Dal secondo anno del liceo la mia vita prese un indirizzo totalmente diverso da quello i quasi tutti i miei compagni di classe. Mi resi conto che tra il correre dietro alle mie infatuazioni sentimentali e per questo poi aderire a movimenti sociali, non era proprio il motivo per cui avevo deciso di continuare gli studi dopo la terza media. Conclusi il primo anno con un risultato finale più che soddisfacente anche perché fu facile era stato sufficiente restare in classe e seguire un po' i lezioni invece di scioperare o andare in manifestazione. Decisi, quindi, di mettermi alla ricerca i un lavoro, pensavo, pr i tre mesi estivi. Non fu poi così difficile trovare da lavorare come cameriere di sala in un piccolissimo ristorante di Venezia, naturalmente senza alcun tipo di regolarizzazione tanto che quando mi ferii in servizio dovetti mentire l pronto soccorso dichiarano di essermi infortunato a casa. un piccolo taglio alla meno destra, e mi fu obbiettato ch non ero mancino e che sembrava un danno da affettatrice ... Io, in quei tre mesi in cui lavorai, pur senza alcuna esperienza, riuscii a guadagnare abbastanza da poter pensare, con un piccolo aiuto dei miei, all'acquisto del mio "Vespone 150 sprint veloce". Anche questa decisione modificò molto la mia vita: cambiai il mio modo di vedere le distanze,  si allargarono i confini ben oltre il mio quartiere ed una autonomia che allora mi pareva infinita,  poi, non costava molto come mantenimento. Andai a ritirarla in concessionario, feci fare il pieno di miscela e rientrai a casa. Mio fratello mi chiese di provarla e di andare a farsi un giretto, ed io, ovviamente risposi affermativamente. Salì con lui anche mia sorella Chiara ma dopo un'oretta, mi chiamò mio fratello al telefono per dirmi che era caduto. Mi feci spiegare bene dove si trovava, pressi la sua macchina e li raggiunsi sul luogo dell'incidente. Fortunatamente non si erano fatti male, ma la mia vespa era tutta strisciata, la pedivella della messa in moto rotta, il fanale, il manubrio. Che dire. Un vero "giretto " io non lo avevo nemmeno ancora fatto ma l'espressione costernata di mio fratello mi impedì di infierire. Rimettemmo in condizione di muoversi la vespa e rientrammo a casa, lui in macchina ed io col vespone ammaccato. Lucio, mio fratello, si asprttava che io portassi òla moto in officina a mettere a posto ed io invece volli risparmiarli l'esborso e mi comprai i pezzi da sostituire e me la aggiustai, almeno per la parte meccanica.

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