A chi è insoddisfatto in famiglia, o sul lavoro, chi ha perso momentaneamente la speranza di risalire la china, chi, in definitiva, per una ragione o per l'altra, cerca la propria strada e sa che è giunto il momento di partire.

"Alzati e cammina" propone delle riflessioni e delle suggestioni per trovarsi pronti in quel momento: disfarsi di oggetti che non possono trovare spazio nel nuovo zaino, disfarsi delle abitudini superflue, del lavoro in cui non ci sentiamo realizzati, delle persone che ci trasciniamo accanto solo per paura di rimanere soli.

Impariamo camminare sotto la pioggia con serenità, camminare per andare a trovare una persona cara che non vediamo da tempo, aprire la porta di casa all'altro senza timore, perché non esiste viandante senza ospitante, e viceversa.

L'insoddisfazione ha a che fare con quel senso di vuoto che si prova anche quando apparentemente si ha tutto; pare si tratti di un “male” della società moderna e che un tempo, i nostri nonni, pur avendo molto meno sapessero maggiormente apprezzare le cose.
Purtroppo in questa epoca in cui tutto è “smart” non si riesce più a godere delle situazioni e degli obiettivi che si raggiungono, perché immediatamente si guarda al futuro o a coloro che invece hanno di più: una macchina più potente, uno stipendio più alto, una donna o un uomo più bello e più ricco, un figlio più bravo a scuola. Un amico più efficiente, più fortunato e quindi migliore di te.

Ogni cosa pare diventi motivo di insoddisfazione e frustrazione e alcune persone non sono in grado di gioire per i propri successi e per i risultati raggiunti, ma al contrario passano la vita a lamentarsi.

Dove nasce questo stato emotivo?
Ma perché qualcuno riesce ad essere felice con poco e qualcun altro, invece, non è mai contento nonostante abbia molto. 

Si raggiunge la felicità quando la “vita proiettata” e la “vita effettiva” coincidono, cioè quando c’è una corrispondenza tra ciò che desideriamo essere e ciò che siamo in realtà.

Se ci chiediamo in cosa consista lo stato ideale spirituale denominato felicità, troveremo facilmente una prima risposta: la felicità è trovare qualcosa che ci soddisfi pienamente. 


Ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c’era una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che aveva cinque portici. Sotto questi portici giaceva un BETESDAgran numero d’infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici
, i quali aspettavano l’agitarsi dell’acqua; perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l’acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito.
Là c’era un uomo che da trentotto anni era infermo. Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»
L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».
Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».
In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare. Io pensa che per quell'uomo, sia stato un momento di grande felicità anche se aveva solo riconquistato una semplicissima e banale normalità

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