Mentre Gina era in ospedale, non che ici sia rimasta molti giorni, io mi sentivo un po' smarrito: chiunque incontrassi si spendeva in complimenti per il figlio, io sinceramente ero molto più preoccupato che felice, andavo ovviamente tutti i giorni a vedere il bimbo ed  trovare Gina, ma il mio pensiero era sul riscaldamento della casa : avevamo solamente una stufa a legna, di quelle con i cerchi di una volta, per scaldare l'intera casa e per noi adulti poteva anche andare bene dormire con tre coperte ed alzarci e lAavarci al freddo, ma per il piccolo questo non andava affatto bene e poi, dove avrebbe dormito Marco che la sua camera non avevo ancor fatto in tempo a finirla, come al solito, non riuscivo a vivere il momento di felicità a sentendomi caricato di troppe responsabilità, e il fasciatoio ? e questo, e l'altro ? Ero un vulcano di pensieri per capire cosa fare al rientro delle mia nuova famiglia. Per fortuna Bruno, mio suocero, aveva già pensato al riscaldamento e si era fatto regalare un antico bruciatore di olio combustibile fluido, un combustibile maledetto denso e sporco, sempre pieno di scorie che da allora e per diversi anni, mi fece impazzire. In ogni modo serviva una caldaia ed un impiantista che collegasse il tutto, per l'impianto elettrico mi sarei arrangiato io. Chiedemmo in prestito il  Ford Transit ad un amico ed andammo a prelevare la caldaia a casa di una famiglia che l'aveva da poco dismessa. Caricarla ee scaricarla furono due sfori enormi  per posizionarla poi dentro al locale caldaia ricavato nel frattempo, aspettammo l'impiantista ma ci pensò ( evidentemente anche lui molto preoccupato) mio suocero, col sollevatore del trattore agricolo. Forse era per tutta questa serie di impegni che non comprendevo i complimenti per il figlio, magri mi aspettavo quelli per l'avvio dell'impianto di riscaldamento

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