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Ogni cosa che facevo

Me ne restavo li a rimugginare sulle possibili evoluzioni della mia vicnds m non riuscivo a trovare un solo pensiero positivo. Il giorno seguente, considerto he la notte era trascorsa decorosamnte, pretesi di essere accompagato al bagno per l toilette mattutina. Personalmntw ritenni ridicol cendere dl letto per montare in crrozzina, perorrere 3 mtri pinto per poi rialzarmi per andare al bagno e poi la toilette in piedi davanti al lavllo.  poi ritono di tre metro per stendermi nuovamente e letto. Ma cosa ci facevo ? Mi davano delle pastiglie anticoagulanti la mattina e poi la buona notte a sera. Tentavo di chiedere se erano in programma ulteriori accertamenti ma non riuscivo ad ottenere una risposte. La risposta, più o meno, era sempe la stessa e cioè " se è  ancora vivo, allora vuol dire ch le cose vanno bene ", ovviemente on mi sembrava una risposta coerente ad una diagnosi. Allettato com'ero non potfo certo controllare le mie emissioni puzzolenti che vennero notate e mi venne propoto di "liberare l pancia da un po' d'aria. Io aderii volenieri perchzè i trattava di una siruazione che olte che imbarazzarmi, mi dva anch molto fastidio fisico. Non mi apettavo, però, che la terapia consistesse nel infilzarmi con un tubo a mo' di colonscopia. Ovviamente iun bel po' d'aria uscì, ma po mi ripresero perhé secondo loro dovevo controllarmi ed espellere solo aria. Feci presente che non mi era possibile, ed allora me la tolse.

Mi trasferiono, l terzo giorno, in reparto e già ucire dalla semintensiva mi parve un grand pogresso illuso com'ero che di li a poco avrei avuto una vera prognosi. Continuavo a chiedre come fosse stato possibile che all'ecocolordoppler esguito a Novembre 2019 la carotide destra risultasse competmente libera ed invece, al 26 Dicembre fosse ompletamente occlusa, ma si tratta di una domanda alla quale attendo ancora risposta. Scattò, a mio avviso, un sistema di denigrazione. Fecero riultare, per esempio, in cartella (potuta visionare solo due mesi dopo) che avevo ifiutato l'assunzione di farmaci in particolre il Lendormin al quale non avrei proprio mai rinunciato considerato he erano e sono anni che lo assumo per dormire, impossibile. Unasera, sentii urlare "Aiuto " dlla camera accanto alla mia e d'istinto mi sporsi a cedere cosa succedeva. Si trttava di un signore paraplegico, portato in camera con un sollevatore e rimasto intrappolato sospeso al quale le cinghie procuravano dolore. Io gli feci prsente che non conoscevo assolutamente il sollevtore in uso e uindi non mi sarei fidato a fare nessuna operazione  lui, bruscamente, mi disse di chiamare subito quelcuno e di non toccarlo, cosa dalla quale mi sare ben guardato di fare. Uscii in corridoio ed vvisai una infermiera che mi ripose "può anche aspettare, è il solito brontolone " A me questa risposta non ando bene e uindi protestai. A mia moglie, il giorno seguente, venne riferito che io "giravo di notte nelle stanze di altri paienti e ch mi intromettevo a  sproposito nel rapporto tra malati e personale". Ma nche se io tenti di spiegare a mia moglie cosa esra successo realmente, mi resi conto di avr perso credibilità: per tutti ero moto confuso e on questo mi avevano etichettato Chiesi allora a Milli di prendere un appuntamento con il medico, incontro al quale avrei molto gradito anch la presenza di marco, mio figlio. Io ero certo onfuso e chideo di essere portato via di li, ma la mia onfusione venne condivisa da entrambi dopo aver parlato col medico:


[15:27, 31/12/2019] Marco Pagnin: Ciao, faccio una breve sintesi di quanto detto oggi dal dottore.

Una chiusura della carotide ha provocato un'ischemia cerebrale. Siccome la chiusura è stata graduale, altre arterie hanno fatto la funzione della carotide, quindi l'ischemia è stata ridotta e il danno relativamente piccolo.
Un'operazione è stata ritenuta troppo rischiosa per il pericolo di un sanguinamento ( emorragia cerebrale) conseguente alla riapertura della crotide
Ha un danno di tipo motorio alla parte sinistra del corpo. Milly ha evidenziato che anche l'occhio destro e il comportamento sembrano compromessi.   pr fortuna si tratta di un danno ridotto), pensai
Per il momento il dottore lo tiene sotto osservazione, riservando gli esami alla fase successiva alla dimissione.

[15:30, 31/12/2019] Marco Pagnin: Entrando nel campo delle opinioni, dal mio punto di vista sarebbe molto più sensato fargli tutte le visite finché è lì, e non aspettare inutilmente giorni, se non settimane, per fargli prenotare visite in là nel tempo. In ogno modo, qulunque cosa io facessi o dicessi, veniva "usata contro di m"

Ogni cosa che mi aspettavo

Onestamnte mi percepico in una condizione di rischio Non venivo mai visto da un medico, persino la dottoressa he aveva provveduto alla prima anamnesi si fermava mai ad informarsi sul mio stato. Non riuscivo a rilassarmi in alcun modo, il pensiero ch mi tormentava era che io stavo li in ospedaale, on un dichiarato rischio di nuovo Ictus ( e di ictus temporanei ne avvo certamente avuti ma nessuno se ne ea preoccupato) ma non si procedeva con alcuna indagine, un lettroencefalogramma. Io facevo realment fatica a leggere, sia libri h l PC che nel frattempo mi era stato portato, e dopo una violent caduta nelle quale dinii con la fronte ul comosino, avevo pure rotto gli occhiali. Ho più volte chiesto di esere sottopoeto a visita oculistica ma non sembrava una cosa utile, poi finalmente, sia un esame deel campo visivo che uno oculistico. Le due speialist, in ambulatorio, mi confermarono una molto probabile lesione del nervo ottico; me lo dissero ma non lo scrissero. Io olevo l'esito delle due visite per poter chiedere a qucuno di miei da un ottico per farmi fare un pio di occhiali più conformi possibili alla mai siyuazione ma non vi fu verso di averne una copia (e nemmeno ora sono riuscito ad averla) Tentavo di mantenermi in contatto con mia mogie, mio filio ed i fratelli, tramite messaggi ma ogni volta che mi ci impergnavo il cellulare mi cdeva dalla mano sinistra, completamente priva di controllo. Inoltre, non vedendoci, scrivevo idiozie ed accettavo le proposte del correttore automatico che faceva diventare incomprensibili tutti i miei messaggi. Io continuavoa non comprndere poi, d un cro punto, una infermiera mi dise, ena nemmeno rifletterci troppo, evidentemente "Lei oggi è in trasferimento, abbiamo già avvisato sua moglie, più tardo la riportiamo all'ospedale dal quale è arrivato. Ok, dall'ospedale di Mestre a quello di Mirano, sui motivi, non era dato sapere. A me andava anche bene perché ritenevo l'equipe medica di Mirano più "umana" di quella di Mestre. nel pomeriggio rrivò un ambulaniere con tanto di barelle, coperte e lenzuola e mi avvisò che mi avrebbe portato a Mirano. Mi chiese se mi bastava la seggiola o prferissi la barella ed io risposi h sarei andato a camminando fino all'ambulanza. Arrivti, l'infermiere mi suggrì i coprirmi che fuoi era freddo. Salii i fcmmo un viaggio in tutto relax, al contrario dll'andata che avevano acceso tutti i lampeggitori  le sirene. Io chiesi "come mai" e mi risposero che non c'era nessuna urgenza segnalata, se mi sentivo bene e se oleo essere meso disteso. Risposi che stsvo volentieri seduto e così arrivammo ll mia nuova stanza. Ovviamente ro inmpaziente di sapere dsl nuovo ricovero cosa avrei dovuto apettarmi, ma non riuscii a parlar con nesuno prima del giorno succesivo.

Ogni parola che sapevo

"Mia moglie arriva trafelata. Mi sembra un gigante sopra di me, un gigante buono che mi aiuterà, io sono inciampato in un buco nero del bosco ma lei mi tirerà fuori da lì. Ha gli occhi sgranati. 'Che succede? Che succede?' mi chiede. La mia risposta è chiara: 'Megpdeiigrhiaa!' le dico concitato, 'mrlaiofoourhdka uhfe giumhu'. Non si capisce niente, lei non capisce niente, nemmeno io capisco niente, parlo una lingua nuova, eppure lo so cosa voglio dire, ma un demone si è intrufolato nella mia bocca. 'Ceritturgra, mathra, titdiiiadotaio.' Sono infuriato con me, sono infuriato con lei perché non capisce. 'Stai calmo' la sento dire, ma sono alle prese con questa follia, non riesco a dire una parola, maledizione, una vera parola, mi sento imprigionato, imbavagliato, sperduto, nel buco nero del bosco non ci sono parole, le mie amatissime parole, solo versi infantili, muggiti incomprensibili, rantoli disperati." La vicenda che Andrea Vianello si è deciso a raccontare è la storia di un ictus, del suo ictus. Nel caso specifico si è trattato di un'ischemia cerebrale che ha colpito il lato sinistro del cervello, causata da una dissecazione della carotide.

Una brillante operazione d'urgenza, nonostante una gravissima complicazione sul tavolo operatorio, è riuscita a tenerlo nel mondo dei vivi, ma nulla ha potuto rispetto al danno che si era già propagato: di colpo le sue parole erano perdute. O meglio: nella sua testa si stagliavano chiare e nette come sempre, ma all'atto pratico uscivano in una confusione totale, fonemi a caso, ingarbugliate e incomprensibili. Una prospettiva terribile per chiunque, ma ancora di più per lui, che delle parole ha fatto un'identità e un mestiere, quello di giornalista televisivo.

Ogni parola che sapevo è un viaggio in un inferno molto diffuso, l'ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno. Questo libro racconta e dimostra che le parole che Vianello sapeva sono state in qualche modo tutte recuperate. Ma l'aspetto interessante, che fa della sua testimonianza una storia da leggere, è che a quelle che già sapeva Vianello ne ha aggiunte di nuove. Le parole che raccontano il calvario personale di chi scopre la sua vulnerabilità fisica, quelle che descrivono la brutta sensazione di ritrovarsi esposto in poche ore dai riflettori di un studio tv ai meandri inestricabili della sanità pubblica. Quelle che bisogna trovare per continuare a combattere ogni giorno, tutti i giorni, contro gli strascichi dell'evento subito, anche quando è stato superato. Ma pure quelle degli affetti, a volte sopite o date per scontate, e che invece possono riempire un intero vocabolario. Un libro completo, emozionante, a volte ironico, ma sempre pieno di speranza, che racconta il quotidiano ma inevitabile coraggio di chi si trova d'improvviso ad affrontare una lunga e spesso solitaria traversata del deserto. E che nonostante tutto riesce, forse, a recuperare la sua parte migliore. Io l'ictus l'ho avuto come eredità della radioterapia fatta dieci anni prima per via di un tumore delle laringe per il qual sono stato opwrato tr olte ( le principali) nel 200, nel2004 e l'ultima, nel 2011 e radioterpia nel 2012. A me pare di ricordare perfettemente tutto, di non aver perso la parola ma mi hanno riferito dopo che ero totalmente spaesato, confuso nel momno in cui cominciò la "mia via crucis"La prima stazion fu al pronto soccorso dove un gruppo di persone, medici, infermieri, barellieri, mi giravano intorno riempiendomi di domande alle quali stentavo a rispondere si per uno stato di disturbo fiino che mi aggrediva sotto forma di ansia. "Ch farmaci pende" e poi "Quanto tempo fa ha avuto la crisi" "Ha avuo altri interventi" e' allergico a qualh farmaco ?" Io icordavo di evr già rispostoa tutte queste domande. La seconda stazione fu in sala operatoria, dopo una tomografia, una ecografia ed una Ridonanza magnetics, mi ritrovai su un lettino operatorio senza nemmeno coomprendere se ero in un opedqle piuttosto che in un altro. Quando entrò l'interventista radiologo, disse he mi conosceva già ed io annuii poi mi presentò l'anestesista alla quale tentai (per via delle impossibilità di parlare) di chiedere un po' di sedstivo, tranquillante ricordo di aver chiesto del Valium che mi venne negato Poi l'interventista si lmanò per la mancata tricotomia ed io ci misi un paio di secondi a collegare ch non ero stato rasato al pube, lo avrei certo fatto se avessi potuto prevedere di passare li la serata. Così provvedette l'infermiera in modo un po' butale, devo dire. Io ero sempre più agitatoe non accettavo ciò che mi stava succedendo. poi ancora, enrò un altro infermiere che mi chiese di firmare il "Cosenso informato all'intervento" non sapevo nemmeno  che interventostavano sottoponendomi e mi rassicurò che bastava anche solo una "X" ma vhe dovevo metterla io. Fu l'unicaa cosa che mi fece sorridere un attimo. Feci preente che avvo la mano destra bloccata da un a flebo e la sinistra chera occupata dal bracciale dlle prssione. Lui mie il blocco notes molto alto davanti a me e mi dieede una penna. Io firmai alla cieca "Valentino" Quando l'interventista mi disse che la carotide era completamente occlusa e che lui non ci poteva far nulla per soniurre il rischio di una emorragia cerebrale, mi sembò ch il mondo mi cascasse addosso: ma come, sottopodto ad intervento senza la crtezza di portarlo a buon fine ? Io di interveni ne ho fatti veramente diversi ma tutti preceduti da indaini ecografiche, radiografiche, risonanze che mostravano chiaramente al chirurgo dove e come intervenire, l'intervento era letteralmente programmato, dalla prima incisione all chiusura della ferita. Questa volta no, andiamo a vedere direttemnte "come siamo messi" Non vevo capito male, mi sfilò tutti i cateteri che aveva inserito dall'inguin per arrivare in carotide, ordinò all'infrmiere di farmi una sutura compressiva ell'arteiola usata e mi salutò on un sorriso che io lessi come molto ironico. Mi   ricondixionmrono il minimo per rientrare in camera, mi slegaronno polsi , cavlglie e fronte e quindi mi trasferirono du una barella, ma io non evrei dovuto fare nulle, se non fidarmi che avrebbero fatto tutto loro, anche se a me più fi una olta è sembrato di cadere rovinosamente.Mi traferirono in sala do ossrvazione semintensiva. Reclamai perché avrei dovuo andare al bagno che era dalle 15 che ne avevo necessità ed era quasi mezzanotte. Mi dierero un pappagallo ma io non riuscivo in alcun modo a mingere e cominciai a rompere che volevo almeno essere messo seduto  a bordo letto w quando mi dissero che appena operato non potevo farlo, mi attabbiai perché, diddi, non mi hanno fatto poprio nulla ! Alla fine l'ebbi vinta e mi abbassarono la spondina da potermi liberare almno di un fastidio Non eo indispettito dalle infermiere ma dalla situazione assurda in cui mi ritrovavo Chiesi allora, se potevo avere i miei farmavi per la notte, regolermente "dichiarati" in accettazione e consegnati tra i farmaci da portare d casa ma mi vennero negati perché... dopo un intervento ... Ma quale intervento ?? si prospettav una notte didolori alle gambe e senza dormire. Ci misi veramente parecchio a prendere sonno o comque, a rassegnarmi.

 

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