È stata una Pasqua senza precedenti quella di ieri, con l’Italia (e in generale un terzo della popolazione mondiale) chiusa in casa per le misure di contenimento dell’epidemia di coronavirus. Papa Francesco ha officiato la messa pasquale nella Basilica di San Pietro deserta. E in tutta Italia le celebrazioni sono avvenute senza fedeli.
Oggi gli italiani passeranno confinati anche Pasquetta, il giorno dell’anno in cui in condizioni normali si muovono tutti di più per gite ed escursioni. È l’ennesimo sacrificio chiesto, ma gli sforzi stanno dando i loro frutti. Ieri i morti accertati da Covid-19 sono stati 431, il dato più basso dal 19 marzo (i decessi totali salgono così a 19.899). E soprattutto per il nono giorno consecutivo sono calati i pazienti in rianimazione. È questo il numero da guardare per avere un’idea dell’evolvere dell’epidemia (morti e contagi ufficiali, come sappiamo, sono sottostimati fin dall’inizio).
E mentre in Italia le Regioni si dividono - tra loro e rispetto al governo - sulle misure da adottare, Spagna e Francia si apprestano a prolungare la chiusura della maggior parte delle attività. Una buona notizia arriva dal Regno Unito dove il premier Boris Johnson è stato dimesso (i morti nel Paese, però, sono ormai diecimila).
Coronavirus, la parola alla scienza. Oggi le edicole sono chiuse e i giornali di carta non escono.
da oggi, nell’Italia chiusa per virus? Qualcosa sì, ma non dappertutto. Oggi, infatti, è il giorno in cui iniziano le «riaperture fai da te», come titola in prima pagina il Corriere, diverse da Regione a Regione. In teoria, non è uno scandalo che sia così, perché non in tutta Italia il coronavirus ha colpito allo stesso modo (anche perché non in tutta Italia si è risposto allo stesso modo). Nella pratica, però, come scrive Fiorenza Sarzanini, «adesso appare davvero troppo presto per scegliere ognuno il proprio percorso». Nel momento in cui aumentano le pressioni per passare alla fase 2, quella della parziale riapertura (i verbi riaprire e ripartire appaiono nei titoli con frequenza sempre maggiore, dalle pagine di economia fino a quelle di sport) è essenziale capire quanto in sicurezza quella parziale riapertura potrà essere attuata. E la palese mancanza di coordinamento fra Regione e Regione e con il governo non è proprio il massimo, come garanzia.
Poi c'è il mondo del calcio
Niente tackle
Molto più facile succeda quello che, in parte, sta già capitando in Germania, perché immaginare il futuro è più facile se prendiamo spunto da chi è un passo avanti a noi: quasi tutte le squadre della Bundesliga hanno ripreso ad allenarsi, per gruppi composti da non più di sette giocatori, mantenendo un metro e mezzo di distanza sul campo di gioco, evitando i tackle. Surrogato di calcio? Sì, ma è a forza di surrogati che ci nutriremo da qui in avanti, esattamente come nella nostra vita personale quella che prima era un corso in palestra ora è una app (o un video tutorial), i pesi sono diventati le bottiglie dell’acqua, gli squat in salotto l’esercizio più praticato.

Un ritiro infinito?
In Italia le squadre di A dovrebbero tornare ad allenarsi il 4 maggio. Come? In sintesi, costruendo attorno a sé una bolla virus free dentro la quale restare protetti. Non così facile, soprattutto perché prima di ripartire bisognerà sottoporre giocatori e staff ai tamponi, magari ai test sierologici (ma gli atleti saranno una priorità del governo?) e a tutta una serie di visite mediche, naturalmente più approfondite per chi è stato positivo. Test che potrebbero essere ripetuti ogni tot giorni (e i calciatori non sono entusiasti). Una prima indicazione ci sarà mercoledì dal protocollo che uscirà dalla Figc, poi deciderà il governo. Quello che si può fare prima è sanificare i centri di allenamento. Poi per gli atleti potrebbe diventare normalità passare da una quarantena a un’altra: alcune squadre — quelle dotate anche di alloggi nei centri — stanno pensando di mantenere in un ritiro prolungato i calciatori. Ma è realistico farlo per due mesi? Non tanto.

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