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Ovvero

 

 

SPERO DI CAVARMELA AL MEGLIO

 

Paura

Prima di cominciare la mia avventura chirurgica, fui visitato dall'oncologo, rasserenante, sereno, una visita quasi da medico di base, auscultato, misurato la pressione, mostrato la gola, insomma, niente di particolare.

Mi riferì che, dall'esame obbiettivo, non risultava nulla di particolare, salvo i due linfonodi già analizzati con l'agoaspirato e quindi certamente positivi al tumore.

Questo io lo sapevo, ma mi rasserenò il fatto che sembrava molto sereno sul resto dell'organismo.

Mi prese decisamente in contropiede nel momento in cui mi elencò le analisi e gli esami clinici a cui avrei dovuto essere sottoposto : gastroscopia, broncoscopia, risonanza magnetica in toto, rx torace, P.E.T., T.A.C., laringoscopia in sospensione, con ricovero e anestesia totale, e chi più ne ha ne metta.

Mi spiegò, sempre con molta cortesia, che tutti questi esami miravano ad escludere una diffusione globale delle cellule malate e che erano necessari per un corretto approccio alla terapia da affrontare.

Iniziò così un calvario di visite, non tanto perché gli esami in se, che comunque andavano affrontati, ma per i tempi esponenziali che venivano richiesti ed alla fine rendersi conto che in una settimana di ricovero avrei potuto fare tutto invece di andare avanti ed indietro in day-hopital per diversi giorni.

L'intero mese di novembre fu così dedicato alle indagini preparatorie.

La paura,mano a mano che vennero eliminate aree di infezione,scemava, restava l'indagine più dura e cioè quella alla gola.

Sapevo che avrei dovuto essere ricoverato e posto in anestesia totale per consentire ai chirurghi di visitarmi con tranquillità, senza rischio di conati o di rigetti, e soprattutto effettuare tutti i dovuti prelievi istologici.

Qualche giorno prima del ricovero, fui convocato in otorinolaringoiatria e visitato da una dottoressa molto giovane che mi propose di accelerare l'intera procedura, di guadagnare tempo, facendomi  al momento un piccolo intervento di prelievo istologico.

Tutto questo sarebbe stato possibile solo se io fossi stato collaborativo.

Dichiarai la mia totale disponibilità e mi preparai a "soffrire" un po'.

Sfoderò forbici,pinze, abbassalingua, guanti e, facendosi aiutare dall'infermiera, non molto preparata ad un fuoriprogramma di questo tipo, iniziò il suo intervento.

Al primo tentativo riuscì a "strappare" un frammento non più grande della cruna di un ago, e lo giudicò insufficiente, al secondo riuscì a "strappare" solo un po' di sangue ed un filetto di fibra.

A questo punto decise di rinunciare adducendo come motivazione che la forbice non era sufficientemente affilata (?).

Forse non ero ancora registrato per le dosi di dolore da sopportare, fatto sta che mi parve veramente una overdose: gli occhi mi lacrimavano ed avevo voglia di scappare.

Venne dopo poco il primario che, ugualmente, mi invitò ad aprire la bocca, mi guardò in gola e chiese alla sua collaboratrice come mai avevo quelle abrasioni alla faringe.

Gli rispose che aveva tentato un prelievo istologico; non ero ancora "di casa" ma ho sentito un chiaro diverbio tra il primario e la giovane dottoressa sulla procedura decisamente fori dal comune.

Giustamente il "rimprovero" si limitò al minimo, penso, trovandoci entrambi di fronte al paziente ma questo mi influenzò a prendere le distanze, per quanto possibile da una inesperta ma ricca di iniziativa dottoressa.

Ebbi modo di conoscerla più approfonditamente e purtroppo la mia prima sensazione non trovò che conferme.

 

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