Finalmente terminato l'intervento, ero sfinito. non avevo dovuto sopportare dolori particolari ma l'intervento era  stato lungo e soprattutto inutile. Già in dla operatoria mi avevano avvisato che il rischio di una emorragia cerebrale era troppo elevato per poter procedere a liberare l carotide e ripristinare le circolazione cerebrale regolare e normale.

n reparto mi avevano sistemato su un letto monitorato a distanza, ero collegato attraverso cavi e sensori, cuore, pressione, ossigenazione e quindi una condizione che conoscevo benissimo. le infermiere erano due, una bionda appena più giovane di me e l'altra nera (di pelle, non di capelli) Erno entrambe molto gentili ma la bionda sembrava decisamente più "alla mano" mentre l nera era più formale. Ad un certo punto la bionda mi chiese se ero in difficoltà con la pancia perché le avevano segnalato la mia pancia molto gonfia e turgida. Lo sapvo bene perché erano oramai mesi che mi facevo vedere da un gastroenterologo m senza una soluzione: con l'intervento alla gola avevo dovuro modificare il mio modo di deglutire m così ingerivo troppa aria assieme al cibo. l proposta di intervenire per dare sollievo mi allettava molto solo che non immaginavo che mi facesse ruotare di novanta gradi  che mi inserisse semplicemente un sondino nell'intestino per cui, preso alla sprovvista, ebbi pure una butta reazione di stizza. Quello che desideravo realmente era qualcosa da bere e di potermi fare un po' di toilette alla protesi fonatoria. Tra la sala operatoria ed il reparto, l'aria era talmente secca ch non eiuico ad emettere un suono. Ero "partito" ieri da casa, senza un cambio, senza ciabatte, senza nulla ocoaì mi misi in pace pensando che nel pomeriggio sarebbe venuta Milli, mia moglie. Io ioll telefono lo avevo con me ma non lo posso usare perché sono sostanzialmente muto, non dalla nascita, ma da dopo l'intervento per il cancro alla gola. Sapevo bene che fiché restavo in quella stanza di quel reparto, avrei avuto i movimenti limitati. Altro pensiero che mi preoccupava wra il cibo, paradossale, mi dicevo, ma come spiegare che ho anche una stenosi esofagea per cui non riesco a deglutire normalmente e che se capita, mi blocco col boccone in gola ed allora devo assolutamente andare al bagno. Ancora confidavo sull'aiuto di Milli del pomeriggio ma tutto venne accelerato dall'arrivo del pranzo. Penne al ragù di carne. Che ero vegetariano iuscii anche a farmi capire, ma per la stenosi non ci fu sistema, nemmeno col mimo. Dopo diverse peripezie, arrivarono anche le penne al burro, fredde e quindi difficilissime da ingoiare. Una pennetta alla volta, forse va giù. Macché, al terzo boccone si blocca tutto, resto con una pennetta in gola e la bocca piena. Chiamarono un infermiere esterno che mi sollevò quasi di peso e mi condusse al bagno. Qui cominciai con le mie strane manovre per liberare l'esofago ed ammetto chw, per uno che non mi conosce potevano apparire di enorme difficoltà mentre per me era quasi un routine. Finito tutto, l'infermiere, riaccompagnandomi a letto mi disse " se fai così non ti porto più da mangiare " Lo guardai e cercai di rispondergli " di qualcosa dobbiamo morire, ma non di fame"

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