Nell'estate trascorsa tra il secondo anno ed il terzo anno, io e Gina andammo a lavorare per la stagione estiva a Jesolo, all'hotel Vina del Mar, io come cameriere di sala e lei come banconiera al bar di questo albergo  Jesolo pineta. Non pensavamo che un lavoro come stagionale sarebbe stato così faticoso. Dal giorno in cui mettemmo piede nella hall al giorno in cui ce ne tornammo a casa, non ci fu concesso un solo giorno di riposo e nemmeno un pomeriggio o una mattina. Inoltre avevamo concordato degli orari di lavoro che venivano quotidianamente superati. La giornata "tipo" cominciava alle 6,30 del mattino che ci trovavamo a fare colazione noi dl personale, pronti per le 7 che aprivano il bar e la sala per le colazioni. I clienti scendevano con calma fino  verso le 10, ora in cui noi sbarazzavamo dai coperti per colazione ed apparecchiavamo per il pranzo che era fissato alle 12,30, io potevo passare in bar a salutare Gina ma non potevo fermarmi che il bar era riservato ai clienti. Alle 12.30 arrivava l'orda di affamati, dovevamo bloccare con un manico di scopa l'accesso in sala per poi far entrare tuti insieme, sembrava persino impossibile avessero tutti così tanta fretta. Mangiavano e poi in camera a fare il riposino, e noi in sala a riordinare per la cena, almeno fino alle 17. Restava un'oretta per poter andare o a riposare um po'. oppure per andare a fare un bagno, ma mai in mezzo ai clienti, nemmeno fossimo animali. Ma anche questa fasci oraria non consentiva a me e Gina i restare un po' insieme. Questo alla "bionda". la titolare non interessava, ovviamente io però, aprii la mia prima vertenza sindacale: minacciai alla bionda  di  convincere Gina a smontare dal banco alle 22 ( dopo 16 ore di lavoro con la sola mezz'ora del pranzo,  meno che non permettesse  me di restar al bar quantomeno  farle compagnia, ma al massimo, fino alle 24 che le giornate erano lunghe anche per noi.  La giornata più lunga, in assoluto, fu il ferragosto, io, ma anche tuti gli altri, iniziammo a lavorare alle 6.30 di mattina e non smettemmo fino alle 3 di notte (del giorno dopo, quindi) l preoccupazione era che ci restavano solo 3 ore e mezza di riposo prima i riprendere per la giornata seguente; ventuno ore di file, un ammazzata. La mattina, per colazione, potevamo ovviamente scegliere tra latte, caffè, cioccolata, ma il pane era sempre quello del giorno prima benché il arrivasse dal forno all'alba. Eravamo poi obbligati a mangiare lo stesso menu dei clienti. E qui aprii la mia seconda vertenza sindacale: a noi del personale doveva essere concesso di mangiare ciò che preferivamo incluso il pane fresco la mattina e qualsiasi cibo lo chef fosse stato disposto a cucinarci, inoltre le consumazioni al bar (caffè, bibite, acqua, succhi, si per noi camerieri che per la banconiera, dovevano essere di libera consumazione, senza limitazioni (esclusi gli alcolici). La "bionda" non accettò assolutamente e anzi, tentò di imporre maggiori limitazioni, per esempio l bagno in mare del pomeriggio, che, in caso di malore, avrebbe lasciato scoperto il servizio della sera. Io le dissi che non sarebbe stata una battaglia conclusa ed a mezzogiorno arrivarono in sala i "bisonti" per mangiare e noi camerieri restammo appoggiato alla consolle di servizio con le braccia conserte, poi, ci raggiunse Gina e si posizionò l nostro fianco. La "bionda" arrivò in sala furibonda  inveendo contro di me. Io la guardai e le dissi "Lei sa cosa vogliamo... " Lei, irritatissima mi disse che questa ose non andavano fatte davanti ai clienti ed io le ribadii che ero andato a parlargliene in separata sede ma che mi aveva sottovalutato, ora, o c'era un "SI" ed i clienti sarebbero stati seriti, o c'era un "NO" ed i clienti avrebbero aspettato. il si, controvoglia, ma arrivò immediatamente. A m sembrava che le richiesta fosse solo di essere trattati come persone  non come animali o schiavi.

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