Write a comment

LO SGOMENTO... ALL'IMPROVVISO
Mancavano tre giorni a Natale, ed era stato piuttosto freddo, per questo non restai tanto impressionata quel mattino nel vedere che Betty, la mia cagnolina di quasi 13 anni, tremava, guardandomi con gli occhi socchiusi.
Non toccò cibo per tutto il giorno; pazienza, avrebbe mangiato la sera, pensai. Ma quella sera Betty cominciò ad ansimare, emettendo un rantolino che non faceva presagire nulla di buono. Preoccupata, pensai che il giorno dopo l'avrei portata dalla dottoressa che la conosceva fin da cucciola. Sicuramente mi avrebbe rassicurata, come sempre ed io sarei tornata a casa con la mia gioia tra le braccia.
Dopo una notte non proprio serena mi levai e nell'andare in cucina per preparare il caffè notai che il mio braccio destro restava leggermente sollevato su una parte un po' dolente. Immediatamente la mano sinistra toccò quella parte. Un tuffo al cuore.

Qualcosa, simile ad un fuso di pollo sdraiato giaceva nel mio seno destro, tranquillo come se quello fosse da sempre il suo habitat naturale.
Che assurdità! Fino alla sera prima non c'era niente ed ora questo impiccio, questo pensiero in più.
Mentre facevo la doccia mi guardai: su quel fuso c'era un grosso livido e al di sotto un diffuso rossore. Lo feci vedere a mio marito che mi ricordò le posizioni assurde che assumevo nell'addormentarmi in ogni dove, quindi quella era chiaramente una botta che avevo preso, non poteva essere altro.
La risposta mi rassicurò perché era quella che volevo sentire per non pensare oltre.
Non potevo, non in quel momento... in realtà non volevo, pensando di poter prendere tempo.

Fui la prima ad arrivare all'ambulatorio.
Non c'era nessuno ad attendere... strano, ma era l'antivigilia di Natale ed altri, forse, avevano altro da fare, io no. Io avevo bisogno di risposte che calmassero la mia ansia crescente. Purtroppo non fu così, quel mattino iniziò un intrecciarsi di situazioni, di eventi che portarono a ciò che avrei vissuto e all'evoluzione del mio essere persona.
La dottoressa rilevò del liquido nei polmoni di Betty e bisognava eliminarlo al più presto, perciò le somministrò del diuretico, sperando che la situazione rientrasse e potesse così iniziare una terapia adeguata.

L'esito non fu quello sperato, anzi tutto sembrò mettersi in modo da precipitare velocemente potendo fare poco o niente in un'atmosfera che strideva con quella gioiosa, di festa del periodo natalizio.

Furono giorni molto brutti; mi dedicavo a Betty e ogni tanto la mia mano sinistra andava a toccare il seno destro, a controllare quello che da un fuso era diventato un bozzo più piccolo in verità, ma dai contorni meno definiti e dalla consistenza più compatta e callosa. Il livido era scomparso, quindi tra un po' sarei "guarita", pensai.
Non so perché, ma ad un certo punto nella mia mente si era strutturato uno schema: se il mio "bozzo" fosse scomparso Betty sarebbe guarita e di rimando se Betty fosse guarita anche il mio bozzo sarebbe sparito.

Questa logica assurda metabolizzata dal mio cervello mi aiutò ad andare avanti in quel periodo, a partecipare nonostante tutto ai tradizionali pranzi di famiglia, allo scambio di regali, di auguri e così via. Ma la mia era una serenità forzata la cui vera natura traspariva ogni volta che mi guardavo allo specchio. I miei lineamenti erano sempre più tirati e gli occhi, costantemente lucidi, assumevano un'espressione sempre più tra l' incredulo e l' impaurito.
Cominciarono così ad accorgersene anche gli altri.

You must login to post a comment.
Loading comment... The comment will be refreshed after 00:00.

Be the first to comment.

You are not authorised to post comments.

Comments powered by CComment

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok Rifiuta