Write a comment

Da  maestro  ad  impiegato

Un maestro era considerato, circa settanta anni fa, quasi un sacerdote, un educatore esemplare, un esempio da imitare.

Fare il maestro era, quindi, una missione più che una professione o un mestiere.

Nei miei ricordi infantili e giovanili il maestro era come un medico, un sacerdote: persone che avevano scelto di dedicare la loro vita al bene di tutti.

Ad essi i ragazzi ed i giovani dovevano obbedire e ad essi dovevano il massimo rispetto.

Obbedire era una virtù da acquisire, essere disciplinati era considerato sempre necessario, ascoltare ciò che diceva il maestro era un impegno costante.

Di fronte ai miei maestri, tra il 1930 è il 1935, ero intimidito, imbarazzato, perché li ritenevo i dispensatori della verità, della buona educazione e modello per tutti gli scolari.

Quando sono diventato anch'io un maestro, mi è parso di aver raggiunto il massimo dei risultati possibili per me: ero un educatore!

Per diversi anni, infatti, ho cercato di interpretare il ruolo di pubblico educatore e mi sono impegnato ad essere un esempio credibile più che una persona che "sa molte cose"!

Nel 1974, con i Decreti Delegati, tutto il personale della scuola, i genitori, i non docenti, sono stati autorizzati e sollecitati a discutere tutti i problemi della scuola stessa.

E' stata una vera e propria rivoluzione che ha ridisegnato il compito del maestro, che non era più un esempio per gli alunni, ma che doveva trattare con tutti gli interessati i vari problemi per prendere delle adeguate decisioni.

Si è diffuso il gusto di contestare chi era in cattedra, il diritto di genitori e alunni di ribellarsi se i docenti non erano considerati adeguati al compito assegnato dallo Stato.

I docenti sono stati obbligati a concordare la scelta dei programmi, dei metodi, dei testi scolastici, con genitori e studenti.

E' cresciuta la capacità di dialogare a scuola e ciò ha favorito la presa di coscienza da parte di tutti che l'istruzione e l'educazione sono un problema non solo dei docenti, ma anche e soprattutto, della famiglia, dei comuni, dei sindacati.

Col tempo genitori, docenti e studenti hanno ridimensionato il loro ruolo ed hanno imparato ad assumersi le proprie responsabilità, non delegabili ad altri.

Naturalmente la scuola è stata ancora un luogo di discussioni, a volte di contrapposizioni.

Così il maestro si è trasformato in un esperto di "cose scolastiche", ma non gode più dell'esclusività dell'educazione dei ragazzi.

Guardando i fatti a distanza di tanti anni, ritengo che essere considerati più impiegati che educatori è da considerare un "Segno dei tempi", che può tuttavia spingere anche alla "deresponsabilizzazione" almeno in parte.

Il docente che ai "miei tempi" si considerava un educatore, oggi si considera un operatore dello Stato a favore dei cittadini, piccoli e adulti.

Posso dire che non mi sono mai liberato dalla convinzione di dover essere maestro al massimo livello possibile, anche dopo i decreti delegati del 1974.

Ciò non toglie che l'insegnante possa e debba svolgere pure il ruolo di operatore sociale, culturale, di impiegato dello Stato.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

config
I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta