Write a comment

Organista  dilettante  e  avventuroso

L'ultima cosa che avrei sognato da bambino era quella di poter "fare musica": suonare uno strumento musicale, far parte di una banda, di un coro. . .

Ed invece alcune circostanze imprevedibili e fortunate mi incoraggiarono a seguire un consiglio di una insegnante di musica: mi disse di provare a suonare l'organo nella mia chiesa parrocchiale per accompagnare i canti religiosi, la messa gregoriana, e per insegnare agli amici a cantare in modo guidato, corretto.

Accettai l'invito, mi impegnai con tutta l'anima prima per imparare a leggere le note musicali e poi per eseguire un testo scritto per autodidatti di buona volontà.

In relativo breve tempo ho capito e imparato e rispettare i ritmi, ed eseguire qualche breve canto semplice, ad osare di accompagnare i "cantori parrocchiali" in chiesa.

Molte volte sudavo per la fatica, mi agitavo per le difficoltà che incontravo, mi interrogavo se era  proprio il caso di osare tanto. . !

Col tempo presi un po’ di confidenza con la tastiera, mi abituai a usare certi movimenti con la testa e con gli occhi per tenere in linea i cantori principianti come me.

Certamente se oggi assistessi a quelle esecuzioni mi vergognerei per aver osato troppo, per aver mostrato un alto livello di incoscienza.

Tuttavia per diversi anni continuai ad acquisire più sicurezza e un po’ di scioltezza con i tasti dell'organo e finii per diventare accettabile come autodidatta di buona volontà.

Nell' arco di una ventina d' anni ho suonato, sempre da dilettante e in modo approssimativo, in diverse occasioni e in diverse chiese.

Una circostanza particolare mi è stata offerta quando mi hanno affidato il compito di educare circa ottanta ragazzi dai sette ai quattordici anni di un istituto religioso che si occupava dei minori che non avevano una vera famiglia.

Ormai mi ero convinto di poter fare "qualcosa di semplice” ma di importanza sicura.

Riuscimmo anche ad essere applauditi per lo slancio con cui il gruppo dei miei ragazzi aveva cantato e l'impegno e la disciplina manifestata. In questa occasione ho visto un monsignore con le lacrime agli occhi dopo aver ascoltato "Va pensiero" di Giuseppe Verdi, perché i ragazzi sono stati bravissimi.

Ad un certo momento ho "smesso” di suonare l'organo, perché i miei impegni professionali non mi lasciavano più spazio per la musica "suonata", ed anche perché col tempo sono giunti "organisti più preparati”, usciti dal conservatorio musicale e quindi più adeguati ai nuovi tempi.

Anche la chiesa aveva mutato i canti per aprirsi a nuove forme di musica religiosa.

Oggi ascolto con grande piacere "la musica che viene suonata in chiesa” da persone qualificate.

Mi è rimasta una particolare, intensa emozione nell'ascolto radiofonico e televisivo di canti "antichi" e di brani organistici.

La musica resta con me come fattore che mi aiuta a vivere momenti nostalgici, ma anche come parte della personale storia più significativa.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

config
I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta