia neurologica, il mio lavoro normale: ero rientrato con mansioni totalmente diverse e che non mi piacevano, ma ero profondamente grato al mio datore di lavoro di avermi conservato il posto dopo le assenze a causa del tumore alla gola, delle neuropatie, delle varie ricadute e ricoveri.

Un giorno è venuta da me Lucia, la responsabile dell'ufficio personale, cara amica oltre che collega, proponendomi di fare domanda di invalidità civile. Al momento sono rimasto scandalizzato: non mi sentivo e non mi ritenevo un invalido, riuscivo a gestire la mia vita in modo pressoché normale, parlavo al telefono ed ero ben compreso, per la mia sindrome mi lamentavo anche talvolta, ma non mi impediva assolutamente di guidare e di essere sempre puntualissimo al lavoro, assolvevo i miei compiti ed ero anche diventato presidente di una associazione di volontariato riferita alle malattie tumorali. Non comprendevo l'insistenza di questa collega perché in qualunque modo mi avrebbero riconosciuto solo l'handicap tumorale perché la siringomielia non era neanche contemplata nell'elenco delle malattie riconosciute invalidanti. Per due anni la questione invalidità era rimasta in sospeso: l'ammissione di essere un invalido civile mi deprimeva anche se comprendevo che mi avrebbe riconosciuto ufficialmente delle agevolazioni che per la verità, grazie alla direzione aziendale, di fatto avevo già come per esempio un ufficio tutto per me, privo di polveri, esente da inquinamenti ed ero talmente tranquillo che mi era perfino consentito di occuparmi dalla mia associazione anche durante l'orario di lavoro. Per rispetto della mia condizione di tracheostomizzato era stata spostata la stampante di rete per evitarmi l'inalazione di toner combusti ed avevo avuto l'autorizzazione da parte dei colleghi di girare per l'ufficio senza obbligo di girare con fazzoletti o foulard o altro a copertura della evidente cannula che adornava il mio collo.

Era poi un periodo in cui radio televisione e tutti i media diffondevano informazioni sulle indagini effettuate sui falsi invalidi, diffondendo tutti i risultati eccellenti ottenuti nello scovare coloro che riuscivano ad ottenere l'invalidità pur non essendo assolutamente nelle  condizioni. Lucia, la responsabile dell'ufficio personale mi ha proposto, un giorno, di andare con lei al patronato al quale lei si riferiva normalmente per farmi spiegare direttamente da loro i miei diritti ed i vantaggi che avrei avuto nella presentazione della domanda di riconoscimento di invalidità civile. Non ero per niente convinto di questa scelta ma l'operatrice del patronato mi ha spiegato che avrei cominciato a farmi riconoscere dall'INPS e che, se le prospettive erano tutt'altro che rosee, questo era il corretto modo di cominciare perché in seguito sarebbero state domande più semplici perché riferite all'aggravamento della patologia e non al suo riconoscimento. Inoltre mi ha fatto notare che un piccolo assegno probabilmente sarei riuscito ad ottenerlo in quanto la patologia tumorale, di per se è riconosciuta invalidante, tanto più se avessi avuto una dichiarazione dello specialista che io non potevo più vivere senza l'uso della cannula tracheostomica.

La cosa non mi preoccupava assolutamente perché si trattava semplicemente di farmi certificare delle cose che erano già state scritte in forma diversa ma che erano solamente da confermare senza alcun bisogno di trovare medici compiacenti ma semplicemente coerenti con le loro diagnosi. E così ho avviato le procedure per la richiesta di invalidità civile, circa sette anni dopo essere stato operato di tumore. La procedura è stata semplicissima, raccolti i documenti degli specialisti il mio medico di base ha compilato un modulo dove riassumeva le mie patologie ed io presentavo gli allegati consegnando tutto al patronato che si sarebbe occupato di inoltrare e di farmi sapere. L'ho fatto, sia per la possibilità di avere un contributo economico, ma soprattutto per la questione della identificazione da parte dell'INPS perché ero convintissimo che la patologia neurologica sarebbe progredita, non mi aspettavo che progredisse anche quella tumorale, ma questa è un'altra storia. La pratica era avviata e mi rasserenava molto l'idea che avevo presentato documentazioni assolutamente vere, corrispondenti alle patologie, che non avevo forzato per alcuna forzatura o strumentalizzazione. Si trattava adesso di attendere la chiamata per la visita medica del medico legale del' INPS ed al massimo poteva dirmi che non avevo diritto a nulla, ma non certo che era una richiesta da falso invalido. Ma questo era il mio modo di riuscire a scacciare il pensiero della resa. Quando lo vedi scritto nero su bianco che ti viene riconosciuta una invalidità civile pari al 100 %, dal punto di vista "civile" e con una capacità  lavorativa ridotta dell' 85%, perdi la percezione di te stesso, ti percepisci finito, archiviato, un di quelle  persone "da ricordare".

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