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Il primo anno del Liceo venni travolto dal contesto generale e sociale e sconvolto da una prima vera cotta. Poi venne il tempo del 05-02-Il club del "Buco rosso" e poi cominciai, a partire dal secondo anno, a sviluppare una mia personale idea che, più che politica, era riferita al sociale, ai ruoli che ciascuna persona doveva assolvere per restare un membro della società in modo onorevole. Lentamente ma progressivamente mi presi l' "insulto" di Reazionario (fautore della reazione politica; sostenitore di idee conservatrici; retrogrado) Io di mio vedevo ognuno andarsene per conto suo, senza regole ed anche senza un futuro. C'erano professori che, invece di fare lezione, facevano dei comizi, il professore di disegno appoggiava visceralmente gli ideali di sinistra, approvando in alcuni momenti persino ciò che io sentivo criticare da tutte le parti come le Brigate rosse, il professore di filosofia, che al contrario sosteneva idee di destra tanto che si opponeva di credere che le donne avessero la capacità di studiare. Poi c'era il professore di italiano e latino, un bonaccione ma assolutamente non adatto all'insegnamento e noi certo non eravamo delicati tanto da metterlo seduto in cattedra a piangere con le mani appoggiate sui gomiti. La professoressa di francese, di sinistra ma non estremista e comunque trattava un po' da "sciocchi" quelli che, come me, volevano solamente studiare. Nella scuola vigeva già allora il divieto di fumare, ma fumavano tutti e qualcuno si faceva anche la canna.Poi c'era il vicepreside che voleva fare il dittatore, girava per una scuola vestita di jeans, in giacca e cravatta tiratissima: sembrava sempre vestito da cerimonia. La mattina si arrivava a scuola e non si sapeva se la scuola fosse in occupazione, in autogestione, se c'era assemblea oppure sciopero o ancora, manifestazione. Il fatto era che tutto veniva deciso da un non meglio qualificato CUB, Comitato Unitario di Base ma sempre composto da "studenti" liceali di 25/30 anni, veniva da chiedersi quante volte avevano ripetuto gli anni scolastici ..... Anche se c'era assemblea, poi, non era praticamente possibile parlare perché o parlavano loro, o dicevi le cose che volevano loro oppure venivi fischiato prima da loro e poi da tutti, dietro come pecore. Un mio compagno di classe era un ammiratore di Mussolini e di Almirante mentre un'altro era un amante di Cuba e della sua cultura. Poi c'era lo slogan. Viva Marx, Viva Lenin, Viva Mao Tse Tung, quando non ripetevano pedissequamente Ce n'est qu'un debut, continuons le combat

Il "Bruno", assieme al "Franchetti" erano a dir poco recentissimi finiti di costruire nel 1968. Entrare in quegli ambienti e vederli assolutamente nuovi ma già deturpati da scritte a vernice sui muri, residui di cartelloni incollati senza autorizzazione, nastri adesivi con residui di carta appiccicati, era veramente uno scempio. Sarà stato, forse, che io già a quell'epoca avevo avuto l'esperienza di dipingere una stanza, di scrostare i muri per stuccarli e di pulire a fine lavoro, senza poi considerare il prima ed il dopo dei mobili da spostare. Persino le toilette erano deturpate da scritte di pennarello inneggianti a questo o quel gruppo politico, alla presa in giro di uno studente, alla denigrazione di una studentessa o di un professore. Sembrava una volontaria affermazione di distruzione della cosa pubblica, come se l'avesse pagata qualcun'altro. Le scritte incise su tutti i materiali di legno, dai corrimano delle scale, alle sedie delle classi, le cattedre e tutto quanto era aggredibile e deturpabile.

Le vetrate dell'ingresso erano rese indecenti da residui di colle di tutti i tipi, anche qui misti a carta e colla che faceva perdere l'effetto di trasparenza verso l'esterno. Le aule erano dotate di veneziane, per proteggere, se del caso, i presenti ma anche queste, nel solo giro di un anno erano ridotte decisamente male, sia a livello ci lamelle che di cordoncini.

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