In questa babele di cabine di regia

Dieci task force e una ventina di comitati regionali.

Ed una cabina di regia  Il rischio pantano nella Fase 2

Conte: “Stop indiscrezioni, decido io”
task force per la fase 2, il Comitato di esperti in materia economica e sociale

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa del 10 aprile ha annunciato che per la "fase 2" dell'emergenza legata al coronavirus, si avvarrà di un Comitato di esperti in materia economica e sociale.
1. Elisabetta CAMUSSI Professoressa di Psicologia sociale, Università degli Studi di Milano “Bicocca”
2. Roberto CINGOLANI Responsabile Innovazione tecnologica di Leonardo, già Direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)
3. Vittorio COLAO Dirigente d’azienda
4. Riccardo CRISTADORO Consigliere economico del Presidente del Consiglio - Senior Director del Dipartimento economia e statistica, Banca d’Italia
5. Giuseppe FALCO Amministratore Delegato per il Sistema Italia-Grecia-Turchia e Senior Partner & Managing Director di The Boston Consulting Group (BCG)
6. Franco FOCARETA Ricercatore di Diritto del lavoro, Università di Bologna “Alma Mater Studiorum”
7. Enrico GIOVANNINI Professore di Statistica economica, Università di Roma “Tor Vergata”
8. Giovanni GORNO TEMPINI Presidente di Cassa Depositi e Prestiti
9. Giampiero GRIFFO Coordinatore del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
10. Filomena MAGGINO Consigliera del Presidente del Consiglio per il benessere equo e sostenibile e la statistica - Professoressa di Statistica sociale, Università di Roma “La Sapienza”
11. Mariana MAZZUCATO Consigliera economica del Presidente del Consiglio - Director and Founder, Institute for Innovation and Public Purpose, University College London
12. Enrico MORETTI Professor of Economics at the University of California, Berkeley
13. Riccardo RANALLI Dottore commercialista e revisore contabile
14. Marino REGINI Professore emerito di Sociologia economica, Università Statale di Milano
15. Raffaella SADUN Professor of Business Administration, Harvard Business School
16. Stefano SIMONTACCHI Dottore Commercialista, Presidente BonelliErede e Presidente Fondazione Buzzi
17. Fabrizio STARACE Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Modena - Presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP)
18. Domenico ARCURI Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19
19. Angelo BORRELLI Capo Dipartimento Protezione Civile


L’ultima insediata si occupa di bambini: un gruppo di deputati e deputate di maggioranza sta per elaborare una serie di “proposte chiare ed organiche per la tutela complessiva dei diritti socio-educativi dei bambini”. Il tutto dovrebbe finire in un decreto di prossima approvazione. Più che legittimo: anche loro sono chiusi in casa da due mesi e di sicuro crescita ed equilibrio psicofisico non ne hanno beneficiato e tra gli stakeholder, i portatori di interessi, delle Fasi 2 e 3 sono certamente i più indifesi. Ce n’è anche un’altra all’orizzonte: sarà convocata domani, domenica, dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ed è, come ha spiegato, “l’unica vera cabina di regia, quella tra governo, regioni, enti locali, opposizioni dove arriveranno le proposte della task force di Colao e dove saranno assunte le decisioni finali”.

Le attese linee guida cui tutti noi dovremo uniformarci per tornare a vivere. E a produrre.

Boccia la chiama “la cabina anti-fai-da-te”. Rende l’idea
La babele di commissioni e taskforce
Una vera e propria babele tra Commissioni speciali, task-force, cabine di regia e comitati speciali. C’è chi ne conta quaranta tra ministeri, regioni e Protezione civile per circa un migliaio di esperti (e speriamo non tutti pagati). C’è chi ne mette in fila sette per un totale di 184 esperti. Chi ne mette in fila una trentina, una per ogni regione, quelle ministeriali e le altre nazionali per circa 240 tra colonnelli e ufficiali vari. La conta è veramente difficile. Ed è la riprova più evidente del pantano in cui l’Italia si sta muovendo per organizzare la famosa Fase 2, quella della ripartenza. Se chiuderci tutti in casa è stato tutto sommato semplice poiché gli italiani hanno responsabilmente obbedito, adesso rischiamo di impantanarci e di non trovare la via d’uscita causa affollamento di proposte.

Ieri c’è stata un’altra riunione della taskforce presieduta dall’ex ad di Vodafone Vittorio Colao. Rigorosamente in videoconferenza - anche perchè sono quasi tutti lontani da Roma e molti all’estero - i 17 esperti selezionati dal premier Conte non fanno trapelare alcunché fedeli al vincolo di riservatezza che hanno sottoscritto. Eppure da quella videoconferenze trapelano date, criteri, settori più prossimi alla ripartenza e altri più lontani. “Il 4 maggio sarà un via libera generale”, anzi no, “il 20 riparte il made in Italy”, parrucchieri e centri estetici “saranno gli ultimi”, centri sportivi dall’8 giugno, bar, ristoranti e alberghi subito attivi dal 4 maggio. Quante persone in quanti metri quadrati. Si lavorerà sette giorni su sette “facendo i turni”. E i mezzi pubblici saranno “a numero chiuso”. Persino le fasce di età avranno semaforo rosso o verde. Tutto plausibile. Nulla di certo.

La frenata del premier
Così che ieri sera una nota di palazzo Chigi ha cercato di fare ordine, per quel che è possibile. “In questi giorni e nelle ultime ore circolano numerose ipotesi, con tanto di date, sulle possibili riaperture nel Paese. In alcuni casi si tratta di ipotesi che non hanno alcun tipo di fondamento, in altri di ipotesi che sono ancora allo studio e quindi non possono essere in alcun modo considerate definitive. In questo momento il governo, coadiuvato dal comitato tecnico scientifico e dalla task force di esperti, sta lavorando per la fase Due e solo quando avrà terminato i lavori comunicherà in maniera chiara i tempi e le modalità di allentamento del lockdown, così da dare agli italiani un’informazione certa. Anticipazioni, indiscrezioni e fughe in avanti - in un momento tanto delicato - rischiano di alimentare caos e confusione. In questi momenti invece è indispensabile la collaborazione responsabile di tutti”. Parole che testimoniano come minimo la perdita di controllo della situazione. Che non è facile - lo abbiamo detto mille volte - è certamente inedita e però non è aiutata dall’attivazione di così tante commissioni e cabine di regia ciascuna che si sente legittimata a dire la sua.

Nel dettaglio
Cercando di metterle in fila, abbiamo la task force per la Ripartenza guidata da Colao: sono 17 persone, dovevano essere meno di dieci ma poi sono lievitate, entro questo fine settimana dovrebbe consegnare al presidente del Consiglio il piano con le linee guida per la Fase 2. Questa Commissione ha solo un potere di indirizzo e consultivo. Dunque, propone ma non decide. E non viene pagata. Solo rimborso spese, è specificato nel decreto istitutivo. Tra i suoi interlocutori c’è il Comitato tecnico-scientifico (Cts) che dal 30 gennaio assicura al governo tramite il commissario Borrelli, direttore della Protezione civile, la base scientifica delle decisioni politiche. Sulla carta sono 12 professori (virologi, epidemiologi etc ) che finora sono stati i veri decisori perchè l’emergenza è stata soprattutto sanitaria e il terrore ha fatto il resto. I membri del Cts sono variati (sono stati anche venti) a seconda delle fasi dell’emergenza. Da ieri è stato deciso che la pressione sanitaria è ormai “stabilizzata" (da due settimane i numeri sono in costante calo e ieri ci sono stati “solo” 355 nuovi casi), che anche il punto stampa delle 18 alla Protezione civile - dal 21 febbraio un quotidiano rito sacro - sarà ridotto a due volte alla settimana, ed è probabile che il peso di questo Comitato diventi un po’ meno predominante. Anche il ministero della Salute ha nominato la sua task force anti virus guidata dall’ex Presidente dell’Istituto superiore della Sanità Walter Ricciardi. Tra i primi ad essere nominato c’è il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri (presidente Invitalia): anche lui non viene pagato per questo incarico e comunque gestisce una struttura di circa 39 persone. Il suo compito è soprattutto di coordinamento per l’approvvigionamento di materiali sanitari (dalla mascherine alla maschere per l’ossigeno) di cui l’Italia si è trovata ed è stata fino ad una settimana fa clamorosamente sprovvista. Da registrare, per dirne una, come la struttura di Arcuri sia andata subito in conflitto con l’Agenzia delle dogane guidata da Marcello Minenna (ex assessore della Raggi in Campidoglio) per cui molte spedizioni di materiali preziosi siano comunque rimaste ostaggio di incomprensioni tra le due strutture.

Dal digital alle fakenews passando per la Scuola
Stanno lavorando da oltre un mese i 74 esperti (task force Data drive) scelti dal ministro per l’Innovazione Paola Pisano per la via digitale nella lotta al virus. La app Immuni, uno dei pilastri della ripartenza purché venga scaricata da almeno il 60% degli italiani (per questioni di gestione dati e privacy non può essere obbligatoria), è stata selezionata da questo pool di esperti. Il ministro delle Pari Opportunità Elena Bonetti ha nominato 13 consulenti nel comitato “Donne per un nuovo rinascimento”. Sono almeno un centinaio i membri della taskforce che al ministero della Pubblica Istruzione hanno assistito la ministra Azzolina nella gestione dell’insegnamento a distanza. Considerando che dalla sera alla mattina milioni di studenti si sono trovati con le scuole chiuse, possiamo dire che la missione è compiuta. L’anno scolastico è salvo. Peccato per aver rinunciato, almeno così pare, ad un ritorno anche solo di un mese per chiudere l’anno con verifiche reali e compiti scritti. Poteva essere fatto organizzando più turni di classi evitando così assembramenti eccessivi. Tra le prime a nascere anche la Commissione anti-fake news (8 consulenti) voluta dal sottosegretario all’Editoria Andrea Martella. Il Tesoro ha armato a sua volta la taskforce per la liquidità del sistema bancario: più che di un gruppo nuovo, si tratta di un tavolo permanente di tecnici tra Mef, Mise, Bankitalia, Bankitalia, Abi, Mediocredito centrale e Sace. E’ la Commissione più delicata, almeno tanto quanto quella sanitaria.

De Luca: “Io chiudo tutto”
A tutto questo vanno aggiunte le taskforce nominate in ogni regione. Guidate dai governatori sono quelle che hanno maggiormente “destabilizzato” l’azione di governo di questi 56 giorni di emergenza e 40 di lockdown. Per cui se il governatore Fontana, nonostante i numeri della Lombardia, dice che lui il 4 maggio apre tutto (dopo che fino ad una settimana fa diceva “tutto chiuso”), ieri il governatore De Luca gli ha risposto spiegando perchè, se questo dovesse accadere, lui chiuderà la sua regione, la Campania: “Qui da noi non entrerà nessuno da fuori perchè ci infettate”. Quello del Fai-da-te per la riapertura è uno scenario sempre più concreto: la Liguria con Toti ha in pratica riaperto le spiagge; in Veneto lavorano già, grazie al silenzio assenso delle prefetture (che sono Uffici del governo), il 50% delle aziende; da qualche parte c’è obbligo di mascherine, altrove no. C’è da dire che i numeri e le statistiche disegnato almeno tre Italie: al nord le zone ancora alle prese con alte percentuali di contagio; il centro che ha tenuto bene ed è sulla via della normalizzazione; il sud dove per fortuna il virus è arrivato poco e male.

Catena di comando lunga e tortuosa
E’ chiaro che in questa babele di cabine di regia, è facile perdere il filo della catena di comando che per funzionare deve invece essere chiara e senza ambiguità. Così come è stato evidente che la task force di Colao ha scatenato le gelosie dei vari ministeri che si sono sentiti commissariati/scavalcati dal manager. Prova ne è che alle riunioni da remoto, a Chigi si sono presentati i capi di gabinetto dei ministeri più coinvolti per essere siuri che non ci fossero invasioni di campo o sovrapposizioni. La motivazione ufficiale della loro presenza è stata “per offrire subito massima collaborazione”.

Secondo le ultime ricostruzioni, dovrebbe funzionare più o meno così: Colao consegnerà, entro questo fine settimana, le linee guida al Comitato scientifico, alla cabina di regia Boccia con regioni e comuni e al governo che sarà portatore anche delle indicazioni che arrivano dai singoli ministeri (e rispettive taskforce). A quel punto potranno essere chiesti ulteriori approfondimenti. Oppure no. E allora ci sarà un nuovo Dpcm con date e indicazioni.

Si dice che nelle situazioni complesse - e questa certamente lo è - è preferibile tenere la catena di comando corta. Questa è lunga e zeppa di doppioni. Risulta complesso oggi immaginare cosa succederà. Chi deciderà. Il rischio pantano è alto. E sbagliare adesso potrebbe essere fatale alla tenuta del governo.


Stampa