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107 - Terapia di supporto

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Terapia di supporto

L'oncologa mi stava proprio antipatica, bionda, slanciata, una gran bella donna, ma arrogante, veloce in tutto, lei con il calendario davanti sul suo schermo ed io a cercare di calcolare le date della terapia, saltando sabati e domeniche e considerando febbraio marzo e aprile. Diffficile starle dietro.

Poi chiede conferma e tu resti li, non hai capito molto,ma il calendario è fatto, lo ripeterai a casa, con calma.

Mi irritano poi le persone che usano il plurale quando ti parlano della serie

"facciamo la terapia di supporto ?"

oppure

"me la faccia"

o ancora

"mi ha perso tre chili dalla scorsa settimana"

Ma se io faccio la terapia si supporto, la faccio io e per me, e non certamente per lei,  e i chili sono una perdita mia e non sua.

Nel corso degli incontri ho avuto modo di osservarla con attenzione per cercare di capire questo suo atteggiamento, da una parte distaccato e freddo,da computer, e dall'altra quasi protettivo, da mamma, ed ho avuto la sensazione che volutamente si atteggi così.

In un ambiente dove si parla solo di tumore, di infusioni, di prelievi, di terapie a volte disperate, sarebbe molto rischioso lasciarsi coinvolgere emotivamente per cui  tende a giocare i due ruoli, da una parte il medico freddo, esperto, sicuro, organizzato, e dall'altra l'atteggiamento di consigliere affettuoso ed interessato, ma lascia al paziente la decisione, lei "suggerisce" anche insistendo.

Oggi, mentre facevo la terapia, è venuta lei da me a chiedermi come andava, se ritenevo di avere beneficio da queste flebo super energetiche.

Mentire non è nel miocarattere ed ho dovuto ammettere che era effettivamente molto valida, ha sfoderato un sorriso consigliandomi caldamente di continuare.

Poi mi ha chiesto se me la sentivodiportare a termine l'intero programma, perché arrivati a questo punto, si   sarebbe potuto anche continuare solo  con il supporto e terminare chemio e radio.

Le ho chiesto cosa mi consigliava e lei ovviamente mi ha detto di concludere, sempre che io ce la faccia o me la senta.

Credo che il rapporto con questa dottoressa sia cambiato, per me: l'ho trovata "umana".

 

L'incubo delle infermiere

L'incubo delle infermiere del reparto infusioni sono io, ma non ne vado fiero: si mettono le mani nei capelli.

All'inizio era uno scherzo :

" Ha lasciato le vene a casa ? "

ma dopo aver provato per due, trei volte ad innestare la flebo, cominciavano a scusarsi, a giustificarsi che la vena era dura, si era asciugata, che la percepivano ma non riuscivano a centrarla e così via.

Una volta un'infermiera aveva tentato per cinque volte, poi si è arresa, semidisperata tanto da chiamare la collega e chiederle di riprovarci lei perché oramai si riteneva talmente coinvolta emotivamente e dispiaciuta per il disturbo che mi arrecava da non essere più serena.

Mi è molto dispiaciuto perché proprio non credo che per loro sia un divertimento  torturare un paziente e che al contrario gli capiti spesso.

E' venuta la "veterana" ed è riuscita al primo tentativo ad innestare l'ago e a far partiree la terapia, ed ho notato l'atteggiamento soddisfatto della seconda e molto più disteso della prima che è tornata da me sottolineando

Però lo ha messo in un posto impossibile"

quasi a giustificarsi che li, avrebbe saputo innestarlo anche lei ....

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