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08 - Dimissione protetta

CHE COS’E’ LA DIMISSIONE PROTETTA?

l domicilio è considerato il luogo privilegiato in cui la persona può recuperare in modo totale o parziale l’autosufficienza.

Anche nei casi in cui la malattia provoca la perdita permanente, totale o parziale, dell’autonomia le cure domiciliari rappresentano sempre un forte stimolo e un valido sostegno per recupero delle proprie potenzialità. Il rientro a domicilio, a seguito di un ricovero ospedaliero, può rappresentare un momento critico sia per la persona che per la sua famiglia la quale può essere impreparata a gestire la nuova condizione ed il relativo carico
assistenziale.

Pertanto l’ospedale riserva una speciale attenzione alla comunicazione, alla programmazione ed al coordinamento tra la struttura ospedaliera e il domicilio.

Il realtà si viene dimessi e la responsabilità del controllo e delle terapia del paziente viene delegati ad un familiare che si renda disponile. Milli quesro ruolo lo assunse in maniera realmente impegnata. 

Rientrati a casa Lei si manifestò sin da subito molto preoccupta e caricata di responsabilità senza percepirsi ne la competenza ne le dovuta assistenza, praticamente abbandonata

Le aziende ospedaliere e le ASL costituiscono nodi di una rete impegnata ad offrire interventi sociali e sanitari integrati rivolti alle persone anziane non autosufficienti o affetti da malattie croniche ed invalidanti.
La dimissione protetta pertanto costituisce lo strumento operativo che assicura alle persone con necessità assistenziali complesse un percorso di tutela alla persona.

 

La dimissione protetta è un percorso assistenziale programmato e concordato con la persona e la sua famiglia rivolto ai pazienti “fragili” prevalentemente anziani, affetti da più patologie, da limitazioni funzionali o disabilità.

Come si è tradotto, in pratica, per me il trasferimento a casa

Non potevo circolare da solo per la casa, nemmeno andare al bagno, camera, solamante seduto in poltrona o steso a letto.

Milli mi ha sequestrato la carta di credito, il Bancomat, la patente e persino il cartellino sanitario con queste motivazioni:

  • Carta si credito perché non  rischiavo di effettuare pagamenti sballati in linea col computer
  • Bancomat  perché non avrei avuto bisogno di denaro contante e comunque non avrei potuto andare in Banca.
  • La patente perché comunque non avrei potuto guidare quindi non mi serviva
  • Infine il cartellino perché in farmacia, a ritirare i farmaci ci sarebbe andata lei e non io

Alle fine persi anche la gestione dei farmaci perché io "non c'ero di testa" quindi rischiavo o i prenderli doppi o di non prenderli affatto. Mw li preparava lei. Questo atteggiamento, seguendo la logica, appare molto affettuoso ed impegnativo per lei, ma non teneve onto del mio processo di perdita dell'autostima ed autonomia, chiedevo "solo" un po' di comprensione, ma per quanta me ne arrivasse, non mi bastava mai. a cosa dice la medicina su questa oggettiva difficoltà rispetto alle quali sia io che mia moglie ci siamo trovati impreparati:

"I più evidenti sono i deficit motori e sensoriali, ma intaccando il cervello, l’ictus può comportare anche disturbi cognitivi.

Il deficit cognitivo più visibile anche ad un occhio non esperto, è il disturbo di linguaggio. È il più visibile e riconoscibile ma non è l’unica conseguenza possibile. In base all’area cerebrale coinvolta, potremmo osservare deficit di memoria, di attenzione, di riconoscimento, del ragionamento, della programmazione motoria, della pianificazione ed esecuzione di compiti complessi e così via.

Oltre ad avere un’influenza diretta sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro caregivers, i disturbi cognitivi dopo un ictus sono associati ad una maggiore mortalità e probabilità di istituzionalizzazione e a maggiori costi per il sistema sanitario.

Oltre ai disturbi cognitivi, un ictus può avere conseguenze anche sul  piano emotivo-comportamentale, specialmente quando le aree coinvolte sono quelle dei lobi frontali. In questi casi si può osservare un cambiamento della personalità. La persona colpita può apparire più disinibita, rigida, irritabile o, al contrario, apatica, demotivata, senza più interesse per ciò che la circonda.

I familiari potrebbero notare una difficoltà della persona a riprendere le attività della vita quotidiana, minore efficienza nei compiti che prima svolgeva in autonomia, un cambiamento della personalità, ma non saprebbero individuarne la causa nè come gestire tali difficoltà.

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