Il solito giro in macchina, andata e ritorno a casa e poi con la mia moto rientro definitivo Gina spinse in casa il passeggino e poi si stese-ovviamente - a letto. Finalmente io e lei e nostro figlio, tutti cari, tuti gentili, tutti disponibili, per carità, nulla da recriminare, anzi, ma la quiete e l'intimità della casa propria non ha prezzo ne paragone. Misi a fianco del letto, dalla parte di Gina, un supporto e tolsi la culla della carrozzina dalle ruote per sistemare - seppur provvisoria - una culla  fianco al letto. Ci stendemmo l'uno a fianco all'altra e provammo  a rilassarci. Era fatta o meglio, Gina era riuscita a diventare mamma, si perché questo tema mi accompagnò poi per tutta la vita: lei aveva già vissuto con Marco per nove mesi mentre io lo conoscevo ora e mi trovavo una spiegazione al perché essere mamma è un'altra cosa rispetto all'essere padre.  Loro si conoscevano molto bene già d molto tempo e se c'era un "terzo" non dico incomodo, quello ero io. Forse per questo mi ritrovavo molto più disinvolto nel "maneggiare" il piccolo, cambiarlo, coccolarlo, alzarlo dalla culla e tenerlo al mio fianco senza paura di  schiacciarlo era perché io non lo avevo curato con dovizia i nove mei prima, non dico che lo trattavo come se non fosse mio ma per la mamma, lui era molto più prezioso che per me, lei sapeva molto melio di me quanto le era costato, le rinunce, la dieta, smettere anche quella unica sigaretta dopo pranzo, le visite, non sempre gradevoli i dolori le nausee ed il peso del pancione che aveva portato con diligente attenzione, ovunque fosse stata richiesta la sua presenza. Io, cosa avevo fatto per quel bimbo ? Si, ero il papà, ma aveva fatto tuto Gina in realtà. Quello che potevo fare ora era di fare in modo che non ci fossero problemi. All'epoca lavoravo solo io ed il mio stipendio bastava appena per sopravvivere, senza farci mancar il necessario ma anche senza alcun extra. L'arrivo di Marco poteva porre dei problemi anche i natura economica ma sapevamo di poter contare in parte, su un supporto da parte dei neo nonni anche se, secondo loro, crearsi dei debiti non era mai una cosa positiva. Ed infatti, eravamo sempre in "rosso". Io avevo "solo" il mio vespone verde pe andare a fare le spese ma, nonostante avessi montato un portabagagli, non potevo caricare più di tanta merce. Per poter spuntare dei prezzi migliori, andavamo a fare le nostre spese  in un supermercato a Mestre, a circa quindici chilometri dalla nostra casa d'altronde non erano tanto diffusi come oggi e si potevano risparmiare diversi soldi sulla spesa fatta in supermercato e quella della bottega vicino a casa. Normalmente andavo io a fare le spese, e quando uscivo dal supermercato caricavo tutto il possibile sulla moto ed andavo a scaricare tutto a casa dei miei genitori che abitavano a meno di un chilometro e quindi pochissima strada e soprattutto periferica dove era praticamente impossibile trovare un pattuglia i polizia, poi mi facevo prestare la macchina e portavo tutto in un colpo  Tessera. A casa scaricavo la macchina, tornavo dai miei genitori, riconsegnavo l'auto  e me ne tornavo a casa con la moto scarica. Obbiettivamente era una sfaticata ma stavamo attenti anche alle mille lire

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