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Il primo anni del liceo fu un periodo di adattamento alla nuova realtà, ad una nuova dimensione di uomo: il vero momento di passaggio dall'infanzia alla gioventù. Venivano fuori e si esprimevano nel concreto agire, i principi etici, religiosi, sociali e politici acquisiti in famiglia e si doveva decidere se accettarli, abiurarli, controbatterli dialetticamente o subirli. La mia famiglia era di pubblica area Democratico Cristiana tanto che mio padre fu persino un attivista del partito, della Associazione Italiana Lavoratori Cristiani (ACLI), dell' AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) ed ovviamente la mia formazione era dipendente da questa inclinazione condivisa pienamente anche da mia madre. Io, però, ero in un ambiente di rivoluzione sociale, politica, culturale dove tutto e tutti venivano messi in discussione e soprattutto 'erano moltissime persone che più che colte erano indottrinate e che si rivolgevano a noi matricole e tutto quello che usciva dalle loro labbra sembrava giusto, corretto, da condividere, anche se non si capiva. C'erano gli "slogan" che imperversavano, alcuni famosi, altri meno, e la funzione degli slogan è quella anche di rinforzare "la coesione di gruppo, la chiusura verso l'esterno, il rituale complesso di resistenza e di opposizione all'integrazione sociale". Alcuni slogan che conosciamo bene "Fascisti, borghesi, ancora pochi mesi" o "Piazzale Loreto c'è ancora tanto posto" saranno intonati più tardi, non tanto come Movimento Studentesco, ma come movimenti dell'estrema sinistra. Slogan duri, minacciosi, inizialmente solo "detti" per spaventare, ma in seguito diventanti crudelmente veri per i morti che abbiamo avuto e per le morti che alcuni dei nostri hanno dato.

L'elenco degli slogan inizia con un preambolo:

BISOGNA CONTINUARE A LOTTARE
- CONTRO i baroni che vogliono tutto il potere nell'Università
- CONTRO le ingiustizie nella ripartizione del presalario
- CONTRO il disinteresse dei baroni per la situazione di disagio degli studenti fuori sede
- CONTRO la repressione attuata dai baroni nella scuola"

Seguono gli slogan veri e propri, che provo a raggruppare per tema secondo lo schema sopra indicato:

Antiautoritarismo e critica alla cultura dominante
"I baroni sono come i padroni"
"No al clientelismo e alle scelte mafiose dei baroni"
Egualitarismo
"I baroni scioperano per avere 1.000.000 al mese"
Democrazia diretta
"No alla delega si alla lotta di massa"
"Lotta di massa"
Antifascismo e difesa della democrazia (e Antimperialismo)
"Polizia baroni e fascisti uniti nella repressione"
Rovesciamento delle dittature nel mondo
"Grecia libera"
"Solidarietà agli studenti greci per la Grecia libera"
"Spagna libera"
"Cecoslovacchia libera"
Anticapitalismo
Alleanza operai e studenti contro lo sfruttamento del lavoro e delle classi subalterne
"Operai e studenti uniti nella lotta"
"Scuola al servizio dei lavoratori"
"II movimento studentesco con la classe operaia contro la repressione per il socialismo"
"Lotta di classe potere alle masse"
Diritto allo studio e lotta contro il classismo
"Diritto alle studio"
"Scuola di classe non ti vogliamo"
"Università strumento di selezione di classe"
Autonomia del sapere dalle logiche di asservimento al capitale
"Medicina al servizio del popolo"
"La scuola dei [cancellato: baroni] padroni si abbatte non si cambia"
Antirepressione
Denuncia dell’uso autoritario dei corpi repressivi dello stato contro i movimenti e i settori popolari
già visto sopra: "Polizia baroni e fascisti uniti nella repressione"
"No alla repressione"
Controinformazione
"Piccolo e nero"
"Il Piccolo si brucia e non si legge"
L'elenco si conclude con un riferimento al "maggio francese"
"Ce n'est qu'un début, continuons le combat!"

Fino alla lotta per il "6" politico perché lo studiare doveva essere diritto pubblico e non dei soli ricchi che potevano permettersi di studiare.

Ed allora, tutti in manifestazione, senza nemmeno aver capito il perché ...

Un motivo io lo trovai, in prima superiore, ma non era prettamente politico. Un giorno il professore entrò in classe con una ragazza, tale Rossella, di Milano. La ricordo come fosse oggi: vestito di maglia, bianco leggermente sopra al ginocchio, cinturone scuro in vita e dei meravigliosi capelli che si lasciavano cadere sulle spalle. Colpo di fulmine di quelli che ti stroncano.

Li era disinvolta, venne subito avvicinata dai "veri" uomini della classe e certo non aveva tempo ne voglia di occuparsi di me ma io, da buon innamorato cotto, pur di starle vicino, andavo anche in manifestazione, sarei andato da qualunque parte, con lei, avrei tradito anche i miei principi di vita, per lei. Esiste un termine in dialetto veneziano che definisce un ragazzo "perso per un amore impossibile" ed è "incocà", diciamo che la migliore e corretta traduzione è "inebetito". Ed io lo ero, al 100%.....

Io le stavo dietro, ovunque andasse, in assemblea, in manifestazione, nel Comitato Unitario di Base, sempre sperando di guadagnare qualche punto, persino a farmi caricare, in vile San Marco, dai Carabinieri, contro gli studenti a dissolvere manifestazioni non autorizzate.

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