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Stavo proprio scoprendo un mondo nuovo. Si trattava dell'esigenza di svincolarsi dai stereotipi che ci avevano trasmesso soprattutto dai{modal content="modal-content-371" width="240" height="240"} PPC{/modal}
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P.P.C. Indegna definizione acronimo di Pronti Per i Crisantemi, persone vecchie, obsolete, di idee antiquate e superate.

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 Io avevo già chiesto ed ottenuto, a casa, di farmi la camera nel magazzino dove tenevamo anche la lavatrice, una stanza molto grande, senza accesso di auto, mi ci ero trasferito col letto, scrivania ed il mio tavolo da disegno, oltre alla chitarra, giradischi e tutte le mie cose. Alberto, un amico, ottenne dai genitori di avere in gestione totale, il garage di casa sua, aveva sfrattato la macchina dei genitori (costretti a lasciarla in strada) e con noi si era impossessato di questo spazio. Col nostro aiuto venne svuotato, pulito, dipinto e persino sparsa ala cera sul pavimento di cemento. Il colore delle pareti, deciso insieme, fu il rosso, un rosso vivo, senza un sapore politico, sia chiaro, ma molto forte rispetto alle tinte rosetta, azzurrino, giallino che si usavano in casa all'epoca. L'arredamento interessava poco o niente: bastavano delle sedie da distribuire lungo le pareti ma quello che ci interessava molto erano l'impianto audio (musica ) e l'impianto luci ( per l'ambiente soft). Avevamo un {modal image="images/mangiadischi.jpg" width="480" height="480"}mangiadischi{/modal} al quale, ovviamente, avevamo collegato empiricamente tutti gli amplificatori e casse acustiche - possibili. A noi interessava musica ad alto volume ma non avevamo certo i fondi per poterci procurare strumenti professionali. L'impianto luci, ovviamente, divenne compito mio e feci un "capolavoro" di mixer luci per cui si variava (manualmente) il colore della stanza. Ovviamente le lampadine le avevo dipinte io, in immersione in soluzione di {modal youtube="Uz5GSHRtA7Q" title="TEMPERA E FIELE" width="640" height="480"}tempera con l'aggiunta di un po' di fiele{/modal}. (Mi domando dove ho trovato la ricetta .. oggi sarebbe facile ...) A noi ragazzi interessava trovarci le ragazze ed un posto dove poter stare in pace, a ballare o ad amoreggiare senza il rischio di trovarci in imbarazzo. Ero diventato di fatto, uno dei "gestori" del locale dove chi voleva, poteva anche portare da bere, ma ci si limitava sempre ad aranciate e coca cola, rarissimi gli alcolici. Come amministratore delegato, con Alberto, avevo "bisogno" di avere una "donna" cioè io ero il primo a dover avere la morosa. Mi scelsi la più brutta, secca e spettinata della compagnia, Serena, la sorella di Alberto, comproprietaria del garage e che ci sarebbe stata con chiunque pur di poter sfoggiare uno spasimante. A me - all'epoca - non interessava affatto l'aspetto affettivo dell'amore, mi bastava fare qualche esperienza, evolvermi e quando parlavo, almeno sapere di cosa parlavo. Io ero abbastanza ingenuo mentre Serena si mostrava sempre molto emancipata, ma era  una caratteristica di tutte le donne del '68, donne in emancipazione, in libertà anche sessuale, politica, sociale, lavorativa, studentesca. Un giorno Serena mi convinse a salire a casa sua, bastava uscire dalla porta del garage, prendere le scale e salire al secondo piano, ed io andai. Lei mi cominciò a baciare e toccare ovunque. Devo dire che ero molto imbarazzato ma lo restai per poco perché compresi subito come avrei dovuto muovermi .. se non fosse stato che è arrivato suo padre, mi ha cacciato di casa e se l'è presa solamente con Serena. Pensai solo che non ero il primo che il padre trovava con la figlia e che avesse capito che era su di lei più che con me, che doveva intervenire. A me, poi, non venne più riferito nulla anche se temevo sempre l'incontro con quell'uomo. Io le mie esperienze, me le ero anche fatte, ma avevo anche compreso che avevo bisogno di rapporti più genuini, basati sui dialoghi, sui confronti, sulle ipotesi sulle domande senza risposta e poi, se capitava di prendersi una pausa, ce la si poteva godere in santa pace ma, come disse molto dopo Venditti, non c'è sesso senza amore. Ciò che mi fece veramente chiudere con l'esperienza del "buco rosso" fu un episodio di eccesso. Dopo un litigio con i miei genitori per poter andare ad una festa li, nella domenica pomeriggio, ottenni in modo forzato l'autorizzazione a muovermi. Era oramai tardi, quasi le 17, ma con la mia bicicletta ci misi veramente poco. Quando arrivai al Club, trovai un clima di eccitazione mista a paura, strilli e tante persone che andavano e venivano dal club all'appartamento di Serena. Salii anch'io, conoscevo la strada, ma con mia grande sorpresa trovai il fratello, Alberto, riverso dentro la vasca da bagno con un paio di persone che gli mandavano acqua fredda sulla testa, un'altro arrivava con un uovo crudo e tutti conoscevano il modo per arginare quell'evento che bisognava nascondere a tutti i costi. Io "buttai l'occhio" in un angolo del club, dopo che ero sceso e vidi in un angolo un laccio emostatico ed una siringa. Io non ebbi il minimo dubbio: li raccolsi e corsi a casa, da mio padre e mia madre a chiedere aiuto. Immediatamente si mossero in auto, caricarono Alberto ed andammo al Pronto soccorso. Qui gli fecero delle analisi e dopo tre o quattro  ore lo dimisero con il "beneficio" della non menzione ma rimproverando i miei genitori per la poca attenzione messa nel figlio. I miei accusarono la botta senza troppe storie, l'importante era non etichettare il ragazzo. Più tardi lo riaccompagnammo a casa mentre tutti se ne erano andati. Il giorno seguente vennero a trovarci i genitori di Alberto e, con mia infinita sorpresa, erano arrabbiatissimi con me e con i miei per aver soccorso Alberto adducendo come motivazione che ci saremmo intromessi nella loro vita familiare. L'aggressività dei due ed il dolore dei miei, mi fecero abbandonare, da quella stessa sera il club e tutti gli amici che ne derivavano.

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