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Nel 1969, con l'anno scolastico '69/70 sono entrato al Liceo Scientifico "Giordano Bruno" a Mestre. 

Tutta la mia famiglia era orientata verso gli insegnamenti umanistici, in particolare scuola e specialmente primaria: mio padre Direttore Didattico, mio fratello e le mie due sorelle Maestre elementari, poi una della due si è laureata in psicologia ed è diventata psicoterapeuta ed il fratello, laureatosi, divenne Direttore Didattico a sua vola. Avevo pure uno zio, Galliano, maestro pure lui. Mi sentivo un po' una bestia rara fuori contesto ad aver scelto un corso di studio scientifico ma ero stato lasciato libero nella mia scelta ed a me andava benissimo. Certamente il passaggio dalla scuola "di base" a quella superiore è un momento significativo: non più compagni conosciuti, del quartiere, in qualche maniera vicini di casa ma un mondo di persone da tutto il territorio che per me, allora, era vastissimo, del Comune di Venezia. Da subito si presentò la distinzione tra le "sezioni" che studiavano inglese come seconda lingua e quelle, come la mia, che avevano il francese. Ovviamente gli eletti allo studio dell'inglese si ritenevano i VIP mentre noi, francesofili, eravamo i servi della gleba. Tra l'ultimo arrivato come me, e l'ultimo non ancora uscito vi erano almeno sette anni di differenza perché alcuni "studenti" in realtà si erano "fermati" nella scuola più perché attivisti di movimenti politici che come ripetenti. Mi resi subito conto che erano gli attivatori di molte iniziative studentesche se non di tutte. Siamo stati collocati in una classe che, probabilmente, era destinata all'insegnamento di chimica o di qualche altra specializzazione scientifica perché era a gradinate a scendere su una  cattedra maestosa, direi imperiale. L'approccio non fu indolore perché sin da subito alcuni ragazzi si imposero prepotentemente come i più determinanti, autorevoli, disinvolti (e maleducati (aggiungo io) su tutti noi, ragazzi e ragazze. Si perché un'altra grande novità era la classe mista, maschi e femmine insieme con i conseguenti logici capannelli distinti. Io sin da giovanissimo, per vie che sono stato l'ultimo fratello fino al 1963, venivo chiamato "piccolo" ed anche in quella classe mi sentivo il piccolo: erano quasi tutti più alti di me ed io pensavo anche più belli, più interessanti, più e basta. I professori e le professoresse, poi, erano uno più strampalato dell'altro: c'erano quelli in giacca, cravatta e quelli i jeans e maglioncino, le professoresse vestite da deportate e quelle vestite da ragazzina, con tanto di minigonna. Professori col sigaro (spento) in bocca e professori sussiegosi, professoresse truccate appena uscite dalla parrucchiera e professoresse trasandate come quando si sta a fare lavori in casa. Mi resi conto che ci sarebbe voluto un po' di tempo per ambientarmi ma non vedevo alternative.

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