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La Sea Watch 3 «è pronta a ripartire nel giro di mezz’ora,

«abbiamo fatto una serie di manutenzioni a bordo della nave»

in base alle prescrizioni dalla Guardia Costiera. Da quando è nata

«La Sea Watch ha superato 22 ispezioni, una ogni 6 mesi»,

ma da parte dell'Italia c'è un «ostruzionismo» che ha il solo obiettivo di impedire alla nave della Ong tedesca con bandiera olandese di lasciare il porto di Catania e tornare nel Mediterraneo per proseguire nelle operazioni di ricerca e soccorso dei migranti. La denuncia arriva da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, in una conferenza stampa alla Camera che ha ricostruito i passaggi che dopo il salvataggio di 47 migranti il 19 gennaio al largo della Libia hanno portato la nave a Catania il 31 gennaio, dopo 12 giorni.25 gennaio 2019

Ferma a Palermo la nave Mare Jonio
Dopo il blocco della spagnola Open Arms, la Sea-Watch 3 era l’unica nave civile di soccorso nel Mediterraneo.

Ferma a Palermo per manutenzione dopo un’intensa attività in mare tra ottobre e dicembre anche la nave di soccorso Mare Jonio (battente bandiera italiana) della piattaforma Mediterranea che su twitter scrive:

«In questo momento non ci sono navi di soccorso nel Mediterraneo centrale, dove si continua a morire nel silenzio. Aiutaci a tornare in mare, aiutaci a salvare vite». «Speriamo che possa tornare in mare presto, non è vero che nessuno parte più dalla Libia, solo che non si sa»

ha detto l’avvocato di Mediterranea Lucia Gennari, che ha aggiunto:

«Noi ci muoviamo sia per terra che per mare. Abbiamo incontrato i migranti sbarcati dalla Sea Watch 3 insieme alla deputata Rossella Muroni a Messina».

 

NIENTE ONG - NIENTE PARTENZE - NIENTE MORTI L'equazione del nostro Ministro dell'interno.

Ma chi lo dice ? Ma in queste condizioni nemmeno più i pescherecci si fermeranno a prestare soccorso col rischio di vedersi sequestrare l'imbarcazione eed essere accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma "Fuoco a mare" non ha spiegato proprio nulla ?

"Il medico, mostrando la foto di un barcone con ottocentosessanta persone, racconta di quelli che non ce l'hanno fatta. Soprattutto di quelli che per giorni navigano sottocoperta, stanchi, affamati, disidratati, fradici e ustionati dal carburante.

Commosso e sconvolto, il dottore racconta di quanti ne ha potuti curare e di quanti, invece, ne ha dovuto ispezionare i cadaveri recuperati in mare, tra cui tante donne e bambini, facendo molta fatica ad abituarsi. Così, mentre Samuele cresce e affronta le sue difficoltà per diventare marinaio, infatti a Lampedusa tutti lo sono, in mare prosegue la tragedia dei migranti e l'impegno dei soccorritori.

 

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