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01-08-ISOLAMENTO

La bugia sull’assunzione di alcolici  sul fumare, ovviamente rigirava l'intera frittata perché anziché semplicemente ammettere o considerare una sottovalutazione dell'assistenza e della riabilitazione, si era voluto responsabilizzare me dell'intero dramma che stavo vivendo. Anche l'atteggiamento che assunsero i miei parenti cambiò proprio per l'informazione falsa che avevano ricevuto. A mia madre ed a mio padre fu negato l'accesso alla mia camera e così, giustificandolo con la necessità di tenermi riguardato, mi isolarono ancora di più.

Fabio, il primario, per me era un fantasma, non lo vedevo praticamente mai, le terapie mi erano somministrate dagli infermieri e le visite mediche, le medicazioni e tutto il resto erano fatte dai suoi assistenti. Io non avrei preteso che fosse solo lui a visitarmi ma ero cosciente, nonostante completamente inebetito dai tranquillanti, che solamente lui aveva la possibilità di interloquire con il Maestro e che solamente l'intervento del Maestro avrebbe sbloccato in maniera definitiva quella situazione di stallo in cui ero incastrato. Passavo ore ed ore nella speranza di veder comparire la sagoma del Maestro dalle vetrate semilucide delle porte d'ingresso del reparto. Quando veniva mia sorella, allora compariva, come d'incanto, il primario Fabio, sembrava avesse il "fiuto" perché arrivava dal corridoio degli ambulatori camminando alla Alberto Sordi quando, nei film, deve corteggiare una dama : leggermente chinato in avanti, con il braccio destro leggermente teso verso Mariapaola circa cinque metri prima di esserle vicino e con il suo sorriso della festa. Ovviamente passava davanti a me come se io non esistessi e soprattutto non dovessi essere l'oggetto del loro interloquire. Io avevo persino ipotizzato che avesse dato ordine al personale di corsia di avvisarlo al suo arrivo perché era troppo preciso, cronometrico. Iniziava a parlare con Mariapaola annuendo, sorridendo, spesso dicendo "ma lei dottoressa certamente capisce", le chiedeva scusa anche per cose che non centravano nulla tipo " mi scusi stavo bevendo un caffè " mentre io pensavo " potevi venire quando avevi finito di bertelo .. ma sei stupido, potessi io bermi un caffè !  ". A me la cosa non innervosiva per nulla perché ero convinto ( beata ingenuità ) che Fabio riportasse il mio reale stato clinico e non tutte le fandonie che si inventava per "farsi bello". Era sempre lui a medicarmi, a seguirmi personalmente, a mantenere i contatti col Maestro e quando parlava io mi domandavo dove riuscisse ad inventare tutte quelle barzellette. Un esempio: il referto della broncoscopia ( ovviamente l'ho acquisito dalla cartella clinica) Esame attraverso lo stoma: abbondanti secrezioni su tutto l'ambito bronchiale, si esegue lavaggio bronchiale con aspirazione per esame batteriologico, si instilla Gentalin 80mg ed Urbason 20mg; come veniva riportato: "sa, dottoressa, ho visto Valentino e mi sono accorto che aveva delle leggere secrezioni, quasi certamente perché .... fuma... allora gli ho fatto un lavaggio bronchiale ed un prelievo; adesso aspetto l'esito poi le riferirò". E così mi faceva passare per stupido perché io continuavo a sostenere che Fabio non  mi aveva proprio visitato e mia sorella mi rispondeva che, forse, me ne ero dimenticato. Io restavo veramente male perché tutte le responsabilità dell'andamento negativo del post operatorio venivano attribuite a me e solamente al mio comportamento dissennato. Ovvio che venisse approvato il criterio della terapia con la benzodiazepina. Ed era tutto fatto in questo subdolo spirito che mi faceva veramente male, riusciva a spiazzarmi anche perché non avevo la voce da poter controbattere, la cannula e tutto l'insieme non mi permettevano certo una capacità dialettica. Me che su questo Fabio ci giocasse sopra .... mi faceva morire.

Gli infermieri

C'era una strana gerarchia in quel reparto: nessuno poteva assumersi responsabilità, innanzitutto e non intendo grosse responsabilità, ovviamente, ma quelle normali operazioni alle quali un infermiere assolve, come misurare la pressione, fare un prelievo, anche solo parlarti ... Loro si attenevano alle disposizioni scritte in cartella, per tutto il resto si doveva chiedere e poi la domanda rimbalzava perché l'infermiere chiedeva alla caposala, la caposala doveva chiedere al medico, il medico al primario ed il primario, nel mio caso, doveva chiedere al Maestro quindi tra la domanda e la risposta potevano tranquillamente passare anche 3 o 4 giorni. Ma anche sulle cose più banali come ad esempio lasciarmi provare a mangiare un budino, darmi un goccio di acqua. Figuriamoci quando chiesi di riassettarmi la medicazione che avevo in fase di demolizione, la risposta era sempre "devo sentire il dottore". Avevo l'impressione che invece che infermieri fossero dei camerieri, andavano e venivano ma sempre ignorandomi, come se la mia non fosse una presenza in camera, entravano, mi cambiavano la flebo e se ne andavano. Io non parlavo e loro meno ancora.

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