La cosa non mi preoccupava assolutamente perché si trattava semplicemente di farmi certificare delle cose che erano già state scritte in forma diversa ma che erano solamente da confermare senza alcun bisogno di trovare medici compiacenti ma semplicemente coerenti con le loro diagnosi.

E così ho avviato le procedure per la richiesta di invalidità civile, circa sette anni dopo essere stato operato di tumore.

La procedura è stata semplicissima, raccolti i documenti degli specialisti il mio medico di base ha compilato un modulo dove riassumeva le mie patologie ed io presentavo gli allegati consegnando tutto al patronato che si sarebbe occupato di inoltrare e di farmi sapere. L'ho fatto, sia per la possibilità di avere un contributo economico, ma soprattutto per la questione della identificazione da parte dell'INPS perché ero convintissimo che la patologia neurologica sarebbe progredita, non mi aspettavo che progredisse anche quella tumorale, ma questa è un'altra storia.

La pratica era avviata e mi rasserenava molto l'idea che avevo presentato documentazioni assolutamente vere, corrispondenti alle patologie, che non avevo spinto per nessuna forzatura o strumentalizzazione. Si trattava adesso di attendere la chiamata per la visita medica del medico legale del' INPS ed al massimo poteva dirmi che non avevo diritto a nulla, ma non certo che era una richiesta da falso invalido. Ma questo era il mio modo di riuscire a scacciare il pensiero della resa. Quando lo vedi scritto nero su bianco che ti viene riconosciuta una invalidità civile pari al 100 %, dal punto di vista "civile" e con una capacità  lavorativa ridotta dell' 85%, perdi la percezione di te stesso, ti percepisci finito, archiviato, un di quelle  persone "da ricordare".

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