La rivoluzione sociale dl '68, non si concluse, ovviamente al 31 Dicembre dello stesso anno, ha rappresentato una tale rivoluzione sociale che ci vollero un decina di anni e forse non si è ancora concluso. 

Le proteste studentesche che inizialmente furono sottovalutate da stampa e politica, furono anche la miccia per accendere le proteste dei lavoratori, coloro che dal boom economico non avevano visto tornare indietro niente, né in termini di diritti, né tanto meno di adeguamenti economici. Gli operai, finalmente costituitisi in classe anch’essi, chiedevano il rinnovo dei contratti di lavoro, l’aumento dei salari, la diminuzione del numero delle ore, le pensioni, i servizi e quindi noi tudenti uscivamo in manifetazioni con gli operai. Alla Fiat di Torino tre mesi di scioperi ed agitazioni, provocarono la sospensione dei salari; la città stava per sfiorare il collasso quando nel dicembre del 1968 la fabbrica fu costretta ad accettare quasi tutte le condizioni dei sindacati. 

Il movimento operaio aveva finalmente assunto, oltre che consapevolezza e dignità, finalmente anche il potere. 

Il sessantotto per fu un momento di incredibile condivisione, forse uno dei pochi in cui gli italiani sperimentarono davvero la propria appartenenza alla nazione, pur senza rendersene conto: studenti o operai che fossero, tutti italiani, senza alcuno spazio per il regionalismo, tutta l’Italia, da Nord a Sud richiedeva con forza i propri diritti. Al di là delle valutazioni sociali o del proprio colore politico, i contestatori capirono che il mondo stava andando in un’altra direzione e seppero cavalcare l’onda che veniva dal resto del mondo con richieste che andavano ad infrangersi contro la rigidità alto borghese che, evidentemente, sperava che questo vento non soffiasse mai.  Successivamente  il movimento studentesco si trasformò in qualcosa di più politico, facendo in modo che questo perdesse tutta la sua energia spontanea, portandolo dunque al lento spegnimento, nel corso del decennio successivo. il mondo stava cambiando, dall' abbigliamento ( nacquero i negozi de "Tutto per l'operaio " dove si potevano trovare jeans, montgomery verdi (che divennero una divisa segno di appartenenza). L'eleganza era bandita tranne che non rappresentasse una forma di protesta come fu per l'abbigliamento femminile che mirava ad esprimere un nuovo modo di vivere in libertà, di dare senso alla femminilità a divenir quasi volutamente trasgressiva, la "mini" esplose importata dall'Inghilterra. A me interessava solamente poter studiare ma, spessissimo c'era sciopero oppure assmblea o, ancora, occupazione. Però, se Rossella andava fuori in manifestazione, ci andavo pure io, magari a prendermi anche le cariche della polizia Così mi giostravo tra una posizione politica e l'altra in realtà con un atteggiamento opportunista Si poteva anche studiare ma andare a scuola con un montgomery, oppure pensare di aderire solo ad alcune manifestazioni, magri quelle condivise con i lavoratori del petrolchimico anche se io sapevo che aderivo solo a quelle a cui aderiva Rossella. Questo, però, durò solo per il primo anno perché poi il mio interesse si spostò su di un'altra compagna di classe, Gina, che poi, nel 1975, divenne mia moglie.

Chiudi Form

Cosa ne pensi ??

INVIA UN TUO COMMENTO


Login Form

PRIMA